A fine giugno Sahala, una bambina di 12 anni scomparsa da Antananarivo, è stata ritrovata senza vita in una località dei dintorni. E’ uno dei casi che hanno fatto più scalpore, che fanno parte di un numero inquietante: da inizio 2026 ad oggi in Madagascar è stata segnalata la scomparsa di quasi 200 persone, soprattutto bambini e giovani, ma anche donne e uomini. Un male oscuro che ha messo l’intera popolazione dell’“Isola rossa” nell’Oceano Indiano in stato di grande apprensione. L’opinione pubblica è scossa. I genitori impauriti vigilano maggiormente sugli spostamenti dei figli. Le scuole chiudono prima che faccia notte e gli insegnanti sensibilizzano gli studenti su quanto sta accadendo. Il governo ha dispiegato più forze dell’ordine e raddoppiato i controlli. Oggi, 24 luglio, in tutto il Paese è stato proclamata una giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime della recente ondata di rapimenti e omicidi che ha colpito il Paese nelle ultime settimane. Commemorazione pubblica, bandiere a mezz’asta e giornata non lavorativa retribuita. Durante la conferenza stampa che annunciava la giornata, alcuni rappresentanti del governo hanno fornito dati ufficiali, anche se sui numeri non c’è piena certezza: 175 persone sono state ritrovate vive, 6 morte e 19 risultano ancora disperse.
Il messaggio dei vescovi. Perfino la Conferenza episcopale del Madagascar ha sentito il bisogno di diffondere un messaggio nei giorni scorsi, firmato dal vicepresidente mons. Jean Pascal Andrintsoavina, vescovo di Antsirabe: “La situazione che stiamo vivendo ci obbliga a chiederci: chi trae vantaggio dalla traiettoria che noi, popolo malgascio, stiamo attraversando?”. I vescovi invitano la popolazione a non cadere nel tranello delle calunnie e delle fake news con un appello alle autorità affinché “la verità sulle cause di questo terrore venga pienamente svelata” e “l’indagine non svanisca nel nulla, come troppo spesso accade”.
Mons. Rosario Saro Vella, vescovo di Moramanga in Madagascar (Foto: R.Vella)
“Qui si respira un clima di grande allerta. Ogni episodio fa pensare subito al peggio”, commenta al Sir dalla sua diocesi mons. Rosario Vella, vescovo di Moramanga, nell’est del Paese. Episodi simili erano avvenuti anche in passato, ma erano per lo più legati a sequestri a scopo di estorsione, vendette o richieste di riscatto. “Questa volta – precisa – il fenomeno è molto più esteso”: “Nei momenti di crisi – e quello che stiamo vivendo è un momento di crisi, anche per la fase di transizione politica – c’è sempre chi cerca di approfittarne per destabilizzare la situazione. Anche in passato ci sono stati tentativi di creare confusione e destabilizzare la società. È difficile dire quali siano le vere motivazioni, anche perché i casi sono molto diversi tra loro: alcuni potrebbero essere fughe volontarie dalla famiglia, altri potrebbero avere motivazioni personali, altri ancora potrebbero essere legati a vendette o ad altre forme di criminalità. In alcuni casi è stato chiesto un riscatto. Si parla anche di probabili suicidi, come una ragazza di 27 anni appena laureata in Medicina ritrovata in fondo ad una cascata”.
Anche le ipotesi del traffico di organi o di esseri umani sono state prese in considerazione, “ma finora non esistono prove concrete – risponde -. In alcuni casi sono stati ritrovati corpi mutilati, ma non ci sono elementi sufficienti per collegare questi episodi ad un traffico di organi. Naturalmente è una possibilità, perché purtroppo nelle aree segnate dalla povertà questo tipo di criminalità può esistere”.
L’opinione pubblica è profondamente scossa. Sui social network, ma anche nelle conversazioni quotidiane, non si parla d’altro. “Tutti chiedono alle autorità di fare qualcosa, invitano alla prudenza e pregano perché questa situazione finisca al più presto – dice il vescovo salesiano -. Ognuno esprime la propria preoccupazione a modo suo: con un messaggio, un post o una riflessione. Il tema è davvero al centro dell’attenzione”. Esiste poi una forte sfiducia della popolazione malgascia nei confronti delle forze dell’ordine. “Molti non collaborano perché ritengono che la giustizia possa essere aggirata con la corruzione. Questo rende le indagini ancora più difficili”.
Madagascar – (foto: Caiffa/SIR)
Quali motivazioni? “Noi vescovi – sottolinea mons. Vella – abbiamo ribadito che la vita è sacra e che, qualunque siano le circostnze, dobbiamo rispettare ogni persona, perché tutti siamo figli di Dio. Abbiamo invitato tutti a cambiare mentalità e chiesto al governo e alle forze dell’ordine di intervenire con decisione e intensificare le indagini”.
“Dal nostro punto di vista esiste però il rischio che tutto questo rappresenti anche un tentativo di destabilizzare la società”.
Potrebbero esserci “motivazioni politiche, ma anche interessi della criminalità organizzata che approfitta dell’instabilità per perseguire i propri obiettivi”. In Madagascar la situazione economica e sociale è infatti difficile: i prezzi continuano ad aumentare, l’economia è in difficoltà e tutto questo contribuisce ad accrescere il senso di insicurezza. Dopo il messaggio dei vescovi lo Stato ha ulteriormente rafforzato gli interventi. È stata istituita una commissione specifica incaricata di seguire il fenomeno delle scomparse: “Nella capitale – riferisce – sono stati impiegati circa 500 tra poliziotti e gendarmi dedicati a questa emergenza e, sull’intero territorio nazionale, sono state mobilitate oltre 4.000 persone, soprattutto con compiti di prevenzione e controllo”.
L’università di Moramanga – (foto: Caiffa/SIR)
Nelle scuole salesiane. Monsignor Vella, originario di Canicattì, in provincia di Agrigento, ha vissuto una intera vita in missione in Madagascar. Da buon salesiano la priorità nella sua diocesi, Moramanga, è l’educazione: migliaia di studenti frequentano le scuole diocesane e sono in corso i lavori di costruzione di una grande università finanziata anche dalla Conferenza episcopale italiana e già attiva in sedi provvisorie. Nei loro istituti le lezioni terminano prima che arrivi la notte. Ma visto lo stato di allerta nazionale, spiega, “per maggiore prudenza abbiamo insistito affinché gli studenti tornassero direttamente a casa senza fermarsi in giro. Ad aprile e maggio abbiamo svolto numerose attività di sensibilizzazione, invitando ragazzi e famiglie a prestare la massima attenzione”. Anche i genitori prendono molte più precauzioni: “Evitano di lasciare i figli da soli e, quando devono spostarsi, preferiscono accompagnarli personalmente invece di affidarli a fratelli o sorelle più grandi. La preoccupazione è evidente”.
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