Viaggio di Taizé lungo la linea del fronte. “Siamo al vostro fianco, non siete stati dimenticati”

Scritto il 29/10/2026
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“Siamo al vostro fianco, non siete stati dimenticati”. Fr. Benoit, della comunità di Taizé, riassume con queste parole “il senso” di un viaggio, durato per tutto il mese di ottobre, in Ucraina. In quattro hanno accettato la sfida di vivere “una presenza solidale” con il popolo ucraino: due fratelli ed una coppia di origine ungherese che vive a Taizé da 20 anni. Hanno visitato diverse città, tra cui Kiev, Ternopil, Drohobych e Kolomyia, Zhytomyr. “Quanto a me – racconta al Sir fr. Benoît – il mio viaggio è iniziato a Leopoli, è proseguito a Odessa e Kryvyi Rih, e poi in una dozzina di altre città, tra cui Dnipro, Kharkiv, Pavlohrad, Izyum… Tra autobus, minibus, treni e automobili, ho percorso oltre 5.900 chilometri all’interno del Paese”.

Perché andarci, proprio in questo momento?

“Certo, il periodo è difficile e il pericolo è elevato, dato che l’intero territorio ucraino è una zona di guerra; eppure, questa è la realtà quotidiana per milioni di persone che vivono lì senza avere altra scelta. Nel salutare tutti questi amici, ho pensato che tali visite fossero innanzitutto il segno di una semplice presenza: stare al loro fianco, andare a trovarli e ascoltarli”.

“Non siete soli”, il messaggio di Taizé alle comunità ucraine

Com’è vivere sotto il peso costante degli allarmi?

Nell’est del Paese, la guerra diventa rapidamente molto più visibile e onnipresente. A Kharkiv, così come a Izjum, i raid aerei russi hanno lasciato tracce evidenti; molti edifici residenziali sono stati distrutti o danneggiati. Lì, come a Kryvyj Rih o a Pavlohrad, gli allarmi sono frequentissimi. Quando scatta l’allarme aereo, gli insegnanti devono portare le classi nei rifugi; di conseguenza, in alcune località, bambini e ragazzi trascorrono gran parte della giornata scolastica in aule sotterranee. A Kiev, i recenti attacchi ai ponti cittadini e la sistematica distruzione delle infrastrutture elettriche causano talvolta l’interruzione del servizio della metropolitana. E decine di migliaia di persone vi si rifugiano durante la notte per dormire, al riparo dai bombardamenti…

Cosa l’ha colpita di più?

Sono impressioni difficili da trasmettere, frammenti che riaffiorano alla memoria: un bambino che si lancia tra le braccia della madre, una giovane donna in lacrime mentre vede un amico salire sull’autobus che lo riporterà al fronte… Questa volta ho provato anche paura, specialmente quando, una notte, sono stato svegliato alle 3.15 dal boato di quattro esplosioni che sembravano vicinissime. Quella stessa notte, violenti attacchi russi hanno colpito le città di Pryluky e Kremenčuk. Ma l’esperienza che più mi ha segnato è stata, senza dubbio, la mia breve visita a Izjum, al termine di una strada coperta per decine di chilometri da reti anti-drone. In vita mia, non avevo mai visto una tale distruzione. In un edificio ancora in piedi, nel marzo 2022, una cinquantina di persone hanno perso la vita in un istante; i loro appartamenti, sventrati, sono ancora lì. È stato davvero straziante rendere omaggio alla loro memoria e restare lì, in silenzio…

Avete incontrato tante persone. Quale storia l’ha colpita di più?

