Il martedì sera, alle 20, l’America dei primi anni Cinquanta poteva scegliere tra lo show di Milton Berle, “Mr. Television”, e un vescovo in talare nera e mantello viola che parlava davanti a una lavagna. Milioni di famiglie si sintonizzavano sul vescovo. Fulton John Sheen, che giovedì 24 settembre sarà proclamato beato a St. Louis, arrivò, secondo le stime, a 30 milioni di spettatori con “Life is Worth Living” e nel 1952 vinse un Emmy. A presiedere il rito, alla Dome at America’s Center, l’arena che nel 1999 accolse oltre 100mila fedeli per la messa di Giovanni Paolo II, sarà il card. Luis Antonio G. Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, in rappresentanza di Papa Leone XIV. Per raccontarsi, Sheen ricorse all’immagine paolina del tesoro custodito in un vaso di argilla: “Il Signore non sceglie i migliori”, scrive nell’autobiografia, uno dei cinque titoli pubblicati in Italia dalle Edizioni Ares.
(Foto Public Domain)
Dalla cattedra di Lovanio agli studi televisivi
Nato nel 1895 a El Paso, in Illinois, ordinato sacerdote per la diocesi di Peoria nel 1919, Sheen si formò a Lovanio e insegnò per oltre vent’anni alla Catholic University of America. Dal 1930 la sua voce entrò nelle case con “The Catholic Hour”, poi arrivò la televisione commerciale, che impose un cambio di registro. “Non parlavo più in nome della Chiesa”, annota: gli argomenti andavano “dal comunismo, all’arte, alla scienza, all’umorismo” e il metodo era procedere “dal noto all’ignoto”, come Gesù con la samaritana al pozzo. Le lettere arrivavano, in proporzione, soprattutto da ebrei, poi da protestanti, infine da cattolici. Mons. Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester, gli riconosce “un’immaginazione analogica tra le più vivide nella storia della Chiesa”. Ordinato vescovo a Roma nel 1951, per sedici anni alla guida della Società per la propagazione della fede, Sheen trasformò quella popolarità e il denaro raccolto in ospedali, scuole e lebbrosari nei Paesi di missione. Conosceva, però, il rischio del mezzo: radio e tv offrono “un pulpito più ampio di qualsiasi altra attività”, ma “possono anche essere le più pericolose per un’anima sacerdotale”. Il contrappeso fu l’ora santa quotidiana, mantenuta per oltre sessant’anni: il decreto sulle virtù eroiche, approvato da Benedetto XVI il 28 giugno 2012, descrive un’attività pastorale “sostenuta e orientata da una intensa vita interiore”. Del successo diede una lettura sobria: “L’illuminazione che cadeva su ogni anima era più dello Spirito e meno dello Sheen”.
Lo scontro con Spellman e la causa sospesa
L’argilla ha avuto un peso reale, e Sheen non la nasconde: confessa la “falsa euforia” della croce pettorale e dei privilegi episcopali. Negli anni Cinquanta rifiutò di versare all’arcidiocesi di New York milioni di dollari per il latte in polvere donato dal governo e distribuito alle missioni. Pio XII gli diede ragione, ma nel 1957 il programma chiuse all’apice del successo. “Mi vendicherò di te”, gli avrebbe detto il card. Francis Spellman, ricorda Raymond Arroyo, giornalista di Ewtn, nella presentazione dell’edizione italiana, notando che nell’autobiografia “non ci sono regolamenti di conti, né nomi”. Nel 1966 arrivò Rochester, dove il decreto riconosce il tentativo di una “pastorale di frontiera” verso i più deboli: tre anni segnati anche da progetti falliti, come la parrocchia donata ai poveri e ritirata dopo le proteste, “un monumento al mio fallimento”, scrive. Nel 1969 consegnò le dimissioni a Paolo VI e divenne arcivescovo titolare di Newport. Per i sessant’anni di sacerdozio Giovanni Paolo II gli scrisse che Dio lo aveva chiamato “a proclamare in modo straordinario la sua parola dinamica”. Il 2 ottobre 1979, nella cattedrale di St. Patrick, lo abbracciò. Sheen morì il 9 dicembre successivo. Il 5 luglio 2019 fu promulgato il decreto sul miracolo: James Fulton Engstrom, nato nel 2010 nella diocesi di Peoria in arresto cardio-respiratorio, mostrò i primi segni vitali dopo 61 minuti, con una guarigione “rapida, completa e duratura”. Il 3 dicembre di quell’anno la beatificazione fissata a Peoria venne sospesa: la diocesi di Rochester aveva chiesto un ulteriore esame del suo ruolo nelle nomine di sacerdoti, mentre Peoria replicava che il prete contestato era stato destinato dal successore. Lo scorso febbraio la Santa Sede ha dato il via libera. Nel capitolo finale dell’autobiografia, uscita postuma nel 1980, Sheen lascia la chiave della sua vita: “Non bastava essere un sacerdote, bisognava anche essere una vittima”.