mons. Maksym Ryabukha (Foto Sir)
“In realtà, è un tempo molto difficile. Oggi, più che mai, viviamo il dramma dell’odio, di un odio disumano che si accanisce contro la vita dei nostri cittadini ucraini”. Con queste “parole” mons. Maksym Ryabukha, vescovo dell’Esarcato di Donetsk della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, descrive lo stato d’animo con cui l’Ucraina vive oggi la Giornata in cui celebra il 35° anniversario della sua Indipendenza dall’Unione sovietica avvenuta nel 1991. Una ricorrenza dal fortissimo valore storico e politico, celebrata con manifestazioni, cortei, cerimonie e iniziative di solidarietà non solo in Ucraina ma anche in numerose città del mondo. Una Giornata che purtroppo, per il quinto anno consecutivo, l’Ucraina vive sotto una spietata aggressione militare russa. L’Esarcato del vescovo Ryabukha si trova al confine orientale su uno dei fronti più caldi della guerra. “Le grandi città, come Kryvyi Rih e Zaporizhzhia, ma anche tutte le altre, come Dnipro, Kharkiv e Kherson, sono diventate luoghi in cui i civili sono bersaglio di una sorta di safari per i militari russi”, dice il vescovo. “Che senso ha uccidere? Che senso ha odiare così tanto da arrivare a voler distruggere la vita umana? È una domanda che, in realtà, non trova risposta”.
Oggi Kyiv ospita un nuovo incontro della Coalizione dei Volenterosi. La riunione sarà presieduta congiuntamente dai leader di Gran Bretagna, Francia e Germania. E’ presente anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Alla vigilia del vertice, il presidente ucraino Zelensky aveva annunciato l’esistenza di un possibile piano di pace concordato anche con gli Usa. La bozza prevede un cessate il fuoco per poter procedere ai colloqui di pace e una zona franca smilitarizzata nel tratto di Donbass. Il territorio al centro del piano è parte anche dell’esarcato guidato dal vescovo Ryabukha che così parla di quella regione: “Le nostre città, i nostri villaggi, sono diventati una terra bruciata.
Anche città come Sloviansk, Kramatorsk, Druzhkivka e Kostiantynivka stanno lentamente diventando città morte, senza vita. Città in cui non si trova più neanche un edificio che conservi ancora una presenza umana”.
“Di fronte a questo genocidio umano, cosa possiamo fare?”, chiede il vescovo. “Da una parte, il mondo deve trovare il coraggio di dire alla Russia che non si può uccidere, che la vita umana ha un valore, e che questo valore viene prima dei soldi e di tutti i beni che qualcuno vorrebbe possedere. Dall’altra, ci tengo molto a dire che il mondo inizi a rendersi conto che, se cade l’Ucraina, questa disumanità si estenderà a tutta l’Europa. Oggi, limitarci a guardare senza fornirci la difesa necessaria contro i bombardamenti che subiamo significa, domani, ritrovarci con questo stesso problema nelle case di ciascuno di voi, nelle case di tutti gli europei”.
Nel giorno in cui l’Ucraina celebra il 35° anniversario della sua Indipendenza, il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, di cui fanno parte diverse chiese cristiane, l’unione ebraica e le associazioni musulmane dell’Ucraina, ha promosso una Giornata di Preghiera mondiale per l’Ucraina. Il vescovo racconta come questo momento sia per tutti gli ucraini “un momento speciale, di speranza e di fraternità, che ci dà la forza di chiedere a Dio il dono della pace. Per questo invito tutti a pregare e ringrazio di cuore tutti coloro che, attraverso la loro preghiera, si fanno vicini e solidali con tutto il popolo ucraino”.
“I 35 anni di indipendenza sono oggi una grande festa, un’occasione che dà a ciascuno di noi la possibilità di guardare alla storia dell’Ucraina e di renderci conto che il nostro popolo ha una storia segnata anche da molte pagine belle e importanti”.
(Foto: European Council)
L’Ucraina ha presentato domanda di adesione all’UE alla fine di febbraio 2022, solo pochi giorni dopo che la Russia ha lanciato la sua aggressione non provocata e ingiustificata su vasta scala contro il paese. Attualmente il Paese ha acquisito lo status di candidato ufficiale all’ingresso nell’Unione europea. “L’Ucraina è parte integrante dell’Europa”, sottolinea mons. Ryabukha. “Storicamente abbiamo contribuito alla sua nascita e alla sua costruzione. D’altra parte, questi 35 anni ci fanno comprendere che i sogni di tutti i nostri antenati stanno diventando realtà, o sono già diventati realtà. Ma questi sogni richiedono anche a ciascuno di noi di rimanere fedele. Fedeli alla possibilità di essere liberi nel proprio Paese; di avere la libertà di decidere, di scegliere e di costruire il proprio futuro. Oggi, purtroppo, ci rendiamo conto che la libertà è una parola che suona male alle orecchie dei nostri Stati vicini. Ci rendiamo conto che la libertà è un valore che non tutti condividono. Chiedo oggi, in questa Giornata di celebrazioni e preghiere: che cosa può insegnare la sofferenza dell’Ucraina all’Europa e al mondo?
The post 35° anniversario dell’Indipendenza. Mons. Ryabukha (Donetsk) ai leader europei, “la libertà è un dono da difendere” first appeared on AgenSIR.Forse la nostra storia può essere un invito all’Europa e al mondo a diventare tutti ancora più profondamente consapevoli che il dono della libertà è un dono immenso che dobbiamo salvaguardare, apprezzare e valorizzare e che la pace non può essere mai data per scontata, ma deve essere costruita e difesa ogni giorno”.