Festa di Roma, la famiglia sotto esame in “Fjord” di Mungiu e “Noi, un po’ meglio” di Luchetti

Scritto il 19/10/2026
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Festa del cinema di Roma, settimo giorno. Filo rosso dei titoli in cartellone è la famiglia, tra genitorialità e dialogo (difficile) con le istituzioni. In evidenza “Fjord” di Cristian Mungiu, Palma d’oro al 79° Festival di Cannes: un intenso sguardo sulla famiglia nella società contemporanea e sulla frattura del patto di fiducia tra genitori e scuola. Con Sebastian Stan e Renate Reinsve. C’è poi il dramedy italiano “Noi, un po’ meglio” di Daniele Luchetti, con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, la storia di una coppia che si mette in gioco nel percorso di adozione.

“Fjord” (al cinema dal 19 novembre)
“Le nostre società si sono polarizzate all’estremo, alimentando un tipo di radicalizzazione che divide le persone in gruppi rivali contrapposti che si ignorano, si disprezzano e spesso si detestano a vicenda. Siamo sicuri di avere ragione, mentre gli altri sono sempre manipolati, radicalizzati, ingenui, hanno subito il lavaggio del cervello”. Cristian Mungiu dà così la linea del suo nuovo film “Fjord”, trionfatore al 79° Festival di Cannes con la Palma d’oro – la seconda per lui dopo “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” (2007) – e in uscita nelle sale con Bim. Fedele allo stile dell’autore, l’opera è densa e sfidante: spinge lo spettatore a interrogarsi andando oltre la polarizzazione tra bene e male, scandagliandone i chiaroscuri. Un racconto che ruota attorno a famiglia, educazione, scuola e libertà religiosa. Protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve, in un’interpretazione dolente e misurata.
La storia. Norvegia, oggi: Mihai e Lisbet sono una coppia sposata con cinque figli. Si sono appena trasferiti dalla Romania in una piccola località sulla costa norvegese. Vengono accolti con favore, ma ben presto i sorrisi lasciano il posto ai sospetti: un paio di lividi sul corpo della figlia maggiore inducono le insegnanti a chiamare i servizi sociali. Con loro sorpresa, Mihai e Lisbet vengono accusati di percosse e i figli vengono subito allontanati. La coppia inizia così un cammino burocratico e processuale per dimostrare la verità. Sotto esame non solo i loro metodi educativi, ma anche la loro fede religiosa.
Mungiu scrive, dirige e produce un film di grande spessore, serrato e “scivoloso”, un legal dell’anima che fotografa la società occidentale e le sue contraddizioni. Nella civilissima Norvegia va in scena un teatro dell’assurdo: senza indagare adeguatamente, scuola e istituzioni privano due coniugi del loro diritto alla genitorialità; c’è il sospetto di maltrattamenti, ma soprattutto la loro fede religiosa è percepita come “pericolosa”. In una società dove tradizioni e identità sono viste come troppo “ingerenti”, “condizionanti”, si fa sempre più strada la scelta dell’asetticità: agnosticismo e ateismo sono preferibili perché più igienici e confortevoli.
Accanto al tema della libertà di culto, “Fjord” esplora anche il diritto alla genitorialità e le crescenti pressioni verso il conformismo educativo. Mihai e Lisbet sono esposti al pubblico ludibrio perché sospettati di essere violenti, tradizionalisti e “bacchettoni”. Uno specchio deformante sulle distorsioni di una democrazia avvitata in eccessi esasperanti: non si può più dire nulla, perché tutto assume i contorni della discriminazione o del condizionamento.
Mungiu è abile nel tessere un thriller psicologico e sociale, un legal drama dove sul banco degli imputati ci sono famiglia, scuola e religione. Molteplici i punti di vista e le argomentazioni che alimentano le diverse posizioni. Un racconto serrato e dolente, governato con occhio indagatore e mano esperta nella scrittura del copione (dello stesso Mungiu). Un’opera acuta, da dipanare con accortezza. Complesso, problematico, per dibattiti.

“Noi, un po’ meglio” (su Netflix dal 29 ottobre)
Daniele Luchetti ha raccontato spesso la famiglia e i suoi affanni: tra i suoi titoli “La nostra vita” (2010) e “Lacci” (2020). Alla Festa del cinema di Roma presenta “Noi, un po’ meglio”, targato Lucky Red e Netflix, in piattaforma dal 29 ottobre. Il viaggio tragicomico di una coppia lungo il percorso di adozione di un bambino. Un corpo a corpo con istituzioni, burocrazia, psicologi, ma anche con le famiglie d’origine. Un viaggio alla ricerca di sé e della felicità. Convincenti Elio Germano e Maria Chiara Giannetta; nel cast anche Anna Bonaiuto e Caterina Guzzanti.
La storia. Roma, oggi: Simone è un pompiere, Lucia un’infermiera. Si sono conosciuti per caso e stanno insieme da quattro anni. Non potendo avere figli biologici, decidono di tentare la via dell’adozione. Inizia così un giro di colloqui, test psicologici e moduli da compilare che li mette a dura prova.
L’autore romano firma una commedia con venature drammatiche sul legame di coppia e il desiderio di genitorialità, fotografando il complesso percorso burocratico e psicologico che l’adozione richiede. Un viaggio tra il tragico e l’ironico, che lavora soprattutto sulle ricadute emotive per la coppia e per i singoli, sul peso delle aspettative e delle emozioni in campo, ma anche sulla carica esplosiva che tutto questo ha su dialogo, comprensione e fiducia reciproca. Uno sguardo fresco, vivace, che prende corpo grazie a ottimi interpreti e ad alcune scene ben scritte, gestite con misura; qua e là qualche scivolata nel prevedibile o nel già visto. Luchetti è un regista che ha mestiere, capace di cogliere la realtà e declinarla con brillante malinconia. Il binario è quello del suo “La scuola” (1995). Complesso, problematico-brillante, per dibattiti.

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