“La situazione è davvero catastrofica. Conosciamo molte delle persone colpite, gran parte della popolazione vive nelle tende. Sono persone che hanno perso tutto. Le loro cose sono completamente bagnate. Alcune famiglie avevano trovato riparo in rifugi di fortuna, fatti con qualche lamiera e una tenda, ma hanno perso tutto”.
(Foto Parrocchia Latina/Romanelli)
A parlare al Sir è il parroco della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, padre Gabriel Romanelli, commentando le forti piogge che nelle ultime ore hanno colpito la Striscia di Gaza, aggravando una situazione umanitaria già drammatica. Secondo l’ufficio stampa del governo di Hamas, circa 70mila tende che ospitano sfollati palestinesi sono state allagate, mentre i danni provocati dal maltempo e dalle condizioni invernali ammonterebbero finora a circa tre milioni di dollari. In diverse aree dell’enclave decine di muri sono crollati sotto la forza delle precipitazioni, causando anche alcuni feriti. A documentare la situazione sono anche alcune fotografie pubblicate sui social dallo stesso padre Romanelli: immagini di tende invase dall’acqua, materassi e coperte fradici, strade rese impraticabili dal fango e persone impegnate a salvare quel poco che possiedono. Uno scenario che rende ancora più difficile la vita di bambini, anziani e malati, esposti al freddo e al peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.
“Un vero disastro”. “Anche chi era riuscito a sistemarsi in quel poco che restava della propria casa, già bombardata e distrutta, ora si trova con gli ambienti allagati a causa del vento e delle piogge”, aggiunge il religioso di origini argentine. “Da parte nostra cerchiamo di fare il possibile per aiutare chi ha più bisogno e coloro che sono qui con noi, i malati, gli anziani, i bambini con disabilità assistiti dalle suore di Madre Teresa. Cerchiamo anche di portare avanti le attività scolastiche, ma la situazione generale è davvero drammatica”.
“Tantissime persone hanno perso tutto – sottolinea ancora padre Romanelli. – Le forti piogge hanno portato via anche quel poco che avevano nelle tende: barattoli di cibo, materassi, coperte e altri beni essenziali”.
È tutto bagnato, non soltanto per la pioggia, ma anche per l’acqua che scorre ovunque, spesso mescolata alle acque fognarie e ai rifiuti. È un disastro, e siamo soltanto all’inizio: ci aspetta un duro inverno. Che Dio aiuti davvero tutti e faccia arrivare presto il giorno della pace”.
Un nuovo vicario. A rinvigorire la speranza nella parrocchia della Sacra Famiglia è stato l’arrivo del nuovo vicario parrocchiale, padre Luis Montes, che ha preso il posto di padre Yusuf. “Siamo di nuovo tre sacerdoti”, spiega il parroco. “Padre Luis si sta inserendo, sta conoscendo la realtà e il nostro apostolato. Oggi siamo andati all’asilo e alla scuola; ha anche visitato i malati. È molto contento. Ci conosciamo molto bene: siamo entrati insieme nella vita religiosa nel 1988, quindi siamo compagni di cammino. Inoltre, da trent’anni viviamo e operiamo in Medio Oriente”.
Rimpalli di accuse. Secondo la Protezione civile di Gaza, nelle ultime ore sono state registrate oltre 1.500 richieste di soccorso a causa delle forti piogge che stanno allagando i campi per sfollati e mettendo a rischio edifici già danneggiati dalla guerra. Mentre prosegue lo scambio di accuse tra Hamas e Israele sulla gestione degli aiuti e dei materiali necessari ad affrontare l’emergenza, il Cogat, l’organismo israeliano che coordina le attività nei Territori palestinesi, riferisce di aver rafforzato gli interventi nel settore idrico e sanitario, con l’ingresso di nuovi autospurghi nella Striscia. Le Nazioni Unite segnalano inoltre l’arrivo di carburante, alimenti, medicinali e vaccini, ma ribadiscono che gli aiuti restano insufficienti rispetto agli enormi bisogni della popolazione.
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