Aiutare bambini e ragazzi autistici o con disturbo del neurosviluppo nella gestione dei comportamenti problema, nella riduzione dell’isolamento e nella regolazione dei propri stati emotivi. In poche parole, aiutarli ad avere una migliore qualità della vita per loro e le famiglie. È lo scopo del nuovo centro TMA 5.0 di Arezzo, che verrà inaugurato sabato 12 settembre. “Il TMA, o trattamento multisistemico per l’autismo, basato sul metodo Caputo-Ippolito, è un intervento che lavora sulle varie aree del bambino, sull’aspetto relazionale, cognitivo, comportamentale ed emotivo, ma anche su quello motorio e motivazionale. Nasce con l’obiettivo di potenziare gli aspetti compromessi dei soggetti con disturbi allo spettro autistico e con disturbi generalizzati del neurosviluppo”, spiega Matteo Colella, supervisore TMA.
(Foto TMA 5.0 Arezzo)
In Italia sono 17 i centri che adottano questo metodo. Quello di Arezzo è uno dei più grandi e accoglie circa un’ottantina di ragazzi durante l’arco della settimana. “Noi lavoriamo con la terapia multisistemica in acqua da più di 20 anni. Durante il Covid c’è stata la necessità di dare un servizio in più alle famiglie, perché le strutture dove noi ci appoggiamo per fare la terapia in acqua erano chiuse – continua Colella –. Così abbiamo iniziato a fare un lavoro fuori dall’acqua e siamo partiti prima a Mediglia, vicino a Milano, poi a Casoria, Siracusa e adesso ad Arezzo. Questo centro nasce per dare una risposta in più alle famiglie, per poter lavorare anche fuori dal contesto acqua e per poter fare un lavoro globale nel bambino”.
Nel nuovo centro di Arezzo, accanto alle attività proprie del metodo TMA, i ragazzi avranno la possibilità di trovare percorsi educativi, attività motorie e sportive, esperienze di socializzazione e attività legate alla quotidianità, con l’obiettivo di fare in modo che le competenze acquisite possano diventare strumenti utili nella vita di tutti i giorni. Per farlo si offrono interventi individualizzati in base alle esigenze del paziente, con terapie che vanno dalle 2 ore a settimane fino a percorsi a tempo pieno, con ragazzi che entrano alle 9 del mattino ed escono la sera. Il rapporto è 1 a 1 o al massimo 1 a 2: ovvero uno o al massimo due bambini o ragazzi per tutor.
“Qui arrivano persone di tutta l’età, dai 2 ai 40 anni, e non si fanno differenze, ovvero non facciamo nessun tipo di accettazione in maniera diversa rispetto all’età o alla complessità o alla diagnosi: cerchiamo di prendere in carico tutte queste categorie e tutte le loro famiglie”, racconta Colella.Le famiglie che vogliono rivolgersi a questo tipo di servizi possono contattare il coordinatore del TMA, che farà un colloquio con loro in cui viene chiesto di compilare dei documenti per conoscere al meglio le esigenze del paziente e poter quindi fare un abbinamento con un operatore nella maniera più adeguata. In seguito, si fanno degli incontri annuali o trimestrali, a seconda della situazione del ragazzo, per capire come sta funzionando, se a casa si vedono dei miglioramenti e valutare il proseguimento dell’intervento.
“Il risultato più grande è un miglioramento della qualità della vita del bambino e della famiglia, perché poi se il bambino ha dei miglioramenti significativi soprattutto sull’aspetto emotivo, relazionale e nei comportamenti di problema, sicuramente si abitua di più anche a stare in un contesto sociale e allora migliora la sua qualità della vita e di riflesso anche la qualità della vita della famiglia – spiega Colella –. I primi miglioramenti che noi notiamo sono sicuramente relazionali, poi emotivi, comportamentali e cognitivi, ma anche motori. Ci rendiamo conto che nel passare dei mesi, degli anni, anche i bambini che passano dal rapporto 1 a 1 al rapporto 1 a 2 cambia proprio il loro setting a livello di terapia. Questo vuol dire che ci sono stati dei miglioramenti importanti”.
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