L’abbiamo ascoltata cantare migliaia di volte durante le feste, trasmessa alla radio o in televisione. Accanto all’inno nazionale, sembra essere una delle melodie che più immediatamente richiamano l’Italia. Ma ascoltarla in una piazza di Odessa, in Ucraina, ha un significato diverso. Durante uno dei momenti della missione di pace “Adesso-Odesa”, organizzata in questi giorni dal Mean, la guerra è rimasta per qualche minuto sullo sfondo: un tenore ha cantato per la delegazione italiana “’O sole mio”, una delle melodie napoletane più conosciute al mondo. Una scelta tutt’altro che casuale.La canzone, infatti, è legata proprio a Odessa.Nel 1898 il compositore napoletano Eduardo Di Capua si trovava nella città sul Mar Nero con il padre Giacomo, violinista, durante una tournée. È tradizione che proprio davanti al mare di Odessa, guardando la luce del sole, Di Capua abbia trovato l’ispirazione per la melodia che sarebbe diventata celebre in tutto il mondo, sulla base dei versi scritti dal poeta e giornalista napoletano Giovanni Capurro. La vicenda è stata tramandata in forme diverse e gli studiosi non concordano su tutti i dettagli della composizione ma resta però documentata la presenza di Di Capua a Odessa nel 1898 e il legame della canzone con quella permanenza.Quella voce di tenore, ascoltata oggi a Odessa da una delegazione italiana arrivata per una missione di pace, sembra così attraversare più di un secolo di storia.Perché il rapporto tra questa città e l’Italia non comincia con “’O sole mio”. Gli italiani erano presenti sulle coste dove sarebbe sorta Odessa già nel Medioevo. Documenti ricordano infatti l’attività commerciale dei genovesi e il loro ancoraggio denominato “Ginestra”. Ma è soprattutto con la nascita della moderna Odessa, nel 1794, che la presenza italiana diventa decisiva.A guidare la costruzione della nuova città e del porto fu Giuseppe De Ribas, nato a Napoli da una famiglia di origine spagnola e al servizio dell’Impero russo.Il suo nome è rimasto nella toponomastica cittadina: la celebre Deribasivska ricorda ancora oggi il fondatore di Odessa. De Ribas favorì l’arrivo di connazionali e di professionisti italiani. Commercianti, marinai, artigiani, tecnici, artisti e architetti contribuirono allo sviluppo della città portuale. Nel 1797 gli italiani erano circa 800, secondo le fonti, pari a circa il 10% della popolazione di Odessa. Il rapporto non fu soltanto demografico. Gli italiani parteciparono alla vita economica, culturale e amministrativa della città. Il commercio collegava Odessa con i porti italiani, in particolare Napoli, Genova e Venezia. La lingua italiana si diffuse negli ambienti commerciali e veniva utilizzata per contratti, contabilità e corrispondenza. Anche l’architettura porta ancora oggi tracce di questa presenza. Tra gli italiani che lavorarono a Odessa vi furono architetti e artisti chiamati a contribuire alla costruzione della città. Francesco Boffo, di origine italiana, progettò la celebre scalinata Potëmkin; numerosi altri professionisti italiani lasciarono la loro impronta nel centro storico. E poi c’è la musica. Il Teatro dell’Opera e del Balletto di Odessa fu attraversato da una forte tradizione italiana, con cantanti, musicisti e direttori che contribuirono alla vita culturale della città.In questo intreccio di commerci, persone, architettura e musica, “’O sole mio” rappresenta forse il simbolo più immediato del rapporto tra le due città.È una canzone napoletana nata, almeno nella sua storia più conosciuta, lontano da Napoli: sul Mar Nero, davanti a un paesaggio che avrebbe evocato nel musicista la nostalgia per la propria terra. I versi di Capurro erano dedicati al sole, alla luce e alla bellezza, ma anche a quella malinconia che accompagna chi è lontano da casa. Più di un secolo dopo, quelle stesse note tornano a risuonare a Odessa, questa volta davanti a italiani arrivati non per commercio, turismo o musica, ma per una missione di pace. È forse questo il significato più suggestivo di quella serata. La storia non cancella la guerra, né le bombe che continuano a colpire la città. Ma ricorda che Odessa non è soltanto un luogo della cronaca del conflitto.È una città mediterranea per vocazione, costruita attraverso l’incontro di popoli, lingue e culture, con una pagina italiana importante nella propria storia.E così, mentre oggi gli italiani arrivano a Odessa per portare solidarietà e chiedere la pace, sulle rive del Mar Nero torna a risuonare una melodia nata proprio dall’incontro fra questa città e la memoria di Napoli. “’O sole mio” diventa allora qualcosa di più di una canzone. È un filo musicale che unisce Odessa all’Italia attraverso il tempo: dalla storia dei primi italiani arrivati sul Mar Nero alla voce di un tenore che, durante una missione di pace, ha scelto quelle stesse note per accogliere una delegazione italiana.
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Scritto il 31/08/2026