Appello vescovi campani. Mons. Di Donna: “Una chiamata alla corresponsabilità per custodire ogni vita nella sua integrità”

Scritto il 15/07/2026
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“Ci sta a cuore la Campania. Ci stanno a cuore le nostre comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i lavoratori, i migranti, i detenuti, coloro che abitano le aree interne, le periferie urbane e sociali, le terre ferite dall’inquinamento, dall’illegalità e dall’abbandono”: lo scrivono i vescovi della Campania in un appello diffuso nei giorni scorsi, chiedendo su questi temi “un discernimento serio, condiviso e non ideologico”. A mons. Antonio Di donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, chiediamo non solo perché i vescovi hanno presentato questo documento, ma quali sono le tappe future di questo cammino che parte dalla triplice visita di Leone XIV a tre diocesi campane – Pompei, Napoli e Acerra – e mira a una corresponsabilità condivisa per la dignità di ogni uomo.

(Foto Vatican Media/SIR)

Quali input sono venuti dalle visite del Papa?
La visita del Papa è stata molto bella, la gente ha risposto e noi non vogliamo lasciare cadere le parole di Leone XIV, il suo incoraggiamento e lo stimolo che ci ha dato: come vescovi della Campania abbiamo pensato di riflettere sul messaggio unitario che ha dato il Papa a tutte e tre le diocesi e di scrivere, almeno come primo atto, un messaggio che accogliesse le sue indicazioni, i suoi orientamenti per la regione.

Ci saranno, quindi, ulteriori sviluppi?

Abbiamo in mente di proseguire con altre tappe fino ad arrivare a una sorta di lettera pastorale dell’episcopato campano, con una chiamata alla corresponsabilità.

Quali sono i problemi maggiori che affliggono la regione e che voi come pastori toccate con mano ogni giorno?
Potrebbe sembrare che i temi che richiamiamo nell’appello siano tanti, ma noi vogliamo sottolineare, in questo modo, che i temi non sono separati perché la vita è una, è tutta intera e va custodita sempre. Il messaggio, che sta tra le righe molto forte, è proprio quello di non separare i temi della vita. Perché spesso succede che si mettono in evidenza solo alcuni temi, per esempio quelli che afferiscono a un’etica morale della vita, come l’aborto, oppure solo i problemi sociali. Noi vogliamo dire che la dignità della persona è una sola e abbiamo citato a questo punto delle parole molto belle di Papa Francesco: è attentato alla vita sia l’aborto sia lasciare morire i migranti nel canale Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro, come pure la violenza, ma è attentato alla vita anche l’eutanasia. I temi che abbiamo richiamato partono dalla custodia della vita: ci preoccupa la recente indicazione della Regione con la deospedalizzazione dell’aborto riducendolo a pratica ambulatoriale. Poi siamo alla vigilia del dibattito sul fine vita anche qui in Campania. Accanto a questo ci stanno a cuore i centri di permanenza per il rimpatrio, a Castel Volturno, le questioni della sanità, le condizioni delle carceri, il disagio giovanile, i problemi del lavoro, le aree interne, l’inquinamento ambientale. Abbiamo aggiunto anche l’abbattimento delle case.

Come mai avete richiamato tale questione?
Siamo coscienti che l’abbattimento delle case risponde all’esigenza di combattere l’illegalità – le case abusive -, però c’è l’altra faccia della medaglia di cui non si parla, cioè che molto spesso si tratta dell’unica casa dove abitano delle famiglie che non sanno dove andare e soprattutto devono pagare i costi dell’abbattimento della casa. Inoltre, vorremmo capire i criteri per l’abbattimento delle case: dove si inizia? Perché non iniziare con quelli che hanno due o tre case, con gli alberghi, con altre strutture e invece si inizia con chi ha solo quella casa? Noi riconosciamo che c’è l’esigenza di ripristinare la legalità, però ci sono aspetti della vicenda poco chiari. Ma questo è un tema tra i tanti e qui li abbiamo messi tutti insieme perché la vita è una sola, la dignità è una sola e soprattutto entrano tutti nella Dottrina sociale della Chiesa. Anche all’indomani del nostro messaggio, alcuni giornali hanno posto l’attenzione solo sui temi cosiddetti sociali: il lavoro, i poveri, i detenuti, ma accuratamente hanno glissato sul tema del fine vita e della deospedalizzazione dell’aborto.

