La scoperta di alcune microspie nelle proprie celle ha scatenato la sera di mercoledì 30 settembre la rivolta di decine di detenuti del carcere Don Bosco di Pisa. Una quarantina di persone ha preso il controllo di un intero reparto, barricandosi al suo interno e chiedendo di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura. Solo stamattina, intorno alle 5, dopo l’intervento dei mediatori della polizia penitenziaria, la protesta dei detenuti nel secondo reparto della sezione giudiziaria del carcere di Pisa è rientrata. Alcuni detenuti, probabilmente i promotori della rivolta, sono stati trasferiti in altri penitenziari toscani. La rivolta sarebbe partita da un live su TikTok intorno alle 19 realizzato da un detenuto con un telefono cellulare finito nella disponibilità nonostante i divieti e che ha avuto quasi 15mila spettatori, prima di essere interrotto. Il cappellano della casa circondariale “Don Bosco”, padre Oliviero Cattani, da oggi direttore della Caritas diocesana di Pisa, non era in carcere ieri quando è scoppiata la protesta né oggi si è potuto recare in carcere per l’Assemblea del clero diocesano, ma non nasconde che “la situazione, in generale, come in tante carceri italiane, è molto precaria per tantissimi motivi, che non sono solo il sovraffollamento, che è il motivo scatenante di tante tensioni, ma anche per problemi di tipo strutturale, problemi di tipo igienico, problemi di tipo sanitario, che sono evidenti in un carcere come questo di Pisa”. Inoltre, “c’è sempre carenza di organico nel personale di Polizia penitenziaria rispetto alla popolazione carceraria”.
Non solo: “Ci sono, poi, i problemi generati dal tipo di persone e di patologie che sono presenti in un carcere sovraffollato – spiega il cappellano -.
Il carcere di Pisa ha circa 190 posti, le persone sono più di 300, ma il problema è che di queste 300 persone molte sono tossicodipendenti con doppia diagnosi e diversi sono i casi di persone con gravi problemi psichiatrici.
Oltretutto l’infermeria della casa circondariale è dotata di un Servizio di assistenza intensificata-Sai (un presidio sanitario attivo 24 ore su 24 gestito in stretta collaborazione con l’Azienda Usl Toscana nord ovest, ndr), che però mostra anche i segni del tempo e quindi le cure non sono aggiornate e adeguate. Questo anche per il tipo di patologie che ci sono, a cui gli operatori non possono fare fronte, ma proprio perché mancano educatori ed educatrici: quelli che ci sono fanno ciò che possono e come possono, sopperendo veramente a tante difficoltà che chi gestisce il carcere non può gestire”. Don Cattani evidenzia: “Il problema delle carceri non dipende da chi le sta gestendo in questo momento. Io penso alla direttrice che c’è adesso, è una persona veramente encomiabile per quanto fa, per l’entusiasmo che ci mette, per il tentativo di rendere questo carcere un luogo un po’ più umano. Ma il problema vero è di carattere politico. Cosa si vuole fare in questo Paese delle carceri? Perché la mia impressione personale è che il carcere sia diventato veramente un luogo di pena più che un luogo di recupero delle persone. Temo che si voglia questo perché altrimenti le carceri non verrebbero lasciate in queste condizioni”.
Dell’episodio che ha scatenato la protesta il cappellano non conosce la ragione non essendo presente al momento in cui è scattata, ma, ci dice, “quasi ogni giorno nel carcere di Pisa ci sono episodi di violenza tra detenuti e agenti, perché la situazione è sempre al limite”. A proposito della diretta live fatta su TikTok da un detenuto, commenta: “In carcere i cellulari ci sono, in carcere le sostanze stupefacenti ci sono, stupirsi di questo è stupirsi del niente, ma questo perché è difficile il controllo del carcere. Se la Polizia penitenziaria è ridotta ai minimi termini, bisogna anche avere il coraggio di riconoscere che tutto questo accade. Poi non saprei dire se ci fosse o meno un’indagine in corso, credo che se ci fosse un’indagine vuol dire che un magistrato sta indagando per qualcosa, mi sembra strano che la Polizia penitenziaria possa autonomamente mettere delle cimici o addirittura delle telecamere come dicevano i detenuti”.
Le case circondariali, come quella di Pisa, rimarca il sacerdote, “patiscono moltissimo il sovraffollamento. Qui quasi il 70% dei detenuti è costituito da stranieri e moltissimi sono tossicodipendenti, perché ormai le carceri straripano di persone con problemi di dipendenza”. La legge 140/2026 – “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” – avrà un impatto lieve? “Ritengo di sì, almeno per ora, ma penso che non darà grandi risultati”.
The post Rivolta carcere Pisa. Cappellano: “La situazione è sempre molto precaria per problemi strutturali” first appeared on AgenSIR.