Ucraina. I ragazzi di Odessa, la vita a vent’anni mentre la guerra continua

Scritto il 02/09/2026
da

Bohdan ha 21 anni e una bandiera ucraina tra le mani. Quando lo incontriamo sta andando verso Piazza dell’Europa, nel centro di Odessa, un tempo dedicata alla zarina Caterina II. Fino al 2022 qui sorgeva il monumento all’imperatrice. Oggi sul piedistallo c’è la bandiera dell’Ucraina e tutt’intorno decine di piccole bandiere ricordano i militari caduti, con i loro nomi e quelli di battaglia. Un memoriale popolare nato durante la guerra.

(Foto Calvarese/SIR)

Bohdan ne porta una nuova. Il giorno prima ha perso lo zio.

Bohdan Fefilov è nato e cresciuto a Odessa. Ha studiato Management all’Università nazionale politecnica e racconta che la sua vita è cambiata completamente dopo l’invasione russa su larga scala. Suo padre si è arruolato volontario.

“Sta difendendo il mio Paese e noi dall’esercito della Federazione Russa”.

Anche il suo ultimo compleanno porta dentro la guerra. Quella notte Odessa è stata bombardata. Bohdan ha iniziato a fare volontariato, a raccogliere fondi per l’esercito e a impegnarsi per mantenere viva la memoria di chi è morto.

Ogni mattina alle 9 l’Ucraina osserva un minuto di silenzio. A Odessa, in sedici incroci della città, per sessanta secondi i semafori diventano rossi per tutti. Il traffico si ferma. Familiari dei caduti e cittadini scendono in strada con bandiere e cartelli.

Poi il verde torna ad accendersi e la città riparte.

È dentro questa alternanza che vivono i giovani di Odessa. Gli allarmi, le esplosioni e le notizie dal fronte convivono con l’università, il lavoro, gli amici e i progetti per il futuro.

Taisia Chorna, “Taya”, ha anche lei 21 anni. Studia medicina, lavora part-time in ospedale e vuole diventare psichiatra. Prima del febbraio 2022, racconta, era poco interessata alla politica. Oggi fa volontariato ed è impegnata nell’attivismo civico.

“Ci si abitua in fretta a svegliarsi di notte al suono delle esplosioni e a correre verso un rifugio, anche se naturalmente tutto ciò lascia il segno”. I droni, dice, hanno colpito un paio di volte anche la strada dove vive.

Vorrebbe che l’Ucraina vincesse la guerra, ma non considera realistico che possa accadere nel giro di uno o due anni. Guarda anche all’Europa: per lei la Russia non è soltanto un problema ucraino e aiutare Kyiv significa investire “nel futuro di pace dell’Europa stessa”.

Taya vuole restare in Ucraina. Vorrebbe vedere il Paese entrare nell’Unione europea e sottolinea la necessità di combattere la corruzione. “Voglio continuare a vivere qui”, afferma.

La guerra di Valeriia è diversa. Non passa soltanto dai droni o dai rifugi.

È impegnata nell’attivismo civico, rappresenta l’organizzazione benefica “Positive Women Odesa”, fa parte del Consiglio dei Giovani e lavora come psicologa dell’emergenza.

Le sue giornate cominciano spesso ascoltando donne che hanno subito violenza di genere. Colloqui, sostegno psicologico, percorsi per aiutarle a superare il trauma. Quando è necessario, le indirizza verso strutture di accoglienza o specialisti.

L’organizzazione per cui lavora si occupa anche di contrasto all’Hiv e promozione della salute sessuale. Sono problemi che esistevano prima dell’invasione e che il conflitto non ha cancellato. Si sono sovrapposti a tutto il resto.

È un’altra faccia della stessa città. Quella delle conseguenze che non si vedono nei palazzi danneggiati o nelle immagini degli attacchi. La guerra entra anche nelle famiglie, nelle relazioni e nelle fragilità delle persone.

È con tutto questo che i giovani di Odessa hanno imparato a convivere. Come i loro coetanei, Bohdan, Taya e Valeriia continuano a studiare, lavorare, incontrarsi, fare progetti. Non aspettano che il conflitto finisca per cominciare a vivere.

Poi suona un allarme, arriva una notizia dal fronte, un altro nome compare su una bandiera.

La mattina dopo, alle 9, in alcuni incroci scatta nuovamente il rosso.

Per sessanta secondi Odessa si ferma.

Poi torna verde.

The post Ucraina. I ragazzi di Odessa, la vita a vent’anni mentre la guerra continua first appeared on AgenSIR.