Serbia: testa a testa fra studenti e Vucic. Da Belgrado un segnale ai giovani d’Europa

Scritto il 23/10/2026
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AUn Paese in subbuglio, con atmosfera da referendum pro o contro l’uomo forte che da 12 anni sta governando Belgrado. Da una parte c’è il partito dell’ex presidente Aleksandar Vučić, “Serbia unita”; dall’altra la “Lista degli studenti”. In breve, questa è l’atmosfera che si respira in Serbia alla vigilia delle elezioni parlamentari anticipate programmate per questa domenica, 25 ottobre.

(Photo Adnan Čerimagič)

Si prospetta un testa a testa. “Per la prima volta dal 2014 Vučić ha una seria alternativa, ‘La lista degli studenti’, e corre il rischio serio di perdere le elezioni”, afferma al Sir Adnan Čerimagič, analista senior dell’Iniziativa europea di stabilità, think tank con sede a Berlino. I sondaggi non sono ritenuti affidabili in una situazione politica piuttosto complessa; ma secondo un’indagine realizzata il 20 ottobre dal “Pensiero politico serbo”, per la lista studentesca voterebbe il 44,5% degli elettori, mentre Vucic riceverebbe il 42,7%. Comunque, secondo Čerimagič, “si prospetta un testa a testa e gli studenti hanno fatto una vasta campagna elettorale in tutto il Paese con marce, raduni e manifestazioni. Anche il partito di Vučić ha dimostrato la capacità di mobilitare i propri elettori”. Perciò “fare previsioni credibili è difficile”.

Due anni di proteste ma nessuna leadership. Tutto è nato dal crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che, il 1° novembre 2024, ha causato la morte di 16 persone. Da allora gli studenti si sono mobilitati chiedendo giustizia e responsabilità, ma le indagini non hanno dimostrato nulla. “Il malcontento è cresciuto, mobilitando energia popolare che ha portato prima alle dimissioni del governo e dopo due anni all’indizione delle elezioni parlamentari anticipate”, spiega Čerimagič. I 250 candidati della “Lista degli studenti”, tra cui ci sono professori ma anche agricoltori, difensori dei diritti umani, ambientalisti e altre figure di spicco, sono stati approvati dalle sessioni plenarie delle singole facoltà universitarie. A capo della lista è il cardiologo Ilija Srdanovic, ma questo non significa che in caso di vittoria diventi certamente primo ministro.

Corruzione e cambio di governo. “Gli studenti si sono concentrati sulla corruzione e sulla supremazia della legge e sull’opposizione ferma al governo di Aleksandar Vučić”, afferma l’analista. Tra le loro priorità figurano anche promuovere la trasparenza, creare maggiore libertà di stampa e iniziare una riforma nell’istruzione. Čerimagič rileva che all’interno del movimento ci sono posizioni molto contrastanti sul Kosovo, sulle relazioni con gli Stati Uniti, la Russia e l’Unione europea. “La grande domanda è: una volta al potere, riusciranno a rimanere uniti?”. Secondo l’analista, un loro governo “sarebbe molto caotico e non porterebbe subito a grandi cambiamenti”.

L’uomo forte di Belgrado. Pupillo di Slobodan Milošević, prima presidente del consiglio e poi Presidente della Repubblica per due mandati, Aleksandar Vučić non ha avuto veri concorrenti negli ultimi 12 anni. Anche in campo internazionale, si è sempre posizionato tra la Cina, un grande investitore nel Paese, e la Russia con cui la Serbia ha tradizionalmente forti legami, anche come fornitore energetico. Per ora il processo di adesione all’Ue è in stallo, ma il leader di “Serbia unita” ha sempre lasciato la porta aperta nei confronti di Bruxelles. Resta il fatto che all’inizio di ottobre Vučić si è dimesso dalla presidenza, sei mesi prima della fine del mandato, per guidare personalmente il suo partito nella speranza di essere rieletto come premier.

Dubbi sulla regolarità del voto. Molti osservatori internazionali, inclusa la missione dell’Ue a Belgrado, hanno rilevato numerose irregolarità, tra cui arresti, pressioni sui votanti, modifiche delle liste elettorali, pochi seggi all’estero. “Sarà cruciale se la parte perdente riuscirà ad accettare il risultato”, afferma l’analista Čerimagič. “Non vedo Alexander Vučić ammettere di essere sconfitto mentre ‘La lista degli studenti’ sente realmente la possibilità di vincere e non credo che accetti l’alternativa”. Per questo non si escludono scene di violenza dopo il voto.

L’appello del cardinale Nemet. In questo senso è stato lanciato anche l’appello da parte del cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado, in un apposito videomessaggio in vista del voto, auspicando “che le elezioni si svolgano in un clima di pace e senza violenza”. L’orientamento per i fedeli, secondo il porporato, deve essere formato “alla luce dei valori evangelici e della dottrina sociale della Chiesa cattolica” per eleggere “un parlamento che contribuisca a costruire uno Stato giusto, che ci guidi sulla via della pace e che rispetti la dignità di ogni persona”.

Cosa succede nelle piazze d’Europa? La mobilitazione degli studenti serbi, nata da un tragico fatto di cronaca, ha poi saputo coinvolgere un’ampia parte di opinione pubblica riguardo la trasparenza della politica, l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, il richiamo alla giustizia. Si sono aggiunti elementi relativi alle condizioni sociali, all’istruzione, al diritto al lavoro. Restano peraltro divisioni interne al movimento, come sottolineato poco sopra. Indubbia, invece, l’ampia convergenza attorno agli studenti che è andata al di là dello stesso mondo giovanile e studentesco. In attesa degli esiti del voto di domenica 25 ottobre si può rilevare che dalla Serbia stia arrivando un segnale di protagonismo costruttivo da parte dei giovani proprio mentre nel resto d’Europa si rilevano ben altre situazioni. Italia, Francia, Spagna, Belgio e altri Paesi ancora vedono nelle piazze forme di protesta, che spesso degenerano nella violenza, ma che mettono in luce un profondo disagio delle giovani generazioni europee che fatica a trovare ascolto e risposte credibili.

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