Un legame lungo quarant’anni, segnato da collaborazione, amicizia e profonda stima. Mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e Palestrina, ricorda così il card. Camillo Ruini, del quale è stato segretario particolare dal 1986 al 2003, prima alla Cei e poi nel Vicariato di Roma. Il Sir lo ha intervistato alla chiusura della camera ardente, allestita nella Cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore, dove “tantissima gente è venuta a rendergli omaggio, riconoscente del bene spirituale che ha fatto”. “La sua vocazione è nata perché lesse il Vangelo. E in greco mi pare. Dopo averlo letto, parlò con il suo padre spirituale, il viceparroco della sua parrocchia d’origine, per comunicargli che voleva entrare in seminario”. Da lì è cominciato tutto.
Un ricordo che si concentra anzitutto sulla persona: “un uomo di grande umanità, che non metteva mai in difficoltà nessuno, lucido nelle idee e negli insegnamenti, misericordioso e pieno di carità. Ha fatto tanto bene nascosto, che solo chi l’ha ricevuto può testimoniarlo”. Dalla camera ardente emerge un segno evidente: “mi ha colpito la presenza di tanti giovani e di tanti preti giovani di Roma, ma anche di persone più anziane che erano rimaste in contatto con lui”. E ancora: “Io lo ricordo a Reggio Emilia quando era responsabile dei cosiddetti ‘studenti democratici’, un gruppo impegnato nella scuola. E questi giovani, che adesso hanno più o meno 60-65 anni, gli sono rimasti tutti legatissimi. Molti di loro venivano a trovarlo quando si era ammalato”. Mons. Parmeggiani sottolinea anche il profilo spirituale del porporato: “era una persona profondamente di fede, con i piedi per terra. Non una fede ‘con la testa piegata’, ma una fede intelligente”. E aggiunge: “una delle cose che mi ha colpito di più è stata la sua fedeltà alla preghiera, semplice, spontanea, diretta, quasi quella di un fanciullo che si mette nelle mani del Signore”. Una preghiera che accompagnava tutta la vita: “diceva di pregare poco, ma non è vero: era fedelissimo alla messa quotidiana, al Rosario, al breviario. Ha pregato fino alla fine con grande fiducia. In questi ultimi mesi si affidava totalmente al Signore. È morto molto sereno”.
Anche dello stile sacerdotale restano immagini vive: “quando celebrava in casa, iniziava una lunga preghiera dei fedeli, ricordando tutte le intenzioni: il personale della Cei, del Vicariato, le famiglie, i sacerdoti. Era un continuo pregare”. E ancora: “pregava anche con lo studio, con la riflessione sulle cose eterne. È stato un grande insegnante di cristologia, ecclesiologia ed escatologia”. Non è mancata la sua impronta nel dibattito pubblico: “ha sempre creduto che la fede dovesse essere rilevante per l’uomo nella società. Una fede irrilevante per lui non esisteva. Doveva produrre cultura e orientare le scelte e su questo si è trovato molto in sintonia con Giovanni Paolo II. La fede, per lui, deve incarnarsi nella cultura delle persone, e poi, deve avere una rilevanza nelle scelte. E dov’è che si fanno le grandi scelte? Nel mondo della politica. E allora – diceva – bisogna cercare di evangelizzare la politica con dei pronunciamenti per orientare chi poi deve fare le leggi. Quello che – aggiunge mons. Parmeggiani – la gente non ha mai capito troppo era proprio questa sua intenzione di dare degli orientamenti che partivano dal Vangelo, dal magistero della Chiesa e dalla dottrina sociale. E su questo lui si è impegnato fino in fondo. Qualcuno lo definì ‘il Richelieu della politica’, ma lui agiva da prete, forse da ‘prete emiliano’ di quella zona Reggio Emilia, Sassuolo, Modena, che aveva vissuto il ’48 e giù di lì, periodi in cui ci sono stati grossi conflitti anche a livello civile tra la destra e la sinistra. Quindi quell’aria lì lui l’ha respirata fin da ragazzo. In fondo veniva dalla terra di Don Camillo e Peppone”. Infine, l’eredità: “alla Chiesa italiana lascia una parola: coraggio. Coraggio nell’evangelizzare, nel dire la verità che è Cristo”. E al Paese: “la difesa della famiglia, della vita, della dignità della persona, l’importanza della cultura”. “Questa – conclude Parmeggiani – è la grande eredità del cardinale Ruini. Sta a noi portarla avanti”.
The post Camillo Ruini: mons. Parmeggiani, “uomo di grande umanità, fede intelligente e preghiera fedele” first appeared on AgenSIR.