Uomo del mio tempo

Scritto il 21/03/2026
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“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote della tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo”.

I versi sono di Salvatore Quasimodo, il componimento poetico è “Uomo del mio tempo”. Era il 1946, all’indomani della guerra più catastrofica di tutte, mentre il mondo sperava illusoriamente in un “mai più”, in un tempo di progresso e di armonia.

Per questo editoriale, provo ad aggiungere due strofe al Poeta, guardando alle contraddizioni del tempo presente, mentre il delirio di onnipotenza disegna insulse traiettorie di morte.

“Sei ancora quello che sa uccidere, uomo del mio tempo. Non riesci a persuaderti che l’unica strada è la pace, che giova la vita, che vale solo l’amore”.

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“Accecato dal potere, mentre minacci pozioni atomiche, mentre uccidi creature e creato, uomo del mio tempo, non vedi e non senti il grido del mondo, bambini uccisi, fiori recisi.  Eppure, guarda più nel profondo: vuole esplodere la primavera della vita, anzi il fiore germoglia, vuole trionfare. Il cuore sassoso dell’uomo non lo soffochi più”.

Nel cammino verso la Pasqua, non rinunciamo alla speranza, se il nostro cuore, come un ramo di mandorlo, segna l’ora di una nuova primavera dell’amore.

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