“La seconda industria italiana”: l’azzardo vale fino a 190 miliardi, e corre online

Scritto il 01/10/2026
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“La mia esperienza con il gioco parte da molto lontano, durante il liceo con i compagni di classe. Eravamo in cinque e quando ho iniziato scommettevo piccole somme, 5-10 euro, nelle partite di calcio”. Inizia così la testimonianza di Lorenzo, 33 anni, ex giocatore d’azzardo che è riuscito a uscire dalla ludopatia dopo sei anni di scommesse e giochi online. Ha raccontato la sua esperienza durante il convegno “Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online”, che si è svolto oggi a Roma su iniziativa del Copercom nella sede nazionale dell’Uciim (Unione cattolica italiana insegnanti medi). “Per me non è mai stato un problema”, ha continuato Lorenzo. “Io mi sentivo sempre molto superiore, molto più furbo, anche rispetto all’azzardo e al riconoscermi come dipendente, e questo secondo me è stato il passo più difficile per affrontare la dipendenza”.

(Foto Siciliani-Gennari/Sir)

Sì, perché quando si parla di gioco d’azzardo, che poi gioco non è, il primo passo per uscire da una situazione di dipendenza è riconoscere che c’è un problema. E spesso, senza volerlo, sono i genitori stessi che, nel consegnare il proprio smartphone o tablet ai figli per giocare, gettano le basi per un futuro fatto di videogiochi e piattaforme non in linea con l’età dei bambini o dei ragazzi che li usano. Come ha sottolineato Carlo Di Noto, direttore dell’associazione Meter, durante il suo intervento: “I minori che giocano online spesso non hanno una piena consapevolezza dei rischi a cui sono esposti, perché generalmente quello che accade da parte degli adulti è di consegnare uno smartphone, senza sapere il pericolo che si cela all’interno del sistema stesso. Bisognerebbe prima avere una conoscenza del mezzo per capire quale danno potrebbe causare. Spesso i minori non informano i genitori quando vivono situazioni di rischio all’interno della rete per paura che non gli venga più concesso di giocare”.

Di Noto ha sottolineato anche i meccanismi alla base dell’adescamento online, che spesso avviene attraverso le piattaforme di gioco: “Le persone che soffrono di dipendenza presentano un forte senso di vuoto, bassa autostima, isolamento sociale. Gli adescatori online individuano queste fragilità e si presentano come l’unica soluzione a quel vuoto: nessuno ti capisce come ti capisco io”. E ha aggiunto: “Attraverso il ricatto emotivo, che è legato alla dipendenza, l’adescatore ne approfitta per farsi inviare il numero di telefono, raccontare abitudini personali, ma anche materiali come foto e video”.

A porre l’accento sul valore economico che si cela dietro il business del gioco d’azzardo è Adriano Bordignon, presidente del Forum delle associazioni familiari. “L’industria dell’azzardo è probabilmente la seconda industria italiana”, spiega. “Dobbiamo renderci conto di questo. Nel 2025 si attesta attorno ai 168-170 miliardi di euro. Per il 2026 le proiezioni sono di 180-190 miliardi di euro. È una macchina mastodontica alla luce del sole, ma c’è anche il lato oscuro, che sta determinando i destini di molte persone e famiglie”.

A peggiorare la situazione è l’arrivo delle piattaforme digitali di giochi, slot machine e sistemi di scommesse che permettono ai giocatori di avere un accesso continuo al gioco.

“Posso dividere la mia vita da giocatore in due fasi, perché è iniziata con le scommesse sportive, ma la vera espansione è arrivata con il digitale, quando avevo la possibilità di accedere al gioco direttamente dal telefono. Da quel momento è cambiato anche il modo di giocare: prima ci si incontrava con gli amici, si andava nelle sale e si stava tutti insieme, c’era anche un certo tipo di socialità”, continua Lorenzo. “Nel momento in cui entra il digitale, tutto questo svanisce, perché posso giocare in qualsiasi momento, e piano piano c’è un’escalation della dipendenza”.

Per questo, ribadisce Bordignon, “bisogna smettere di introdurre nuovi giochi online. Nel panorama del gioco d’azzardo, l’online è il tema meno controllato e sempre più in crescita. Basti pensare che solo qualche giorno fa sono usciti sei nuovi gratta e vinci online. Non si può fare cassa e profitto sulla pelle delle persone”. Il presidente del Forum delle associazioni familiari ha posto l’accento anche su un altro aspetto delle scommesse e del gioco d’azzardo: la pubblicità nascosta. “Quando vedo certi calciatori o attori che parlano di gioco responsabile, ecco, a me cascano le braccia, perché non esiste il gioco responsabile. Si passa così a una normalizzazione del gioco d’azzardo. La pubblicità mascherata va ridotta”, conclude Bordignon.

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