Venezia82: Park Chan-wook e Valérie Donzelli raccontano la precarietà. A Stéphane Brizé il Premio Bresson

Scritto il 29/08/2025
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Terzo giorno a Venezia82, e il tema del lavoro che non c’è entra a gamba tesa nel Concorso. Anzitutto il regista sudcoreano Park Chan-wook con “No Other Choice” mette in scena, in chiave tragicomica, la vertigine in cui cade un caporeparto di una cartiera, che rimasto senza lavoro medita di uccidere i suoi rivali nei colloqui di assunzione pur di far riguadagnare lo status socio-economico alla sua famiglia. Ottima la prova del protagonista Lee Byung-hun. La regista francese Valérie Donzelli firma “À pied d’œuvre” (“At Work”), opera in cui pedina l’affanno di un quarantenne che si divide tra lavori saltuari a chiamata e l’amore per la scrittura; una riflessione sullo scivolamento nella povertà di ampie fasce della popolazione nel cuore dell’Europa, tra sogni professionali e un sostentamento sempre più difficile. Infine, una delle voci più interessanti del cinema contemporaneo nel raccontare gli affanni dei lavoratori è il francese Stéphane Brizé, membro della Giuria di Venezia82, che ha ricevuto il prestigioso Premio “Robert Bresson” della Fondazione Ente dello Spettacolo assegnato in collaborazione con la Santa Sede. A consegnarlo mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei.

“No Other Choice” – Concorso Venezia82
Il regista sudcoreano Park Chan-wook (autore per la trilogia sulla vendetta tra cui “Old Boy” del 2003) arriva in gara alla Mostra del Cinema con un titolo di grande impatto: “Eojjeol suga eopda” (“No Other Choice”), che esplora il dramma della perdita del lavoro oggi, tra pesanti tagli alle risorse umane e un sempre maggiore protagonismo di macchine e intelligenza artificiale. Scritto dallo stesso Park Chan-wook insieme a Lee Kyoung-mi, Don McKellar e Jahye Lee, il film è interpretato in maniera incisiva da Lee Byung-hun e Son Yej-in. In uscirà nei cinema italiani a gennaio 2026 con Lucky Red.

La storia. Sudcorea oggi, You Man-su è un caporeparto nel settore della produzione della carta. Dopo l’acquisto degli statunitensi dello stabilimento, si ritrova all’improvviso senza lavoro, tra i dipendenti in esubero. La sua economia e serenità familiare crollano drammaticamente. Non accettando di perdere tutto, in primis per i figli, dopo aver atteso oltre un anno tra domande e colloqui di lavoro andati a vuoto, You Man-su ordisce un piano disperato e perverso: fa un elenco dei possibili competitor nel settore della carta che potrebbero minare la sua possibile riassunzione e prova ad eliminarli uno a uno. Deve rimanere il solo candidato…

Park Chan-wook dirige un film di grande impatto, che coniuga commedia e dramma, follia e grottesco. Nel tracciare la parabola di un lavoratore che precipita nella vertigine della povertà, costretto a ipotecare casa, macchina e rivedere pesantemente al ribasso il bilancio familiare. La sua serenità vira nell’incubo. Disperato, fragile, con un passato da ex alcolista, innamorato del suo lavoro nella cartiera, You Man-su arriva a pensare che l’omicidio dei suoi rivali nei colloqui di assunzione possa essere la sola via per ritornare in auge: la via del “riscatto”. Impacciato, insicuro, assalito dai sensi di colpa, si misura con i confini del Male, pronto a valicarli pur di salvare il salvabile. A complicare le cose però l’arrivo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, che fagocitano ulteriormente posti di lavoro, dunque le sue possibilità.

Segnato da una lunghezza un po’ eccessiva, “No Other Choice” si rivela un film duro e potente, che attraverso il grottesco, la commedia nera, squaderna suggestioni interessanti e pungenti sul mondo del lavoro, sempre più segnato da competizione, esasperazione e minacce da ogni fronte, tra cui quelle (le più pericolose) tecnologiche. Un film acuto e sfidante, che si prenota un posto nel palmares finale. Complesso, problematico, per dibattiti.

