Sono arrivati oggi pomeriggio a Roma Fiumicino con un volo da Tripoli, in Libia,130 rifugiati in fuga da Sudan, Eritrea, Palestina e altri Paesi africani che vivono da anni conflitti o violazioni dei diritti umani. Una quarantina sono bambini. Hanno attraversato deserti e soprusi, soprattutto nei centri di detenzione libici, e oggi sono in salvo e in sicurezza in Italia, per cominciare una nuova vita. I corridoi umanitari sono resi possibili grazie al protocollo tra Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Unhcr, Fcei, Arci e Comunità di Sant’Egidio firmato nel 2023, che finora ha consentito l’ingresso di 766 persone e si concluderà quest’anno. Il 2026 segna anche un anniversario importante, ossia dieci anni di corridoi umanitari. Dal febbraio 2016 sono stati accolti in Italia 7.606 rifugiati, un modello esemplare e una buona prassi che altri Paesi europei hanno imitato.
Corridoi umanitari (foto: Caiffa/Sir)
Le testimonianze dei rifugiati. Quasi nessuno parla inglese o francese, si comunica solo a sguardi e gesti. Hanno occhi commossi, sembrano storditi ma felici. Fatima (sono nomi di fantasia), 24 anni, vestita di azzurro, allatta il suo bimbo di otto mesi, vestito a festa con gli stessi colori della mamma. Le sue mani sono pitturate di henné nero. Anche questo è un simbolo festoso, che si usa solitamente nei matrimoni. Insieme al marito Alì è fuggita da El Fasher, in Darfur, uno degli stati del Sudan più martoriato dal conflitto iniziato tre anni fa. Migliaia di persone sono state uccise, donne e bambini violentati, interi villaggi dati alle fiamme. I tre hanno vissuto in Libia e ora, grazie al fratello arrivato cinque mesi con un altro corridoio umanitario – ora vive a Milano – sono potuti entrare in Italia. Il fratello Bashir mastica un po’ di italiano: “Oggi è una giornata felice, finalmente posso riabbracciare mio fratello e la sua famiglia – dice al Sir -. Ad Al Fasher hanno visto cose terribili. Anche io ho vissuto in Libia sette anni ed è stata molto dura. Non so ancora in che città andranno a vivere ma qualsiasi posto va bene.
Ora sono in salvo e in una terra libera”.
Corridoi umanitari (foto: Caiffa/Sir)
Corridoi umanitari (foto: Caiffa/Sir)
Natnael, 22 anni, è fuggito invece dall’Eritrea, dove il servizio militare è obbligatorio e un regime decennale opprime la popolazione. Ha vissuto a Tripoli facendo qualche lavoretto ma sempre con la paura di finire nei famigerati centri. Altre donne mostrano i documenti per far vedere il nome e la provenienza, ma non riescono a comunicare in nessuna lingua tranne la propria.
Il saluto della società civile. “Oggi Roma è l’Italia diventano casa vostra – ha detto accogliendoli al Terminal 5 di Fiumicino Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio -. È la casa dei diritti e della democrazia, una casa aperta alle donne. Oggi è un giorno di rinascita: non conta avere 10, 20 o 30 anni, tutti possiamo rinascere e oggi inizia una nuova vita per voi”. Giulia Gori, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), ha denunciato “il progressivo irrigidimento delle politiche migratorie europee” con la “riduzione degli spazi di accoglienza in Europa e i numeri dei resettlement sono bassi e non sufficienti”. “L’Italia continua a portare avanti questa esperienza virtuosa – ha precisato – mentre altre iniziative hanno dovuto interrompersi.
Auspichiamo che l’esperienza dei corridoi umanitari possa diventare un sistema strutturato e organico, certo e duraturo,
perché dimostrano che una alternativa rispettosa della dignità umana è possibile”. Filippo Miraglia, responsabile immigrazione di Arci nazionale, si è detto “felice di questo arrivo nonostante la stagione buia di guerre e violenze”. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) si è occupato delle procedure di evacuazione dalla Libia, soprattutto dai centri di detenzione. Il portavoce di Unhcr Italia Filippo Ungaro ha sottolineato “l’eccellenza” di questa esperienza, “che dimostra come il sistema Paese porti a risultati importanti. Tante persone riescono a venire in Italia senza doversi affidare ai trafficanti”.
Corridoi umanitari (foto: Caiffa/Sir)
Le istituzioni. Il prefetto Rosanna Rabuano, capo Dipartimento libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno, ha promesso ai rifugiati “accoglienza dignitosa e rispetto”, mentre l’ambasciatore Pierfrancesco Sacco, del Ministero Affari Esteri, ha ricordato i 72 palestinesi arrivati martedì in Italia grazie ai corridoi universitari e parlato di una “diplomazia dell’accoglienza”, come “parte integrante della politica estera italiana”.
Corridoi umanitari (foto: Caiffa/Sir)