Migranti a Ceuta: il sociologo Ambrosini, “le migrazioni non si governano solo con la chiusura delle frontiere”

Scritto il 03/08/2026
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Sono ancora vive, e hanno fatto il giro del mondo, le immagini delle decine di migliaia di giovani africani, bambini e famiglie che, qualche giorno fa, rischiando la vita, hanno raggiunto a nuoto l’enclave spagnola di Ceuta, in Marocco. La maggior parte dei migranti è stata rimpatriata, ma tra le 3.000 e le 5.000 persone restano ancora accampate all’aperto. Il Centro di soggiorno temporaneo, progettato per 600 posti, è al collasso. I numeri sono impressionanti. Un primo bilancio parla di circa 80.000 arrivi e 73.000 rimpatri, mentre continua a crescere il tributo umano: al momento sono almeno 72 i morti recuperati in territorio spagnolo anche se, secondo le stime, potrebbero essere più di 90 e probabilmente raggiungere se non oltrepassare quota 100. 862 i minori censiti. Un fatto la cui risonanza è stata tale che l’Italia ha deciso di sospendere Schengen, mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito che la migrazione richiede «una risposta europea». La pressione migratoria su Ceuta non è stata improvvisa, ma il prevedibile effetto della sentenza della Corte Suprema spagnola dell’8 luglio scorso: una garanzia procedurale, percepita però come un’implicita apertura all’accesso. Da questa distorsione tra diritto e percezione è nata la mobilitazione. Dietro la crisi migratoria di Ceuta molti intravedono interessi politici, ma anche strategie ben precise. Ne parliamo con il sociologo delle migrazioni Maurizio Ambrosini.

(Foto Fb – Maurizio Ambrosini)

Da giorni si parla di invasione a Ceuta, ma dietro agli arrivi in territorio spagnolo c’è povertà e marginalità e il ricorso a modalità estreme come l’attraversamento a nuoto. Qual è secondo lei la realtà dei fatti?

Le migrazioni non coincidono con l’attraversamento irregolare dei confini. È una rappresentazione semplificata di un fenomeno molto più complesso. Il caso spagnolo lo dimostra: mentre i governi hanno mantenuto una linea dura a Ceuta, poche settimane fa è stata conclusa una sanatoria che ha riguardato quasi 1,2 milioni di domande di regolarizzazione, presentate soprattutto da cittadini latinoamericani entrati regolarmente come turisti. Chi non può accedere a questi canali, invece, viene respinto ai confini.

Perché si continua ad attraversare i confini rischiando la vita?

Le persone attraversano i confini in modo disordinato e rischioso, con tante vittime che non dobbiamo dimenticare,

quando non esistono canali regolari di ingresso oppure quelli esistenti non sono adeguati o sufficienti.

Sicuramente quei giovani marocchini, se potessero entrare legalmente in Spagna, così come tanti migranti e richiedenti asilo che attraversano il mare, preferirebbero utilizzare mezzi e percorsi legali. Inoltre l’immigrazione è un processo multiforme. Bisognerebbe quindi ragionare sull’aumento delle possibilità di ingresso per motivi di studio, per esempio da Paesi come il Marocco, che è vicino all’Europa e sempre più legato all’Unione europea dal punto di vista economico e politico. Dovrebbero esserci maggiori opportunità di ingresso anche per il ricongiungimento familiare e, naturalmente, per il lavoro. Pensiamo, per esempio, al fabbisogno di manodopera di tanti Paesi europei, Italia compresa.

Se le procedure fossero più semplici e le opportunità di accesso a questi canali fossero più ampie, ci sarebbero meno persone disperate costrette ad attraversare il mare, rischiando la vita.

Sono circolati video in cui si vedevano militari marocchini aprire dei camion dai quali uscivano centinaia di giovani. La sensazione è che ci sia stata una regia dietro l’evento. Che idea si è fatto?

Ritengo che il governo marocchino abbia avuto un ruolo attivo, o almeno una passività interessata. In passato, durante tensioni con la Spagna, le autorità di frontiera hanno già allentato i controlli. . In particolare, l’apertura della Spagna verso l’Algeria, rivale regionale del Marocco e sostenitrice delle rivendicazioni del Fronte Polisario, che chiede l’indipendenza del Sahara Occidentale, ex territorio spagnolo.

Qual è la lezione di questa vicenda?

Delegando il controllo delle frontiere a Paesi terzi, l’Europa e i suoi governi diventano ricattabili.

È già accaduto con la Turchia e sta accadendo con Tunisia e Libia. Per fermare i migranti si finisce per collaborare con governi che non rispettano gli stessi standard democratici europei.

Il Patto europeo su migrazione e asilo riesce a governare il fenomeno?
Il Patto insiste soprattutto sul contenimento degli arrivi irregolari dei richiedenti asilo. Eppure circa la metà di chi arriva ottiene una forma di protezione riconosciuta dalle autorità europee. Parallelamente, però, esiste una politica meno visibile: quella dell’attrazione della manodopera. In Italia, mentre si adotta una retorica molto dura sull’immigrazione, i decreti flussi prevedono centinaia di migliaia di ingressi per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Vorrei però aggiungere che esiste un’altra politica, molto meno visibile, che è quella dell’attrazione della manodopera. Il governo italiano ne è un esempio evidente. Da una parte alimenta una retorica molto ostile nei confronti dei richiedenti asilo, enfatizzando la chiusura delle frontiere e rivendicando il presunto successo di aver spinto l’Europa verso queste posizioni. Anche se, in realtà, l’Unione europea stava già andando in quella direzione. Dall’altra parte, però, ci sono i decreti flussi: 450 mila ingressi previsti tra il 2023 e il 2025 e altri 497.500 tra il 2026 e il 2028. Quindi, da un lato diciamo che i migranti rappresentano una minaccia per la sicurezza e che non li vogliamo; dall’altro, invece, li attiriamo perché il mercato del lavoro ne ha bisogno.

Come valuta la chiusura di Schengen?
L’espressione di Elon Musk sugli immigrati come “zombie” è un esempio di disumanizzazione che rende più facile giustificare misure estreme.

La chiusura di Schengen mi sembra particolarmente irrazionale e propagandistica.

Non si capisce come migranti che spesso non riescono nemmeno a raggiungere la Spagna continentale possano rappresentare una minaccia concreta per l’Italia. Una simile misura avrebbe invece effetti sulla libera circolazione, con controlli, code alle frontiere e ricadute negative su mobilità e turismo.

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