Forum Greenaccord. Cauteruccio: “Costruire insieme un nuovo umanesimo ecologico”

Scritto il 24/03/2026
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Costruire alleanze concrete per un nuovo umanesimo ecologico. È stato l’obiettivo della XVII edizione del Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, promosso da Greenaccord Ets a Treviso, dal 18 al 21 marzo. Il Forum ha avuto per tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro” e ha visto la partecipazione di oltre 100 giornalisti provenienti da più di 40 Paesi, insieme a rappresentanti istituzionali, imprese, università e organizzazioni internazionali. Al Forum è giunto un messaggio di Leone XIV, nel quale il Pontefice ha ricordato che “la responsabilità ecologica non si esaurisce in dati tecnici. Essi sono necessari, ma non bastano. Occorre un’educazione che coinvolga la mente, il cuore e le mani; abitudini nuove, stili comunitari, pratiche virtuose”. Il card. Beniamino Stella ha letto un testo del card. Pietro Parolin, trattenuto in Vaticano da impegni. Nel testo il segretario di Stato vaticano, partendo dagli 800 anni del Cantico delle creature, ha sottolineato l’importanza del “custodire” e che “costruire un futuro insieme” deve essere uno stile dell’essere. Ad Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord, abbiamo chiesto un bilancio del Forum.

(Foto Greenaccord)

Presidente, in che modo oggi, in un mondo attraversato da guerre, disuguaglianze, povertà, attacchi all’ambiente, si può ancora sperare?

La speranza oggi non è un sentimento ingenuo, ma una scelta consapevole. Nasce dalla responsabilità condivisa.

Il mondo ci appare fragile, attraversato da crisi profonde, ma proprio per questo emerge con più forza la necessità di un nuovo umanesimo capace di rimettere al centro la relazione tra le persone e con il Creato. Nessuno può salvarsi da solo: la speranza prende forma quando smettiamo di delegare e iniziamo a sentirci parte di una comunità globale che costruisce insieme il futuro.

Al centro dell’incontro ci sono stati temi come ecologia integrale, cooperazione tra Europa e Stati Uniti, innovazione tecnologica al servizio dell’ambiente, responsabilità dei media globali e sostenibilità dei grandi eventi. Durante il Forum sono emersi spunti interessanti riguardo questi aspetti?
Il Forum ha mostrato chiaramente che queste dimensioni non possono più essere affrontate separatamente.

L’ecologia integrale è emersa come una chiave di lettura unificante: ambiente, economia, società e cultura sono profondamente interconnessi.

Molto interessante è stato il dialogo tra Europa e Stati Uniti, in particolare con il Colorado, che ha evidenziato come territori diversi possano condividere modelli di sviluppo sostenibile, soprattutto nelle aree montane. Allo stesso tempo, l’innovazione tecnologica – dai dati ai sistemi intelligenti – è stata presentata come uno strumento potente, ma che deve essere orientato eticamente. Infine, i media sono stati riconosciuti come attori decisivi: non solo raccontano la realtà, ma contribuiscono a costruirla.

Oggi si parla tanto di ecologia integrale, ma spesso circolano fake news: come si combatte la disinformazione?
La disinformazione si combatte prima di tutto con la qualità dell’informazione. Servono giornalisti preparati, capaci di verificare le fonti e di raccontare la complessità senza semplificazioni fuorvianti. Ma serve anche una responsabilità condivisa: piattaforme digitali, istituzioni, comunità scientifica e cittadini devono lavorare insieme. Il Forum ha ribadito che il giornalismo ambientale non può limitarsi a denunciare, ma deve educare, offrire strumenti di comprensione e costruire fiducia.

(Foto Greenaccord)

Quanto la bellezza può aiutare a vincere il degrado ambientale e a costruire un umanesimo nuovo?
La bellezza è una forza trasformativa. Quando l’uomo riscopre la bellezza della natura, dell’arte, del paesaggio, cambia il suo sguardo e quindi anche i suoi comportamenti. Al Forum abbiamo parlato molto di questo: la bellezza non è un elemento accessorio, ma un motore di cambiamento. Rigenerare un territorio, prendersi cura degli spazi urbani, valorizzare il paesaggio significa anche generare rispetto, appartenenza e responsabilità. È da qui che può nascere un nuovo umanesimo.

I giovani di oggi sono molto impegnati sui temi ambientali, ma come vivono le notizie sempre più preoccupanti sulle conseguenze dei cambiamenti climatici?
I giovani vivono una tensione forte: da un lato una grande consapevolezza, dall’altro un senso di inquietudine, che spesso si traduce in eco-ansia. Il nostro compito, come adulti e come comunicatori, è non lasciare i giovani soli dentro questa paura. Dobbiamo offrire loro strumenti, esempi concreti e soprattutto una prospettiva di speranza. Il cambiamento è possibile, e molti giovani lo stanno già dimostrando con il loro impegno quotidiano.

(Foto Greenaccord)

Leone XIV vi ha inviato un messaggio nel quale ha ricordato che “la responsabilità ecologica non si esaurisce in dati tecnici”. Come tradurre in pratica queste indicazioni?
Questo messaggio è centrale. I dati sono fondamentali, ma non bastano a cambiare i comportamenti. Serve un’educazione integrale che coinvolga mente, cuore e azione. Tradurlo in pratica significa lavorare su più livelli: educazione nelle scuole, comunità locali che sperimentano nuovi stili di vita, imprese che adottano modelli sostenibili, media che raccontano esempi positivi. In fondo

si tratta di passare da una sostenibilità “teorica” a una sostenibilità vissuta, fatta di scelte quotidiane e di comunità che si prendono cura insieme della casa comune.

Quanto la spiritualità può aiutare concretamente nel prendersi cura dell’altro e della terra, nella costruzione della pace e di un futuro migliore per tutti?
La spiritualità è una risorsa concreta, non astratta. Aiuta a riscoprire il senso del limite, della relazione e della responsabilità. Il richiamo al “custodire”, che nasce anche dalla tradizione francescana del Cantico delle Creature, ci ricorda che non siamo padroni della terra ma custodi. Questo cambia radicalmente il nostro modo di vivere. Una spiritualità autentica genera cura, attenzione all’altro, capacità di costruire pace. E senza pace, non può esserci sostenibilità.

(Foto Greenaccord)

A Treviso avete vissuto il Forum internazionale: dal confronto con giornalisti provenienti da tutto il mondo avete riscontrato similitudini o diversità?
Abbiamo riscontrato entrambe le cose. Le differenze riguardano i contesti, le priorità locali, le condizioni economiche e sociali. Ma le sfide sono sorprendentemente comuni: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, disuguaglianze, qualità dell’informazione. Questo ci dice una cosa molto importante: il giornalismo ha una responsabilità globale. I giornalisti, pur partendo da contesti diversi, possono costruire una rete capace di condividere buone pratiche e contribuire a orientare la società verso un futuro più sostenibile anche a partire dalle qualità e vertenze di un singolo territorio. In questo senso è stato fondamentale il contributo della Camera di Commercio di Treviso e Belluno che ci ha permesso di realizzare questo evento presso la loro sede, ma che ha anche contributo in modo strategico al coinvolgimento delle imprese del Trevigiano. Ed è proprio questo lo spirito del Forum: creare connessioni e generare un racconto collettivo capace di costruire futuro insieme.

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