“À pied d’œuvre. At Work” – Concorso, Venezia82
La regista francese Valérie Donzelli (tra i suoi titoli più noti “La guerra è dichiarata”, 2011) partecipa in Concorso a Venezia82 con un titolo di stringente attualità. La caduta in povertà di un quarantenne separato, che prova a inseguire i sogni professionali di gioventù – lavorare come scrittore – ma si scontra con un mercato del lavoro saturo, spietato e selettivo, che lascia ben poco spazio a chi cerca di rimettersi in partita con la vita. Protagonista il dolente Bastien Bouillon. Nel cast anche la stessa Donzelli e Virginie Ledoyen.

La storia. Parigi oggi, un quarantenne ex fotografo è costretto a iscriversi alle piattaforme che trovano lavori online pur di sbarcare il lunario. Sua moglie, ormai ex, e i due figli maggiorenni vivono in Canada. Lui insiste nel voler perseguire il sogno di diventare scrittore, avendo all’attivo già tre romanzi, che però non vendono; accetta lavori semplici, di riparazione domestica o da autista non ufficiale, pur di guadagnare qualcosa. Le chiamate arrivano, ma la paga è da miseria e la competizione sempre più agguerrita…

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“À pied d’œuvre – sottolinea la regista – è il ritratto di un uomo che si lascia alle spalle una vita agiata per dedicarsi alla scrittura, scivolando infine nella precarietà. Questa scelta radicale e profondamente personale mi ha molto toccata. Volevo rimanere fedele all’onestà del suo percorso, alla sua semplicità e disciplina”. La Donzelli dirige un’opera che da un lato affronta il valore della scrittura, dell’arte, e il bisogno di potersi giocare nella realizzazione delle proprie ambizioni professionali; dall’altro fotografa l’erosione socio-economica di un’ampia fetta della popolazione in Francia, che scivola rapidamente nella povertà, perché i salari sono sempre più bassi e il costo della vita morde il fianco senza tregua. Il protagonista, che Bouillon cesella con convinzione e delicatezza, non si arrende e accetta qualsiasi lavoro, qualsiasi paga, pur di poter sopravvivere e avere tempo di mettersi alla tastiera del computer. Un film acuto, dalla sceneggiatura attenta ma non sempre a fuoco o incisiva, che conquista comunque per il tema in campo e il suo svolgimento onesto, essenziale, senza fronzoli. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

(Foto SIR)

Premio “Robert Bresson” a Stéphane Brizé
Al Lido oggi è anche il giorno del Premio “Robert Bresson” della Fondazione Ente dello Spettacolo (Feds) e della “Rivista del Cinematografo”, conferito in accordo con i Dicasteri della Cultura e della Comunicazione della Santa Sede a un regista che si è distinto per il valore dei suoi film di respiro sociale, culturale e spirituale. Il prestigioso riconoscimento quest’anno va al francese Stéphane Brizé, autore della struggente trilogia sul mondo del lavoro – “La legge del mercato” (2015), “In guerra” (2018) e “Un altro mondo” (2021) – interpretata dal suo attore di riferimento Vincent Lindon. A consegnare il premio, insieme il presidente Feds mons. Davide Milani, mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei. “È la prima volta – ha dichiarato il vescovo – che vengo alla Mostra, guardando tutto con occhi nuovi, di un bambino. Ringrazio la Fondazione Ente dello Spettacolo e la ‘Rivista del Cinematografo’ che hanno organizzato questo importante evento. Sono qui perché si ama l’uomo, l’uomo che lavora, che cerca se stesso e vuole cambiare il mondo, e far crescere la propria comunità. L’arte poi è il modo in cui tutto questo diventa bellezza, significato, possibilità di condivisione”. E ancora, ha aggiunto mons. Baturi: “L’altro elemento che mi ha portato qui è il desiderio di incontrare, perché non esiste l’arte, esistono le persone che producono l’arte. Non esiste la bellezza, ma persone commosse dalla bellezza e che vogliono rappresentarla in qualche modo”. Presenti insieme al premiato Stéphane Brizé, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera e l’attrice Alba Rohrwacher. Moderatore il critico Federico Pontiggia.

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