Divieto smartphone a scuola. Affinati: “Approccio sbagliato rispetto alla rivoluzione digitale in atto”

Scritto il 29/08/2025
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“Il cellulare può essere motivo di distrazione oppure un formidabile strumento didattico: dipende da come lo usiamo”. Eraldo Affinati, scrittore e insegnante di italiano e storia, ha le idee chiare in merito alle nuove disposizioni del ministero della Pubblica Istruzione che dal prossimo anno scolastico 2025/26, vietano l’utilizzo degli smartphone in tutte le scuole, comprese le scuole superiori, una misura resa ufficiale da una circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito che estende una regola già in vigore per l’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado. Fondatore insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, delle scuole di italiano per migranti, Affinati ritiene che senza una solida alleanza tra corpo docente e studenti qualsiasi provvedimento fatica a radicarsi e a dare i frutti sperati. Abbiamo raccolto le sue considerazioni.

Secondo le disposizioni ministeriali, dal nuovo anno scolastico che sta per iniziare sarà vietato l’utilizzo dello smartphone in classe, anche negli istituti secondari di secondo grado. Come valuta il provvedimento: utile ma, soprattutto in un’era invasa dai cellulari, applicabile?

Credo che vietare l’uso dei cellulari in tutte le aule scolastiche italiane corrisponda a un approccio sbagliato rispetto alla rivoluzione digitale che stiamo vivendo. L’attenzione dei ragazzi a scuola non si ottiene mediante imposizione precettista, bensì scoprendo gli ingaggi della valutazione. Tutti i docenti sanno bene che senza una reciproca fiducia fra chi insegna e chi apprende non si ottiene niente. Il cellulare può essere motivo di distrazione oppure un formidabile strumento didattico: dipende da come lo usiamo. Per disporne in modo conoscitivo bisogna prima costruire una relazione umana significativa fra professori e studenti.

La responsabilità cade sugli istituti scolastici. A suo avviso saranno capaci, sia le strutture sia il personale, peraltro anch’esso oggi dipendente da smartphone e telefonini, a rendere operative le indicazioni del ministero?

Ogni scuola è un mondo, trattare tutti alla stessa maniera con un provvedimento dall’alto può risultare un ostacolo in più da affrontare, fra i tanti già presenti nella scena pedagogica.

Radicalizzare il confronto fra adulti e adolescenti non sempre ci aiuta a superare il fuoco della controversia.

In che modo, quindi, sia la scuola sia la famiglia possono collaborare per facilitare l’applicazione delle nuove norme?

Per ritrovare la perduta alleanza virtuosa tra famiglie e scuola, una delle ferite più gravi dell’istruzione italiana, non si può agire per decreto. C’è bisogno di un lavoro formativo capillare. Oggi la scuola è chiamata a ripristinare le gerarchie di valore all’interno della Rete. Dobbiamo indicare ai ragazzi ciò che è importante e ciò che non lo è. L’informazione è solo un primo grado della conoscenza.

Anche le scuole per migranti “Penny Wirton” saranno chiamate a confrontarsi con il provvedimento ministeriale…

Nelle scuole Penny Wirton, 65 postazioni didattiche per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti, i cellulari sono preziosi, non solo per il traduttore automatico. Sono proprio gli studenti italiani che noi, grazie ai Pcto, formiamo come piccoli docenti dei loro coetanei immigrati, a dimostrarcelo. Vedere l’uso che Giulia, una liceale romana, fa del suo smartphone per insegnare i verbi ad Aminatah, nigeriana, mi ha fatto capire quanto, questo provvedimento ministeriale, rischia di essere anacronistico.

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