Trump e Guterres dividono il mondo sul potere

Scritto il 23/09/2026
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(New York) Due discorsi, due idee opposte del potere. La prima giornata del dibattito generale dell’Onu ha avuto il volto di Donald Trump, che dal podio del Palazzo di Vetro ha portato nel mondo la sua “America First”, rivendicando l’uso della forza e minacciando di “annientare la Repubblica islamica” se Teheran non accetterà un accordo. Un’ora prima, nel suo ultimo intervento all’Assemblea, António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, aveva avvertito le superpotenze che il loro potere “non è poi così super” e che la sola forza militare non garantisce la pace.
Trump ha difeso la guerra condotta con Israele contro l’Iran, che ha colpito le rotte commerciali e fatto salire i prezzi dell’energia per gran parte dei paesi presenti. Poi, proprio nella sede di un’organizzazione la cui Carta chiede agli Stati di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza, ha posto Teheran davanti a un’alternativa: un’intesa che le consenta di ricostruire il Paese oppure la sua rapida distruzione. “Li spedirò all’inferno senza alcuna possibilità di sopravvivenza”, ha detto, prevedendo tuttavia un accordo dopo le elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre. Il ministro degli esteri iraniano, Araghchi, si è poi incontrato, per tre ore, con gli inviati Usa Witkoff e Kushner, ma la diffidenza di Teheran resta profonda.
“Mentre altri hanno promesso forza, io l’ho usata per rendere l’America il Paese più potente del mondo”, ha scandito Trump, facendo del primato militare, economico e tecnologico degli Stati Uniti l’asse dell’intero intervento. Il presidente ha chiesto agli altri Paesi di isolare economicamente l’Iran e ha esteso la stessa dottrina all’America Latina. Ha definito i cartelli della droga “l’Isis dell’emisfero occidentale”, previsto la caduta di Cuba, i cui rappresentanti hanno lasciato la sala, e presentato l’operazione con cui gli Stati Uniti hanno catturato Nicolás Maduro come prova della volontà di impiegare la propria “potenza militare senza pari” per proteggere gli interessi americani.
A margine dei lavori Trump ha incontrato per la prima volta la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, mentre Caracas discute con interlocutori statunitensi di energia, debito e risorse minerarie. Sull’intervento in Venezuela, Trump ha rivendicato una logica da vincitori: “Al vincitore vanno le spoglie”, beffandosi della Convenzione di Ginevra, che il saccheggio delle risorse di un paese.
Nella stessa giornata Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo che amplia la presenza militare americana nell’isola artica con due nuove basi e impedisce l’insediamento di potenze avversarie, confermando la centralità dell’Artico nella competizione con Russia e Cina.
Trump ha riconosciuto all’Onu un “grande potenziale”, ma l’ha accusata di promuovere un’agenda di estrema sinistra. Ha attaccato la Corte penale internazionale e rivendicato il merito di avere concluso la guerra a Gaza, nonostante il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano siano ancora in stallo.
Gli altri leader hanno evitato uno scontro diretto con Washington, ma il presidente brasiliano Lula ha difeso l’autodeterminazione dei venezuelani e quello francese, Macron, al suo ultimo discorso in Assemblea, ha messo in guardia dalla “legge della giungla”. Su Gaza Erdoğan ha accusato Israele di avere una “mentalità genocida”, mentre l’emiro del Qatar ha parlato di Gaza come di “genocidio in ogni senso della parola”.
Ad aprire la giornata era stato però Guterres. “Le fratture nel nostro mondo si stanno allargando. Le crepe sono diventate voragini”, ha detto nel suo testamento politico, accolto alla fine da una standing ovation. Guerre, disuguaglianze, crisi climatica e intelligenza artificiale sono per il segretario generale manifestazioni della stessa domanda: chi possiede il potere, come lo usa e chi ne resta escluso.
Guterres ha difeso la soluzione dei due Stati per israeliani e palestinesi, chiesto che “chi inquina paghi” e sollecitato una riforma delle istituzioni internazionali, a partire dal Consiglio di sicurezza. Sull’intelligenza artificiale ha ricordato che i Paesi con le maggiori capacità hanno anche le responsabilità più grandi verso l’umanità. Il suo mandato terminerà il 31 dicembre, ma non il suo impegno: “Non mi arrenderò mai”. Nel giorno inaugurale dell’Assemblea, il contrasto è rimasto sospeso nell’aula: da una parte il potere della cooperazione invocato da Guterres, dall’altra la forza come linguaggio della politica mondiale rivendicata da Trump.

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