Agostino, l’inquietudine che ci abita: un cuore in cammino verso Dio

Scritto il 28/08/2025
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Agostino (Tagaste 354/Ippona 430) presenta se stesso ed ogni uomo come viator, pellegrino di speranza, che si muove verso Dio, non con un movimento fisico dei piedi, ma con gli affetti del cuore e una retta condotta di vita. E in questo cammino del cuore, Cristo si fa via; il Cristo umile, che si abbassa fino alla morte in croce per innalzare noi alle altezze di Dio. E chi ci solleva a Lui è lo Spirito Santo, che riversa nel nostro intimo l’amore sovrabbondante con cui possiamo amarci gli uni gli altri e vivere nella Chiesa unanimi e concordi.

Agostino ha impiegato ogni sforzo umano e intellettuale nella ricerca della verità, che è ricerca di felicità e di bellezza, il bene prezioso da desiderare e possedere stabilmente.

Pur attraversando i sentieri dell’errore e del peccato, egli non ha mai smesso di percepire interiormente l’ansia e la passione per la verità. Ed ha trovato la pace soltanto quando ha compreso che Dio è la somma Verità per l’uomo: “Tu sei grande, o Signore, e molto degno di lode… Tu ci hai fatti per te ed è inquieto il nostro cuore finché non riposa in te” (conf. I, 1.1).

Niente può saziare la sete dell’uomo se non Dio: “Ogni ricchezza che non sia il mio Dio, è povertà” (XIII, 8.9). L’uomo, quando scopre in sé la presenza di Dio, trova anche la bussola per orientare la sua vita: “Dio mio, io non sarei se non fossi in Te” (I, 2,2). Egli ha finalmente trovato sazietà, contentezza, pace quando il suo amore ha scoperto Dio e ha potuto abbracciarlo, sentirlo, gustarlo fino al punto da provare rammarico per ogni minuto trascorso senza Dio: “Tardi ti amai, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai” (X, 27.38).

A Dio non si arriva senza conoscere l’umiltà di Gesù Cristo. Il vescovo di Ippona svela di aver succhiato il nome di Gesù Salvatore direttamente dal seno della madre Monica e di averlo conservato come una memoria alla quale aggrapparsi anche quando ha abbandonato la fede cattolica e la Chiesa.

Dopo aver consumato le esperienze più varie – le illusioni dell’orgoglio e della vanità, i piaceri della carne, le discussioni religiose e filosofiche del suo tempo, i conflitti interiori di un cuore sempre in ricerca – Agostino riconoscerà solo in Cristo “una maggiore stabilità” (VIII, 1.1). E nel giardino di Milano, nell’anno 386, si completerà il suo lungo percorso di conversione, quando accoglierà senza più riserve Cristo umile come modello di vita e vorrà identificarsi pienamente con Lui.

Dall’umiltà di Cristo Agostino deriverà il titolo di “servo di Dio”, con il quale vorrà essere ricordato per tutta la vita. Il servizio alla Chiesa diverrà il suo assillo costante da vescovo e si espliciterà nel difendere l’unità della “Cattolica” contro ogni scisma e fazione separatista; nell’illustrare le verità di fede attraverso un’intensa opera di predicazione e letteraria; nel difendere la pace e il bene sociale; nell’amministrare i sacramenti ed educare alla fede i suoi fedeli; nel formare la coscienza dei cristiani sulla base della Scrittura; nel diffondere l’esperienza monastica, fondata sull’amicizia e sull’intento di ricercare Dio in unità di mente e di cuore, protesi verso Dio.

(*) rettore della basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio e priore della Comunità agostiniana a Roma

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