Papa Leone XIV è tornato – per la prima volta dopo il ricovero per l’operazione al polmone – in Aula Paolo VI e il suo primo pensiero è andato ai giovani e al loro “disagio esistenziale”, pressoché ignorato in questi giorni che li vedono al centro delle cronache italiane ed europee ma non certo per i loro bisogni concreti e le loro aspirazioni più profonde. E sono sempre i giovani i destinatari del videomessaggio per l’inizio delle iscrizioni alla Giornata mondiale della gioventù, in programma nel 2027:
“Non vedo l’ora di incontrarvi a Seul!”,
ha rivelato il Papa. Mentre prosegue la convalescenza nel Palazzo apostolico, continuano dunque i segnali ogni giorno più incoraggianti di una progressiva ma rapida ripresa, sanciti del resto dal bollettino medico di ieri sera, che riportava gli esiti degli esami ist0logici confermando l’adenocarcinoma polmonare localizzato e rendendo noto al mondo che “non è necessaria alcuna ulteriore terapia”.
I giovani vogliono essere amati. “Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati”, il cuore del discorso in Aula Paolo VI, iniziato con un’analisi lucida e controcorrente del popolo giovane.
“Quanti studenti vivono condizioni di disagio esistenziale”,
ha esordito il Papa rivolgendosi ai partecipanti al Congresso internazionale sulla Pastorale scolastica e universitaria.
“Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”,
la sintesi della condizione giovanile letta con gli occhi di Leone XIV, accolto da un interminabile applauso dai 1200 presenti, provenienti da 60 Paesi: “Molti attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi”.
No a “cultura della prestazione”. “Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative”, la lettura profonda sotto forma di denuncia del Papa:
“Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare”.
Stimolare l’intelligenza e le domande dei giovani. “Aiutate i giovani che incontrate ad essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”, l’appello a chi nella Chiesa si prende cura dei giovani: “Com’è importante che le scuole e le università cattoliche siano, prima di tutto, casa, un luogo familiare dove si è attesi”, l’indicazione di rotta del Pontefice, secondo il quale “il primo annuncio, spesso, passa attraverso uno stile di accoglienza: qualcuno che ti guarda negli occhi, che ricorda il tuo nome, che nota la tua assenza, che si rallegra del tuo ritorno”. La vocazione delle scuole e delle università è “la ricerca comune della verità”, ricorda Leone. “In un ambiente accogliente, lo studente può manifestare il suo desiderio profondo di comprendere, di dare un senso alla realtà”, ha affermato, incoraggiando i presenti “a stimolare l’intelligenza dei giovani, a valorizzare le loro domande”. La pastorale scolastica e universitaria, per il Pontefice, “è chiamata ad accompagnare la germinazione lenta del pensiero, a insegnare a discernere e cercare con perseveranza”, poiché “i processi educativi hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente”.
“Proteggere i nostri giovani da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”,
la consegna sulla scorta della Magnifica humanitas, in un tempo in cui “falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani”.
“Una pastorale scolastica e universitaria sarà tanto più feconda quanto più si concentra sull’educazione del cuore”,
la ricetta di Leone XIV: “Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio”. “Il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato non sono attività accessorie, ma luoghi dove il cuore impara a dilatarsi”, ha ricordato il Papa: “Non dimentichiamo: carità e preghiera sono inseparabili”.
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