Ci sono vite che bruciano di un fuoco divino, capaci di illuminare gli angoli più remoti e dimenticati della Terra. Quella di don Nazareno Lanciotti (1940-2001) è stata una di queste. Nato a Roma, cresciuto a Subiaco e ordinato sacerdote nel 1966, nel 1972 decide di lasciare le sicurezze della Capitale per farsi ultimo tra gli ultimi a Jauru, un villaggio sperduto nel Mato Grosso brasiliano, al confine con la Bolivia. In 30 anni di missione, don Nazareno non ha portato solo il Vangelo, ma ha costruito ospedali, scuole, case per anziani. Alla vigilia della sua beatificazione – fissata per domani, 13 giugno – ne parliamo con don Enzo Gabrieli, Postulatore della Causa di Beatificazione che in questi giorni ha dato alle stampe il volume “Condotto dall’Amore” per le Edizioni Ancora.
Don Nazareno – ci dice – era “un uomo guidato da un desiderio radicale di totalità, che si è manifestato fin dalla giovinezza. Nato a Roma il 3 marzo 1940 era cresciuto a Subiaco, dove la famiglia era sfollata a causa della guerra. Proprio nel Seminario Abbaziale di Santa Scolastica è nata la sua vocazione. I testimoni dell’epoca ricordano un episodio emblematico: mentre giocava a pallone, indicando una statuina di Lourdes, disse ai compagni: ‘O santo o niente’. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1966.
Come nasce la sua spinta verso la missione in America Latina?
Dopo i primi anni di ministero a Roma, presso la parrocchia di San Giovanni Crisostomo, la sua vocazione ad gentes giunge a maturazione. Don Nazareno condivideva l’impegno per i paesi poveri con i giovani della parrocchia e con l’associazione “Operazione Mato Grosso”. Ottenuti i permessi necessari dal vescovo di Subiaco e dal cardinale vicario di Roma, il 12 gennaio 1972 arrivò a Jauru, un piccolo villaggio nel Mato Grosso, a 200 chilometri dalla sede diocesana. Fu un inizio epico: la sera del suo arrivo si addormentò sui banchi di una chiesa-baracca. Notando una statuina della Madonna, le affidò l’intera missione dicendo: “Mi stavi aspettando!”.
Quali sono i frutti principali dei suoi trent’anni a Jauru?
I numeri e le opere sono straordinari, ma tutto è nato da una fortissima vita spirituale radicata nell’Eucaristia e nella devozione mariana. Sotto la sua guida, la missione è cresciuta a dismisura. Il 12 ottobre 1976 fondò ufficialmente la parrocchia di Jauru, intitolata a Nostra Signora del Pilar. Arrivò a istituire 57 comunità ecclesiali rurali, introducendo in ognuna l’Adorazione Eucaristica quotidiana. Sul piano sociale, ha risposto ai bisogni più urgenti con opere come un dispensario medico, divenuto poi uno degli ospedali più attivi della regione; la casa per anziani e malati abbandonati “Cuore Immacolato di Maria”; una scuola che offriva istruzione e vitto a centinaia di bambini; un Seminario minore per colmare la carenza di clero locale.
Don Gabrieli, quale fu la scintilla che lo mise nel mirino dei criminali locali?
La sua era una “fantasia pastorale” che non accettava compromessi. Quando le autorità decisero di costruire una nuova diga nella zona, Jauru fu invasa da un massiccio afflusso di lavoratori. Questo portò con sé una piaga terribile: piazze di spaccio, gioco d’azzardo e prostituzione. Don Nazareno si schierò apertamente in difesa dei giovani e dei lavoratori, denunciando i pericoli dei narcos e dei trafficanti. Ogni sabato organizzava attività alternative per sottrarre i ragazzi dalla strada, ripetendo loro: “L’adorazione eucaristica, il rosario e la devozione alla Madonna vi salveranno”. Questo contrasto alla criminalità, unito all’ostilità di alcuni membri deviati di una loggia massonica locale, gli attirò minacce gravissime.
Il martirio è avvenuto la sera dell’11 febbraio 2001, ma poche ore prima aveva profetizzato la sua fine…
Quella domenica, durante una catechesi, confessò ai suoi ragazzi, mentre pioveva : “Queste sono le lacrime del Cielo per me. Quando mi cercherete, mi troverete sempre ai piedi del tabernacolo”. Poche ore dopo, mentre cenava con otto collaboratori, due sicari incappucciati fecero irruzione in casa simulando una rapina. Nonostante i presenti avessero consegnato tutto il denaro e il sacerdote si fosse offerto al loro posto, i killer cercavano solo lui. Prima di sparargli a bruciapelo, uno di loro disse parole agghiaccianti: “Siamo venuti per ucciderti perché ci dai troppo fastidio. Io sono il diavolo”.
Don Nazareno morì pochi giorni dopo, il 22 febbraio 2001, a 61 anni, dopo aver perdonato i suoi assassini… La storia ha registrato delle coincidenze impressionanti legate a quella data…
Le coincidenze sono sorprendenti: proprio il 22 febbraio 2001, mentre don Nazareno spirava, a Roma Giovanni Paolo II creava cardinale l’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Anni dopo, il 14 aprile 2025, è stato proprio quel cardinale, divenuto Papa, a firmare il decreto di beatificazione. Vorrei aggiungere qualche altro episodio: scrivendo alla mamma dal Seminario di Subiaco il 22 febbraio del 1964 esprimeva il suo desiderio di santità sin dagli anni della formazione.
Foto Postulazione Causa di Beatificazione e Canonizzazione
Il processo di beatificazione è iniziato nel 2007 , ha ricevuto il nihil obstat nello stesso anno. L’inchiesta diocesana si è svolta tra 2007 e 2009. Dopo la Positio, nel 2025 è stato riconosciuto il martirio. Papa Leone XIV ha fissato la beatificazione al 13 giugno. Don Nazareno riposa ai piedi del tabernacolo della sua chiesa.
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