C’è la storia di un giovane soldato che vive a Izjum vive e che desideravo molto incontrare. Due giorni prima, mi aveva scritto che, durante la notte, le finestre del suo appartamento erano andate in frantumi a causa di un’esplosione avvenuta nelle vicinanze. Sapendo del mio arrivo, aveva organizzato per me, nel giro di poche ore, un programma intenso: incontri con amici, soldati, due cappellani militari… Un altro giovane soldato, incontrato a Pavlohrad, conserva un ricordo profondo dei periodi trascorsi a Taizé qualche anno fa e spera di potervi tornare. È rimasto in contatto con giovani di altre parti d’Europa che chiedono regolarmente sue notizie; queste amicizie per lui significano molto. La fede rappresenta, per lui, una fonte di sostegno fondamentale. Un terzo esempio, tra i tanti incontri significativi: a Verchnodniprovsk, padre Serhiy accoglie giovani orfani, provenienti spesso dalla parte orientale del Paese. I ragazzi che vivono lì trovano un’atmosfera familiare; questa semplice vita comunitaria è, di per sé, un autentico segno di speranza.

Le tombe di giovanissimi soldati morti sul fronte (Foto fr. Benoit)

Chi sono i giovani ucraini? Quali sono i loro sogni, ma anche le loro ombre?

In ogni città che abbiamo visitato siamo stati accolti con grande calore. Alcuni di questi giovani sono stati a Taizé o hanno partecipato all’incontro europeo a Parigi, mentre altri si stanno preparando a recarsi in Polonia alla fine dell’anno. Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è il loro coraggio. Un aspetto di questa resilienza è la loro capacità di guardare sempre a chi soffre più di loro. Eppure, il dolore di una famiglia che ha perso un figlio al fronte resta incommensurabile. A Khlivchany, abbiamo voluto rendere omaggio alla memoria di Dmytro, caduto in combattimento a Kherson il 12 marzo 2023. È stato un momento di grande commozione. Dopo aver reso omaggio sulla sua tomba, abbiamo fatto visita alla sua famiglia. Al nostro arrivo, la nonna era in lacrime. Siamo stati accolti con profonda intensità da questa famiglia in lutto; la loro dignità di fronte alle avversità costituisce un vero tributo al figlio e nipote scomparso, di cui portano avanti, ancora oggi, l’impegno per la libertà.

Uno dei tanti incontri di fr. Benoit con i giovani ucraini (Foto Taizé)

Anche i cuori sono feriti. E sono feriti dall’odio. Come si costruisce una VERA pace in una terra così duramente provata?

Mi sembra impossibile parlare di pace finché continuano i bombardamenti e si moltiplicano i crimini di guerra contro le popolazioni civili. A mio avviso, definire le cose in modo errato – per esempio parlare di un “conflitto” quando si tratta di una guerra di aggressione unilaterale – non fa che accrescere la sofferenza di questo popolo; lo stesso accade quando le autorità politiche mettono sullo stesso piano l’aggressore e l’aggredito, trattando i due Paesi come se fossero equivalenti. Credo che il futuro si prepari nell’amicizia condivisa, nello scambio e nell’incontro. Per i cristiani, ciò passa attraverso l’apertura verso i fratelli e le sorelle in Cristo che vivono la propria fede in Chiese diverse. Il panorama ecumenico in Ucraina è un vero e proprio mosaico. A volte le divisioni sono assai dolorose, poiché legate a ferite del passato; per questo riteniamo ancora più importante visitare tutte le Chiese e costruire, nel tempo, legami basati sulla fiducia.

C’è un’immagine che si porta nel cuore?

Un ricordo: a Odessa, mi trovavo insieme a due amici in cima alla celebre scalinata monumentale quando è scattato un allarme aereo di livello rosso. Lì, l’intervallo tra l’allarme e l’impatto può essere brevissimo; i miei accompagnatori hanno quindi deciso di allontanarci dalla costa. È stato allora che abbiamo notato un giovane intento a suonare il violino, un’attività che nulla sembrava poter interrompere. Vederlo e ascoltarlo è stato così toccante che non riuscivo più ad andare via. Si chiama Danylo, ha quindici anni e, che ci sia un allarme o meno, continua a fare ciò che sa fare: suonare il violino. Oggi, ripensando a lui, mi dico che finché ci sarà un Danylo a suonare il violino a Odessa, la violenza e la morte non avranno l’ultima parola.

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