Dodici vescovi hanno pregato con Trump nello Studio Ovale: la Usccb non l’ha organizzata e Grob denuncia il video girato a loro insaputa.
The post Studio Ovale, la Chiesa Usa si smarca dalla preghiera con Trump. Il video diffuso senza il consenso dei vescovi first appeared on AgenSIR.Una preghiera, un video, due mea culpa. Giovedì 22 ottobre dodici vescovi cattolici statunitensi si sono raccolti attorno a Donald Trump, seduto alla scrivania dello Studio Ovale, mentre l’arcivescovo di Denver, mons. James R. Golka, chiedeva a Dio di benedire il presidente e di proteggere il Paese “da ogni influenza del male”. Poche ore dopo le immagini erano online, pubblicate da Margo Martin, consigliera per la comunicazione della Casa Bianca, a meno di due settimane dal voto di metà mandato del 3 novembre. “Non è qualcosa che la Usccb ha organizzato. Non è affiliato alla Conferenza”, ha precisato Chieko Noguchi, portavoce della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb). Nei giorni successivi sono emerse due letture opposte: il rammarico e la difesa.
Grob e Joensen: una preghiera strumentalizzata
Il testo più netto porta la firma di mons. Jeffrey S. Grob, arcivescovo di Milwaukee. Diffuso domenica 25 ottobre dalla Repubblica Dominicana, ricostruisce la giornata. L’invito, giunto a metà settembre, prospettava un confronto riservato su controlli migratori, visti per i religiosi e dignità umana, con la possibilità di pregare privatamente con il presidente. Dopo 90 minuti di colloquio con lo staff per le politiche interne, i vescovi sono stati accompagnati nello Studio Ovale e invitati a disporsi alle spalle di Trump. “A insaputa del gruppo è stato girato anche un video”, precisa l’arcivescovo, e nessuno aveva autorizzato la diffusione di foto e riprese. “Provo una profonda tristezza, non solo per il dolore che ho causato, ma anche perché qualcosa di così sacro come la preghiera al Padre celeste sia stato manipolato in quel modo”, scrive. E aggiunge: “Non avremmo mai dovuto essere messi in quella posizione dalla Casa Bianca. Non sono partito senza riserve. Vorrei averle ascoltate”. Il giorno prima era intervenuto mons. William Joensen, vescovo di Des Moines, che aveva visto nell’incontro, nella memoria di san Giovanni Paolo II, l’occasione di portare il Vangelo su migrazioni, sfruttamento dei poveri, vita nascente e scuola. Il vescovo non attenua il giudizio: “Molte cose legate a questa amministrazione sono apertamente in contrasto con la nostra fede cattolica”. Poi richiama le parole di Gesù sulle pecore in mezzo ai lupi: “Avrei voluto essere più accorto e meno semplice, come quelli che hanno sfruttato il nostro incontro per fini politici di parte”.
Catholic Archbishops and Bishops pray with President Trump in the Oval Office
— Margo Martin (@MargoMartin47) October 22, 2026
La difesa di Golka e Bullock, il richiamo di Palm Beach
Di segno diverso la posizione di mons. James R. Golka. Il giorno stesso l’arcidiocesi di Denver ha ricordato che pregare per chi ha incarichi pubblici è una prassi antica, radicata nell’esortazione di san Paolo, e ha precisato: “Non è un sostegno ad alcun candidato o partito”. Al Denver Catholic l’arcivescovo ha poi raccontato di aver messo in conto un possibile uso politico: “Ho pensato che questo è ciò che fanno i cattolici: preghiamo per le persone, che siamo d’accordo o no, preghiamo sempre per il nostro Paese e per i leader”. Ad amici che gli chiedevano ragione della scelta ha risposto: “Ho fatto il prete cattolico”. Sul video riconosce che molti lo hanno letto come un appoggio, ma assicura: “Non è mai stata mia intenzione”. Sulla stessa linea mons. Scott Bullock, vescovo di Rapid City: “Non doveva essere un incontro politico. Abbiamo chiesto al Signore di dare saggezza ai nostri leader e di aiutarli a restare umili”. Nessuna dichiarazione, finora, dagli altri otto partecipanti: mons. Joseph Naumann, arcivescovo emerito di Kansas City in Kansas, i vescovi Edward Burns (Dallas), Michael Barber (Oakland), Steven Raica (Birmingham), James Wall (Gallup) e Thomas Hennen (Baker), mons. Francis Kalabat, eparca caldeo di Detroit, e mons. Elias Zaidan, eparca maronita di Los Angeles. Lunedì 26 ottobre è arrivata la presa di distanza di mons. Manuel de Jesús Rodríguez, vescovo di Palm Beach, la diocesi della Florida in cui si trova la residenza di Trump a Mar-a-Lago. Su X ricorda che la Chiesa non sostiene candidati né partiti e avverte che gesti compiuti a suo nome, anche sotto forma di “preghiere” o “benedizioni”, vanno considerati “esclusivamente come espressioni di una preferenza politica individuale”. Il 14 ottobre il presidente della Usccb, mons. Paul Coakley, aveva invitato i fedeli a “mettere la fede prima della politica”. Grob chiude la sua lettera così: “Siamo, come sempre, un popolo pellegrino. E questo vale anche per i vescovi”.