Tre centri aperti in tre anni, oltre 3.500 pazienti, più di 3.600 protesi, quasi 3.000 interventi chirurgici e oltre 600 dipendenti. Superhumans è una rete ucraina specializzata nella cura delle conseguenze più gravi del conflitto: protesizzazione, chirurgia ricostruttiva, riabilitazione fisica e sostegno psicologico, con cure gratuite per i pazienti. Superhumans nasce nel 2022 e inaugura il primo centro nel 2023 a Vynnyky, nella regione di Leopoli. Nel 2025 è arrivato Dnipro, nel luglio di quest’anno Odessa. A Kyiv è inoltre in progetto il National War Trauma Hospital, un ospedale specializzato nei traumi di guerra.
(Foto Superhumans Center)
La crescita della rete mostra un bisogno che non si esaurisce con l’emergenza. La guerra continua a produrre nuovi feriti, mentre chi ha già subito un’amputazione necessita di assistenza per decenni. I numeri restano inevitabilmente provvisori. Nel 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha riferito che le fonti disponibili indicano oltre 100 mila amputazioni dall’inizio dell’invasione russa su larga scala. Non significa altrettante persone amputate: uno stesso paziente può essere sottoposto a più procedure. Ma la dimensione del fenomeno è già sufficiente a mettere sotto pressione il sistema.
La prima protesi non chiude il percorso. La normativa ucraina prevede cicli di utilizzo differenti: tre anni per una protesi funzionale primaria, fino a cinque o sei per alcuni dispositivi ad alta funzionalità, meno in altri casi. Nel tempo può cambiare la conformazione del moncone, rendendo necessaria una nuova invasatura. Poi ci sono manutenzione, riparazioni e sostituzioni. Per i modelli più complessi i massimali riconosciuti dallo Stato superano gli 83 mila euro per una protesi di arto superiore e arrivano a circa 73.500 euro per una di arto inferiore. Sono tetti massimi, non costi medi.
Il fattore decisivo è il tempo. Una persona amputata a venti, trenta o quarant’anni può avere bisogno di nuove protesi, controlli e riabilitazione per gran parte della propria vita. Mentre proseguono le cure per chi è già stato preso in carico, arrivano nuovi pazienti.
La domanda sanitaria non si rinnova: si accumula.
I bilanci pubblici hanno già cominciato a registrarla. Nel 2024 lo Stato ucraino ha destinato circa 97 milioni di euro a protesi e altri dispositivi assistivi. Per il 2026 ne sono stati stanziati circa 155 milioni. Le somme comprendono anche carrozzine, ortesi e altri ausili e non rappresentano quindi la sola spesa per gli arti artificiali. Danno però la misura delle risorse ormai necessarie. Anche la risposta dello Stato sta cambiando. Ad agosto il Parlamento ha approvato una legge che rafforza il diritto di militari e veterani alla protesizzazione e alla riabilitazione finanziate dal bilancio pubblico. Manutenzione, riparazione e sostituzione dei dispositivi sono già garantite. Una risposta nata durante la guerra sta diventando una componente stabile della sanità e del welfare ucraini.
Ma le protesi sono soltanto una parte del problema. Uno studio prospettico pubblicato quest’anno su 156 amputati ucraini di guerra, con un’età media di 34,6 anni, ha rilevato un’associazione tra dolore dell’arto fantasma o del moncone, ansia, depressione e qualità della vita. All’inizio dell’osservazione il 30,8% aveva una diagnosi di ansia, il 17,3% di disturbo post-traumatico da stress e il 34% aveva riportato anche un trauma cranico. Danno fisico e psicologico possono quindi procedere insieme e condizionare la riabilitazione. Anche Superhumans è organizzato su questo modello: non soltanto protesi, ma chirurgia, fisioterapia, assistenza psicologica e programmi di reinserimento sociale.
(Foto Superhumans Center)
Il nodo successivo è la capacità del sistema. Secondo l’Oms, nel 2026 soltanto il 4% degli ospedali ucraini offre riabilitazione ospedaliera e appena il 3% delle strutture dispone di tecnologie assistive come protesi e dispositivi correttivi. Anche gli studi più recenti segnalano carenze nella capacità protesica, nel follow-up e nell’accesso alle cure. È in questo quadro che Superhumans continua ad allargarsi. Il Kyiv National War Trauma Hospital, sviluppato con la Croce Rossa ucraina e il ministero della Salute, è un progetto da 69 milioni di dollari. L’espansione dei centri indica che l’Ucraina sta costruendo una capacità sanitaria destinata a rimanere.
Le conseguenze vanno però oltre la sanità. Secondo la Banca Mondiale, quasi il 47% dei veterani non è riuscito a tornare al lavoro svolto prima della guerra. Il problema, a questo punto, esce dagli ospedali. Invalidità, formazione, sostegno psicologico e reinserimento professionale coinvolgono welfare e mercato del lavoro.
E cambia la scala economica. L’ultima valutazione internazionale sulla ricostruzione stima per il periodo 2026-2035 necessità per 23,6 miliardi di dollari nella sanità e 42,7 miliardi nella protezione sociale e nei mezzi di sostentamento. È il quadro nel quale dovranno essere finanziati anche riabilitazione, salute mentale, disabilità e assistenza ai veterani. Finora una parte della risposta è stata possibile grazie a una mobilitazione internazionale eccezionale. Ma gli aiuti straordinari non hanno lo stesso orizzonte delle necessità prodotte dalla guerra. L’Oms segnala che i finanziamenti umanitari globali sono in contrazione. Le conseguenze di amputazioni, traumi e disabilità continueranno invece a richiedere strutture, servizi e risorse per molti anni.
C’è infine un’altra variabile.
La guerra può smettere di produrre combattimenti prima di smettere di produrre feriti.
Circa 133 mila chilometri quadrati di territorio ucraino richiedono ancora verifiche per la possibile presenza di mine e residuati esplosivi. Sono ordigni che hanno già provocato morti e feriti e che resteranno una minaccia anche dopo un’eventuale cessazione delle ostilità. Il caso Superhumans rende già visibile questa trasformazione. Nato nell’emergenza, è diventato una rete e partecipa ora alla costruzione di un nuovo ospedale nazionale.
Una parte di una generazione giovane è stata uccisa, ferita o mutilata. Chi è sopravvissuto resta vittima della guerra, non una voce di costo. È il conflitto ad avere prodotto necessità che continueranno a richiedere cure, riabilitazione, assistenza e risorse. La ricostruzione dell’Ucraina non riguarderà quindi soltanto case, centrali elettriche, strade e infrastrutture. Una parte dei danni prodotti dal conflitto non potrà essere ricostruita. Dovrà essere curata e assistita per decenni. E questo processo è già iniziato.