Due titoli di richiamo in sala. Il primo è “The Mandalorian and Grogu” di Jon Favreau, nuovo tassello nell’universo “Star Wars” creato da George Lucas e oggi prezioso tesoro della Disney, una celebrazione sul grande schermo del cacciatore di taglie Mandaloriano e del suo piccolo aiutante Grogu. Con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Arriva poi in sala dal 79° Festival di Cannes “Amarga Navidad” del pluripremiato Pedro Almodóvar. Un viaggio nella mente creativa di un regista in crisi e del suo alter ego di carta. Un gioco di sguardi, tra cinema e autofiction, che scandaglia i sentieri dell’animo di Almodóvar e le sue traiettorie creative, tra legami affettivi, incomprensioni, attacchi di panico e strappi della vita. Visivamente elegante, ma claudicante a livello narrativo.
“The Mandalorian and Grogu” (Cinema, dal 20 maggio)
“È ambientato nel periodo compreso tra ‘Il ritorno dello Jedi’ e la trilogia sequel. Segue le vicende del Mandaloriano e del suo figlio adottivo e apprendista, Grogu, mentre si avventurano nella galassia a caccia di taglie per conto della Nuova Repubblica”. Così il regista, sceneggiatore e produttore Jon Favreau – suoi “Iron Man” e “Il re leone” – nel raccontare la nuova avventura di Mando e Grogu questa volta sul grande schermo. Il pubblico si è affezionato all’improbabile coppia durante le tre stagioni della serie su Disney+ (“The Mandalorian”, 2019-23) e ora il film ne celebra il successo, in un’operazione tesa ad accontentare i nostalgici della mitica saga creata da George Lucas nel 1977 ma anche il nuovo pubblico da piattaforma. Ma “The Mandalorian and Grogu” è semplicemente una reunion da grande schermo? Qualcosa di più, un racconto fantastico d’azione ed evasione che si gioca sul rapporto padre-figlio. Con Pedro Pascal, Sigourney Weaver e Jeremy Allen White.
La storia. L’Impero è imploso e i suoi affiliati sono sparpagliati nella galassia. La Nuova Repubblica sta dando loro la caccia e così assolda l’infallibile Mandaloriano, Din Djarin, per acciuffarli. Intrepido sì, ma Mando è diventato sempre più accorto nell’accettare gli incarichi perché desidera proteggere Grogu…
“La loro storia – ha indicato Pascal – è iniziata con Mando nel ruolo di un protettore molto riluttante nei confronti di questo bambino misterioso. Attraverso le loro incredibili avventure, hanno instaurato un legame profondo. Mando ora si concentra sul proteggere suo figlio e prepararlo per il futuro”. Il divo hollywoodiano del momento, Pedro Pascal, tratteggia con precisione il cambio di passo del personaggio del Mandaloriano. Un tempo ermetico e impermeabile alle emozioni, ora dimostra più cura e senso di protezione verso il piccolo Grogu. A capitalizzare l’attenzione è proprio quel legame, l’evoluzione sul binario genitore-figlio, rispetto alle girandole tra salti nello spazio, arresti spericolati e fughe rocambolesche. “The Mandalorian and Grogu” si muove in armonia nella galassia cinematografica di “Star Wars” tra atmosfere rétro, richiami alla saga originaria, e sfumature da western spaziale. Ottime sempre le musiche del Premio Oscar Ludwig Göransson. Consigliabile, semplice.
“Amarga Navidad” (Cinema, dal 21 maggio)
Nel 2024 ha vinto il Leone d’oro all’81a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia con “La stanza accanto”, il suo primo film in lingua inglese. Il regista spagnolo Pedro Almodóvar, a due anni di distanza torna in concorso al Festival di Cannes, dove è di casa, con “Amarga Navidad”, di cui firma anche la sceneggiatura. Targato come sempre El Deseo e Warner Bros., il film è nei cinema dal 21 maggio. Protagonisti Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia e Aitana Sánchez-Gijón. Un racconto tra biografia e autofiction, tra cinema e metacinema, che esplora il blocco creativo di un autore, la sua fuga dalla realtà nel proprio alter ego, tra irrisolti, malattie e dolori dagli echi lontani.
La storia. Isola di Lanzarote 2004, Elsa è una regista di spot pubblicitari che sta provando a terminare la sceneggiatura di un film. Si è rifugiata nella bellissima isola vulcanica per sfuggire a emicranie e attacchi di panico. Lì davanti alla pagina vuota del computer rilegge il suo rapporto con la madre scomparsa e con il compagno Bonifacio. Madrid 2026, il regista-sceneggiatore Raul Rossetti è al computer, faticando a chiudere il copione del suo nuovo film che ha come protagonista proprio Elsa. Due piani temporali, narrativi, giocati tra realtà e finzione, si incontrano, si intrecciano e procedono in parallelo…
“Il colore scuro, nero di Lanzarote – indica Almodóvar – un’isola vulcanica, è molto drammatico, molto cinematografico e molto mentale. Un paesaggio perfetto per sparire, per nascondersi, per osservare un lutto o per morire”. “Amarga Navidad” è un racconto di vite bloccate, sulla soglia, tra realtà e finzione. Il regista Raul, possibile proiezione di Almodóvar, vive uno stallo creativo e non riesce a completare l’ossatura della nuova storia. Ferito dalla vita e messo alla prova da malesseri psicofisici, riversa sulla sua protagonista di carta, Elsa, le medesime sfide. Elsa è dunque anche lei un alter ego, che si rifugia nella quiete lunare di Lanzarote, in una maestosa villa nel nulla. Lì riavvolge il nastro dei ricordi, rielabora i traumi subiti, che le provocano attacchi di panico. Almodóvar si guarda allo specchio e proietta le sue inquietudini in un doppio: Raul ed Elsa, autore e creatura letteraria. Una moltiplicazione di punti di vista sulla vita, la morte, il dolore, la difficoltà di reagire al lutto e agli affanni della vita di coppia (Raul e Santi, Elsa e Bonifacio, Mónica ed Elena).
“Amarga Navidad” è un film dall’habitus formale sofisticato, splendido per scenografie, fotografia e colonna sonora di Alberto Iglesias. Almodóvar dirige con mestiere ed eleganza, c’è poco da dire. Il problema qui è la sceneggiatura: incerta e ondivaga, che non tiene il passo dell’estetica. Un’opera di transito. Irrisolta. Complesso, problematico, per dibattiti.