Napoli abbraccia la liturgia: quando San Gennaro dice “sì” alla 75ª Settimana Liturgica

Scritto il 28/08/2025
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C’è qualcosa di magico quando Napoli decide di accogliere. Lo sanno bene i cinquecento partecipanti alla 75ª Settimana Liturgica Nazionale che hanno vissuto un’esperienza che, come dice con evidente soddisfazione il professor Giuseppe Falanga, docente di liturgia, “è andata alla grande”. Ma forse nemmeno gli organizzatori si aspettavano che il santo patrono in persona decidesse di partecipare all’evento con il suo “bacio” più prezioso: la liquefazione del sangue di San Gennaro durante la settimana.
“Il nostro patrono ha detto sì a tutto il lavoro della nostra Chiesa”, commenta emozionato Falanga, e in effetti sembra proprio che la città abbia voluto dare il meglio di sé per questo appuntamento storico. Perché di storia si tratta: mai una Settimana Liturgica si era inaugurata con la presenza di tre cardinali, sedici tra arcivescovi e vescovi e due abati. Un parterre di tutto rispetto per celebrare i 75 anni di un’iniziativa che ha accompagnato il cammino liturgico delle Chiese italiane dal dopoguerra a oggi.

“75 anni sono una lunga storia, sono un cammino delle Chiese che sono in Italia”, sottolinea con orgoglio monsignor Michele Autuoro, vescovo ausiliare di Napoli.

E la scelta di Napoli in questo anno giubilare assume un significato particolare: “Ripartire da qui durante l’anno giubilare significa anche ripartire con un cammino nuovo, d’altronde il giubileo è cammino, è pellegrinaggio di speranza”.

Il Centro di Azione Liturgica (Cal), che da sempre porta avanti questa iniziativa, ha trovato nella Chiesa partenopea non solo un’accoglienza calorosa, ma una vera e propria mobilitazione. Come racconta monsignor Nicola Longobardo, delegato arcivescovile di Napoli per la liturgia: “La cosa che particolarmente ci ha incoraggiati è stata la presenza e la partecipazione di un larghissimo numero di ministri della nostra Chiesa locale: ministri straordinari della Comunione, lettori, accoliti, diaconi e anche un nutrito gruppo di presbiteri”.
“La Chiesa di Napoli vi aspettava a braccia aperte”, avevano scritto sul settimanale diocesano “Nuova Stagione”, e l’arcivescovo don Mimmo Battaglia aveva voluto che tutti “sentissero l’abbraccio di Napoli”. Missione compiuta, a giudicare dalle testimonianze raccolte. Anche i “settimanalisti abituali”, quelli che partecipano da anni a questi appuntamenti, hanno riconosciuto “un grande livello di accoglienza”.
Ma non è stata solo una questione di ospitalità. L’evento ha assunto un significato particolare per la Chiesa napoletana, che si prepara alla chiusura del 31° Sinodo diocesano. “Si intrecciano queste due realtà”, spiega Longobardo, “quella della riscoperta della realtà liturgica e quella del sinodo. Non si può camminare insieme e non si può annunciare il Vangelo insieme se non si parte dall’esperienza concreta della presenza del Signore risorto in mezzo a noi”.

Il tema di quest’anno, “Tu sei la nostra speranza”, ha trovato nella città partenopea un terreno fertile. Don Mauro Dibenedetto, segretario del Cal, sottolinea come l’esperienza vissuta “sicuramente avrà il suo riscontro nella vita ecclesiale, nelle comunità parrocchiali, nelle diocesi ma anche nella Chiesa di Napoli per una liturgia veramente che dà vita”.
L’auspicio, come conclude monsignor Longobardo, è che questo evento rappresenti “per tutte le Chiese italiane, ma innanzitutto per la nostra Chiesa di Napoli, un momento forte da cui ripartire”. E ripartire significa, per la Chiesa napoletana, mettere la liturgia al centro del proprio cammino pastorale: “A partire dal 18 settembre lavorerà per l’evangelizzazione, avrà nella liturgia culmine e fonte della vita della Chiesa il suo nodo centrale”, anticipa il professor Falanga.
Ma quale sarà il frutto concreto di questi giorni intensi? La risposta è tutta napoletana: “Sarà una Chiesa che ancor più e sempre più uscirà per le strade per servire gli uomini e le donne di questa città con le loro gioie e i loro dolori”. Perché, come ricorda la tradizione liturgica più autentica, si parte sempre “dal mistero celebrato per poter poi calare nel concreto della realtà, della carità, dell’accoglienza degli altri la presenza del Signore”.
Così, tra il profumo del caffè e l’eco delle preghiere, Napoli ha consegnato alla Chiesa italiana un’esperienza che va oltre i numeri pur significativi dei partecipanti. Ha offerto la testimonianza di una comunità che sa fare della liturgia non un momento separato dalla vita, ma il cuore pulsante di una fede che scende in strada, abbraccia, accoglie e trasforma.
E quando anche San Gennaro decide di partecipare, vuol dire che qualcosa di importante è davvero accaduto.

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