“Ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti”. Si è conclusa con questo appello, pronunciato durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, l’udienza di Leone XIV in piazza San Pietro. “Domenica prossima, 27 settembre, ricorre la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato”, ha ricordato il Papa: “Il mio pensiero va ai migranti e ai rifugiati, specialmente ai minori costretti ad abbandonare la propria terra”, il grido d’allarme: “I bambini, gli adolescenti, sono i più vulnerabili: spesso vivono sofferenze indicibili, violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita nelle rotte migratorie. Faccio un appello alla responsabilità di tutti: ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti”.
“Per diventare autentico progresso umano – cioè di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità.
Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati”. Al termine della catechesi dell’udienza di oggi, dedicata ancora una volta alla Gaudium et spes, il pontefice, pur senza mai citarla esplicitamente, è tornato su una delle questioni centrali della sua prima enciclica, Magnifica humanitas. “Certamente il progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo; tuttavia, il Concilio afferma che tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio”, ha osservato: “il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore”.
“Qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico?”,
la domanda centrale del terzo capitolo della prima parte della costituzione conciliare, che tratta dell’attività umana nell’universo. “Possiamo ricordare che, meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna”, l’esordio della catechesi: “Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni”. “Alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana”, ha denunciato il Papa, menzionando il
“dramma dell’umanesimo ateo”
stigmatizzato da Henri de Lubac all’epoca del Concilio. “Un tale pregiudizio si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana”, ha spiegato Leone XIV: “Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio”. Alla fine però, “negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana”. Per i credenti, invece, “l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio”. Anzi, i cristiani “sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno”.
“Per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo”,
ha puntualizzato il Papa, perché “i cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita”. “Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività”, la visione del Concilio, esplicitata in particolare nella Gaudium et spes, che contiene “un importante richiamo al mistero dell’Incarnazione”. “L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa”, ha precisato Leone XIV: “è in lui che essa trova piena verità e libertà. Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo”.
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