De Sanctis: “Non è una limitazione a definire il valore di una persona”

Scritto il 06/03/2026
da

Conto alla rovescia per l’inizio delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, questa sera la cerimonia d’apertura all’Arena di Verona.  L’Italia si prepara a vivere un appuntamento storico per lo sport e per il Paese. Da oggi e fino al 15 marzo 2026, tra Milano, Cortina d’Ampezzo e altre località già teatro dei XXV Giochi olimpici invernali, si svolgerà la terza Paralimpiade ospitata dall’Italia, dopo Roma 1960 e Torino 2006. Un ritorno che rappresenta non solo una sfida organizzativa, ma anche culturale e sociale. A questi Giochi paralimpici invernali – arrivati alla 50esima edizione – parteciperanno più di 600 atleti. Mai così tanti. Si contenderanno i titoli Paralimpici in 79 eventi da medaglia (39 maschili, 35 femminili e 5 misti) suddivisi in sei sport differenti. Lo sport più partecipato sarà lo sci nordico con 168 atleti, seguito dal sci alpino con 164, quindi ice hockey con 135, biathlon con 107, snowboard con 77 e wheelchair curling con 66. Molto numerose sono le delegazioni di Cina con 70 atleti e Stati Uniti con 68. Il Canada è presente con 46 atleti, il Giappone con 44. L’Italia ha convocato 42 atleti. Ci sanno anche la Russia con sei atleti e la Bielorussia con quattro.  Il movimento paralimpico italiano arriva a questo traguardo dopo anni di crescita sportiva, visibilità mediatica e riconoscimento istituzionale, pur in un contesto ancora non del tutto equiparato a quello olimpico. Ne parliamo con il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, che sottolinea il valore assoluto dell’evento, il tema dell’accessibilità, il cambiamento di mentalità e le prospettive future per lo sport paralimpico nel nostro Paese.

Presidente, siamo ormai a ridosso dei Giochi: che valore hanno per il movimento paralimpico, soprattutto in Italia?
Hanno un valore assoluto. I Giochi paralimpici rappresentano la più grande manifestazione dello sport per atleti con disabilità. Sono, per dimensioni e importanza, tra i maggiori eventi sportivi al mondo. È chiaro che lo sport paralimpico invernale è diverso da quello estivo: è più complesso, spesso più rischioso, richiede una preparazione tecnica e attrezzature molto specifiche. Ma l’obiettivo resta lo stesso: arrivare a competere per una medaglia, olimpica o paralimpica che sia, in un grande abbraccio collettivo. Per l’Italia è un ritorno significativo. Ho avuto la fortuna di partecipare come capo missione ai Giochi di Torino 2006, e oggi vedo una crescita evidente del movimento, sia dal punto di vista sportivo sia sotto il profilo mediatico. Non siamo ancora del tutto equiparati al mondo olimpico, ma i progressi sono sotto gli occhi di tutti.

Questi Giochi saranno anche un banco di prova sul tema dell’accessibilità?
Su questo dobbiamo essere all’altezza, senza esitazioni. Quando organizzi un evento del genere, devi garantire che tutto sia accessibile: infrastrutture, impianti, servizi. È un requisito imprescindibile. Le città che ospitano i Giochi diventano più moderne, più inclusive, più all’avanguardia. È vero che l’Italia è partita in ritardo rispetto ad altri Paesi, penso al mondo anglosassone, sul piano culturale dell’accessibilità. Ma il movimento paralimpico sta contribuendo a recuperare terreno. Un’Olimpiade e una Paralimpiade hanno un valore straordinario anche per questo: aiutano a cambiare mentalità, a far comprendere che le differenze fanno parte dell’essere umano. Ogni persona è diversa dall’altra, e non è una limitazione a definirne il valore sociale.

Può essere un’occasione per cambiare lo sguardo dell’opinione pubblica?
È fondamentale. Il cambiamento di mentalità è forse il risultato più importante che possiamo ottenere. Non si tratta solo di sport, ma di cultura civile. Il nostro Paese ha bisogno di questo passaggio: riconoscere pienamente il valore delle persone con disabilità, dentro e fuori dallo sport.

Da presidente del Comitato, qual è l’emozione più forte che sta vivendo?
L’emozione più grande è rappresentare l’Italia. Sapere che l’attenzione del mondo sarà rivolta al nostro Paese è motivo di orgoglio e responsabilità. Conosco il movimento da molti anni, ho vissuto diverse esperienze internazionali, ma giocare in casa è qualcosa di speciale. C’è naturalmente anche un po’ di amarezza pensando agli atleti che, per varie ragioni, non potranno essere presenti: dietro ogni partecipazione ci sono anni di sacrifici, famiglie, tecnici, assistenti. Ma nel complesso prevale l’emozione di essere il Paese organizzatore di un evento così importante.

Che cosa si aspetta per la Nazionale e per il futuro del movimento?
Ogni Paralimpiade è una vetrina straordinaria, nazionale e internazionale. Mi auguro che possa rappresentare un trampolino anche per il prossimo ciclo paralimpico. Ma soprattutto spero che la crescita non si esaurisca nei giorni dei Giochi. I grandi eventi sono fondamentali, ma la vera sfida è costruire ogni giorno una cultura dell’inclusione, con regole chiare e fatti concreti. Solo così la mentalità cambia davvero e diventa patrimonio stabile del Paese.

The post De Sanctis: “Non è una limitazione a definire il valore di una persona” first appeared on AgenSIR.