Assenza di un alloggio, difficoltà nell’accedere alla casa, nel mantenerla o nel sostenerne i costi. È il quadro di quella che viene definita emergenza abitativa: una serie di situazioni che coinvolge molti Paesi europei, su tutti la Spagna, con ricadute anche in Italia. “Dal nostro osservatorio vediamo che, se consideriamo le persone incontrate nel corso del 2025, oltre 282mila, più di un terzo manifesta una vulnerabilità in ambito abitativo”, spiega Federica De Lauso, sociologa e ricercatrice del Servizio studi e ricerche di Caritas italiana. “Questo terzo di persone si divide tra coloro che hanno problemi abitativi gravi, e quindi hanno usufruito di forme di accoglienza temporanea in strutture, hanno dormito nei nostri dormitori e centri di accoglienza, o vivono in strada e sono stati supportati anche sul fronte dell’alimentazione, e coloro che sperimentano difficoltà nella gestione dell’abitazione, che hanno chiesto aiuto e ricevuto un sostegno economico per mantenerla: per il pagamento dell’affitto, delle utenze, delle imposte”.
Secondo il rapporto “La povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas” 2026, la vulnerabilità abitativa interessa complessivamente il 34,9% delle persone accompagnate dalla rete Caritas. In particolare, il 23,1% vive situazioni di grave esclusione abitativa, mentre l’11,8% manifesta difficoltà nel mantenimento dell’alloggio.“Si tratta di profili sociali diversi”, spiega De Lauso. “Le persone che hanno problematiche legate alla gestione dell’abitazione sono perlopiù donne italiane tra i 40 e i 60 anni, con figli, perlopiù minori, che vivono al Sud, nelle Isole, ma anche in particolare nel Nord-Est, e che sperimentano forme di vulnerabilità in qualche modo croniche, nel senso che sono in una difficoltà che si conferma di anno in anno”.
Tra coloro che si trovano in una situazione di esclusione abitativa ci sono invece perlopiù uomini, più giovani rispetto alla categoria precedente. “In questa categoria vi è una grande incidenza di stranieri e sono persone che, accanto alla fragilità abitativa, manifestano anche tante altre forme di vulnerabilità, legate anche all’esclusione sociale”, sottolinea la ricercatrice.
Le differenze territoriali evidenziano come il disagio abitativo assuma configurazioni diverse nelle varie aree del Paese. “Sicuramente le aree metropolitane sono quelle che sperimentano situazioni di maggior fatica nell’accesso all’abitazione, e questo lo riscontriamo anche dai nostri dati”, continua De Lauso. “Così come le aree a vocazione turistica, dove molto spesso le abitazioni non vengono più affittate, ma vengono convertite in B&B e in strutture ricettive”.
Secondo i dati del rapporto Caritas 2026, tra le persone in grave esclusione abitativa quasi due terzi (63,3%) presentano almeno tre ambiti di bisogno, contro il 26,4% di chi sperimenta difficoltà nella gestione dell’alloggio e il 15,3% di chi non manifesta criticità abitative. Tra le cause della perdita dell’alloggio c’è l’aumento dei costi a fronte di stipendi rimasti invariati.“Questo fenomeno è andato peggiorando nel corso degli anni, a causa di una forte inflazione, quindi di un aumento del costo dei canoni di affitto, ma soprattutto di un aumento del costo delle bollette”, conclude De Lauso.
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