C’è il rischio di una visione parcellizzata?
Vogliamo dire basta a questa schizofrenia di separare alcuni temi, una volta li chiamavamo valori non negoziabili, eticamente sensibili; invece la vita è tutta intera, la dignità della persona è una sola. Questa “schizofrenia” ha una ricaduta anche nella composizione dei cattolici: abbiamo cattolici di destra o di sinistra, cattolici che mettono in evidenza il tema della famiglia e della vita e altri che mettono in evidenza i migranti, i poveri. Ma così non si va lontano, tutto rientra nella Dottrina sociale della Chiesa, che va accolta in tutta la sua ampiezza. Come spieghiamo nel messaggio, la nostra parola è radicata nel Vangelo e nella Dottrina sociale della Chiesa.

Come vescovi non offrite soluzioni, ma volete essere un pungolo attraverso il Vangelo e la Dottrina sociale…
Ci rendiamo conto che sono temi scottanti, forti, però

chiediamo che prima di arrivare a decisioni e legiferare, ci sia una lettura condivisa.

Dichiariamo la nostra disponibilità a un confronto leale prima di giungere alla fase decisionale.

Pensate a dei tavoli?
Sì, dei tavoli di confronto, soprattutto con la Regione, ma non solo con noi vescovi, bensì con tutti quei soggetti sociali che sono dentro queste situazioni, che le vivono ogni giorno. Penso ad esempio alla Caritas, a contatto con le varie povertà che ci sono. Noi auspichiamo proprio l’adozione di un metodo di lavoro. Non basta essere stati eletti come parte di un ente legislativo come la Regione per dire “allora noi decidiamo”. No: dovete interpellare pure il cosiddetto Terzo settore, i vari soggetti sociali interessati. Sotto questo aspetto mi auguro che l’attuale amministrazione regionale sulla legge del fine vita adotti lo stesso metodo della precedente amministrazione: il presidente Vincenzo De Luca impose al comitato che stava preparando la legge sul fine vita di sentire la Conferenza episcopale, ma poi l’iter si è fermato perché è finita la legislatura. È questione di metodo.

(Foto Cec)

A chi rivolgete, in particolare, il vostro appello?
Il messaggio, oltre che alle nostre comunità, è diretto alle Istituzioni e a quelli che dicono di riferirsi alla Dottrina sociale della Chiesa nel loro impegno sociopolitico. Scherzando io dico:

cattolici impegnati in politica, soprattutto alla Regione, che nelle Istituzioni fate le leggi, battete un colpo se ci siete,

fatevi sentire, altrimenti vi riempite la bocca di questa appartenenza, ma poi concretamente non si traducete i principi della Dottrina sociale in scelte concrete.

Eccellenza, finora qualche riscontro al messaggio c’è stato? Qualcuno ha battuto un colpo?
Sì, qualcuno sì, ma attendiamo ancora risposte, soprattutto dai cristiani impegnati in politica. Qualcuno ha offerto la propria disponibilità a un confronto, a una lettura condivisa. Inoltre, alla ripresa, dopo la pausa estiva, abbiamo intenzione di allertare le 12 Commissioni della Conferenza episcopale campana a entrare in questo confronto e a farsi portavoce dei temi individuati nell’appello.

Non solo in Campania, ma a livello nazionale si registra una certa disaffezione alla politica e alla partecipazione. Sarebbe il momento di dare nuovo slancio alle scuole diocesane di impegno sociopolitico?
In diverse diocesi già ci sono, ma scontiamo una sorta di indifferenza culturale prima che ecclesiale e religiosa, è un fatto generale, viviamo in un clima di forte indifferenza, la gente è sfiduciata, lo si vede dal forte astensionismo alle elezioni; poi c’è la mancata conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa che è molto più citata che non conosciuta e poi applicata.

Lei prima ha accennato all’idea di una lettera pastorale a conclusione di questo percorso iniziato con il vostro appello…
Pensiamo a una lettera pastorale, magari in autunno, delle Chiese del Mezzogiorno, vediamo se riusciamo a coinvolgere la Cei, in particolare gli episcopati dell’Italia meridionale, per fare una lettera come quelle classiche per la Chiesa nel Sud, ma che possa essere di tutta la Cei come è successo in passato, perché sono temi comuni.

Nella vostra lettera saranno ripresi i temi fondamentali citati nell’appello?
Ci saranno anche altre questioni. Ad esempio,

va fatta una riflessione sulla formazione del laicato, che è fondamentale per l’impegno sociale.

E poi mi sta a cuore, io lo ribadisco sempre, che questi temi d’educazione alla vita, alla pace, alla salvaguardia del Creato entrino nel tessuto ordinario delle nostre comunità, nelle catechesi, nella predicazione. Questo significa anche la formazione anche del clero, che di solito tocca temi dottrinali. Ma i preti sono in gran parte, mi dispiace dirlo, disabituati, si sentono, in buona fede, inadeguati ad affrontare questi temi, anche nella predicazione.

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