“Se non mettiamo al centro la dignità dell’uomo, sarà una partita a perdere per tutti”. Roberto Crosta, presidente della Fondazione Marcianum e segretario generale della Camera di Commercio di Padova, riflette sul caso InvestCloud Italy di Marghera: il licenziamento collettivo dei 37 dipendenti dell’unica sede italiana della multinazionale californiana, motivato esplicitamente con il passaggio a sistemi integrati di intelligenza artificiale, è il primo caso documentato in Italia di questo tipo.
(Fondazione Marcianum)
Come lo legge: un campanello d’allarme o un caso isolato?
Un campanello che ha suonato forte, mettendoci di fronte alle implicazioni concrete dell’intelligenza artificiale. Fino a oggi avevamo ripetuto che “con l’IA perderemo posti di lavoro”, ma era un’affermazione astratta. Questa volta è accaduto, in modo documentato. C’è però un’ulteriore riflessione: questa è la prima volta che lo sappiamo con certezza, perché chissà quante altre volte è già successo, con motivazioni meno trasparenti. Siamo davanti a un cambio di paradigma. La vera domanda è: come scegliamo di governarlo?
La storia insegna che ogni rivoluzione tecnologica genera paura e resistenza. Siamo condannati a ripetere lo stesso errore?
Penso spesso al luddismo, quei lavoratori che distrussero i telai meccanici perché li vedevano come una minaccia. Era una reazione comprensibile, ma non fermò nulla.
Oggi sarebbe ugualmente inutile opporre resistenza alla transizione tecnologica. La domanda non è “blocchiamo l’innovazione?”, ma “come la orientiamo?”.
E questo richiede un salto culturale: smettere di leggere il cambiamento come una minaccia e cominciare a costruire percorsi seri di riqualificazione.
Il 90% delle imprese venete ha meno di dieci dipendenti. Come si parla di IA a chi fatica già solo a nominarla?
È il nodo vero. Di fronte all’intelligenza artificiale, molte piccole imprese si bloccano: non la capiscono, ne hanno timore, la percepiscono come qualcosa per altri. Il tema che si apre è decisivo: come formiamo gli imprenditori a un uso – e lo dico consapevolmente – intelligente dell’intelligenza artificiale? Perché se la riduco a uno strumento per tagliare il personale, ho frainteso tutto. Se invece ragiono su come valorizzare le persone che lavorano con me, come svilupparne le competenze e costruire con loro un percorso nuovo, allora quell’investimento ha senso.
La dottrina sociale della Chiesa lega il lavoro alla dignità della persona. Ma fuori dalla Chiesa, chi difende ancora questo principio?
Il lavoro come dimensione costitutiva della persona è certamente un pilastro della dottrina sociale della Chiesa. Ma prima ancora, per me, è una questione di civiltà:
chi perde il lavoro rischia di perdere la propria dignità di uomo, di donna, di cittadino. Non è un tema confessionale, è un tema umano.
E deve tornare al centro del dibattito pubblico, prima che le decisioni vengano prese solo in base ai bilanci aziendali.
Governo, formazione, riconversione: parole che si sentono spesso. Chi le mette davvero in pratica?
Sono due le leve su cui bisogna agire con serietà. La prima è il governo dell’innovazione: occorre che chi guida questi processi abbia a cuore non solo l’efficienza, ma la tutela della persona. La seconda è la formazione, in particolare per chi ha superato i quarant’anni e si trova davanti a trasformazioni radicali e inattese. Questa transizione riguarda tutti, nessun settore escluso. Io stesso, alla Camera di Commercio, potrei automatizzare con l’IA interi processi amministrativi.
Ma la scelta che dobbiamo fare è un’altra: usare quella tecnologia per liberare le persone da compiti ripetitivi e portarle verso lavori a maggiore valore, più ricchi di relazione e competenza.
C’è chi vede nell’IA solo un modo per tagliare i costi. È questo il vero rischio?
Se l’unica bussola è il risparmio, abbiamo già perso. Se invece l’intelligenza artificiale diventa lo strumento per valorizzare le persone, per restituire loro tempo e dignità, per liberarle da mansioni ripetitive e aprire spazi nuovi, allora stiamo parlando di un’opportunità straordinaria. Penso all’IA in medicina: i risultati già raggiunti sono impressionanti, e quelli possibili lo sono ancora di più. Ma funziona solo quando è orientata al bene della persona, non alla sua sostituzione.
I maggiori sviluppi tecnologici nascono dall’industria bellica. È possibile un’innovazione che metta al centro il bene dell’uomo?
È la domanda che mi pongo più spesso. L’innovazione ha storicamente trovato nell’industria bellica il suo principale acceleratore. Ma è davvero necessario che sia sempre così? Possiamo immaginare uno sviluppo guidato non dalla competizione tra potenze, ma dalla cura per l’uomo? Questa è una scelta etica e non intendo “etica” in senso confessionale, intendo avere l’essere umano come punto di riferimento di ogni decisione. Il Papa lo ripete con insistenza: non è la tecnologia a determinare il futuro, ma chi la governa e con quali valori.