“Non ho parole”. Yaira Saje lo ripete due volte, a distanza di pochi minuti, mentre racconta la notte tra il 23 e il 24 giugno, quando due scosse di terremoto consecutive hanno sconvolto La Guaira, sul litorale caraibico del Venezuela. Quella notte era a casa, a Playa Verde, “con i miei figli, con la mia famiglia”: la sua abitazione non è crollata del tutto, ma le strade si sono riempite di macerie. “Camminavo e mi accorgevo che sotto gli edifici crollati c’erano persone, e non potevi fare nulla per aiutarle”, racconta. Nessuna perdita in famiglia, “ma ci sono molte persone colpite”. In vista della colletta nazionale promossa dalla Cei per domenica 26 luglio, due testimonianze giunte dal Venezuela attraverso Caritas raccontano quella notte: quella di una sopravvissuta e quella di chi, da settimane, lavora per assisterla.
(Foto SIR)
Una notte in strada, tra macerie e disperazione
Con l’accesso alla propria abitazione reso impossibile dai detriti, Yaira e la sua famiglia hanno trascorso la notte all’addiaccio. “Non potevamo raggiungere casa, c’erano troppe macerie: siamo dovuti restare in strada”, racconta. “Solo all’alba siamo riusciti ad arrivare qui, ma è stato orribile. Anche per la comunità, per i vicini… orribile”. Accanto alla loro abitazione una persona è rimasta sepolta sotto le macerie, “e non potevamo fare nulla”; altre famiglie del quartiere hanno perso i figli, “che non sono ancora stati ritrovati: è stato qualcosa di totalmente terribile”, aggiunge Yaira. “Per la grazia di Dio siamo tutti qui, non abbiamo perso nessun familiare, nessuna vita”, racconta, pur sapendo quanto sia stata dura quella notte per l’intero quartiere. Il cammino verso un luogo sicuro è stato lungo e accidentato: “Abbiamo dovuto camminare a lungo perché non si passava, le strade erano squarciate, le scuole crollate”. Venivano da Playa Verde, “dove la maggior parte sono appartamenti, e praticamente tutto era distrutto”. Solo una volta raggiunta l’autostrada, un’auto di passaggio li ha caricati, permettendo loro di arrivare fino a un centro di accoglienza. Alla domanda su quale messaggio vorrebbe lasciare a chi ascolta la sua testimonianza, Yaira torna alla stessa espressione con cui ha aperto il racconto: non ha parole.
(Foto SIR)
Caritas Venezuela, in prima linea dal 1999
“Il primo momento in cui ho sentito il terremoto è stato una sensazione di grande paura, di morte”, racconta Chusbeli Orfila, amministratrice di Caritas Venezuela, che quella sera si trovava a casa davanti alla televisione. “Ho pensato: Dio mio, cosa sta succedendo? Questa è la mia fine, sto per morire”. Sola in casa con tre cani, ha vissuto una paura che “non sono ancora riuscita a superare”: “Tornata a casa continuo ad avvertire come delle scosse, ho il terrore di coricarmi: sento che il letto si muove in continuazione e non riesco a dormire”. “Immagino che molte persone si sentano come me”, aggiunge, convinta che il trauma di quella notte sia condiviso da larga parte della popolazione. Orfila sottolinea però di non essere in prima linea quanto i colleghi dell’équipe di Caritas Venezuela, “impegnati a tempo pieno, giorno e notte” tra amministrazione, logistica e volontariato, accanto a chi ha perso familiari, casa, figli – “persino l’animale domestico: la gente sente la mancanza anche del proprio animale”. Caritas Venezuela, ricorda, “lavora da anni in questa missione: veniamo dal ’99, dalla tragedia di Vargas”.
(Fonte SIR)
Una colletta nazionale per sostenere la popolazione
Il quadro che emerge dal Paese è quello di case distrutte o danneggiate, scuole e ospedali compromessi, accesso limitato ad acqua potabile, cibo e cure mediche, in un contesto già segnato da fragilità economica e sociale. Su questa linea si muove ora la Chiesa italiana: per domenica 26 luglio la Cei ha indetto una colletta nazionale in tutte le diocesi per sostenere, attraverso Caritas Italiana, la popolazione colpita. “Un modo concreto per essere solidali con chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di precarietà”, ha spiegato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. I fondi raccolti saranno destinati, insieme a Caritas Venezuela, ad acqua e beni alimentari, kit igienici, medicinali e sostegno psicosociale, con priorità a sfollati, famiglie con bambini, anziani e persone con patologie croniche.