Mettere al centro l’ascolto, le relazioni positive e l’approccio riparativo per costruire una comunità educante più coesa e sicura: è il percorso di benessere scolastico promosso da Sos Villaggi dei Bambini Ets nell’Istituto comprensivo Ilaria Alpi di Milano avviato a febbraio e in programma per l’intero anno scolastico 2026-2027, coinvolgendo studenti, docenti e famiglie con l’obiettivo di
rafforzare il clima scolastico, favorire la riparazione del danno generato dai conflitti e casi di bullismo e promuovere relazioni positive all’interno della comunità scolastica.
(Foto Sos Villaggi dei Bambini)
“Come Sos Villaggi dei Bambini, noi promuoviamo i diritti dei bambini e dei ragazzi – spiega al Sir Guendalina Dell’Anno, referente del Programma di sostegno familiare di Milano di Sos Villaggi dei Bambini -. Il nostro modello di benessere scolastico parte dalla convinzione che se dai la possibilità ai ragazzi di parlare di ciò che accade in modo corretto si possono risolvere determinati problemi e per farlo noi crediamo molto nel costruire delle relazioni positive all’interno della scuola, facendo attività di formazione pratica con i docenti e i ragazzi attraverso peer educator.
L’obiettivo è aiutare a cambiare la modalità di fare scuola e relazionarsi tra di loro”.
Sos Villaggi dei Bambini agisce su due livelli. Il primo è educativo e preventivo: “Promuove una cultura delle relazioni positive e aiuta studenti e studentesse a riconoscere emozioni e bisogni, comprendere l’impatto dei propri comportamenti, gestire i conflitti in modo costruttivo e individuare per tempo segnali di prevaricazione, violenza tra pari e violenza di genere”.Il secondo riguarda la gestione delle situazioni critiche: “Quando emergono conflitti, comportamenti lesivi o episodi di violenza, la scuola viene accompagnata a intervenire attraverso l’approccio riparativo, mettendo al centro la tutela di chi ha subito, l’assunzione di responsabilità di chi ha agito il danno e, quando possibile, la riparazione e la ricostruzione delle relazioni. La formazione dei docenti è affiancata da momenti di accompagnamento metodologico e supervisione, pensati per sostenere la lettura delle dinamiche relazionali e l’applicazione concreta degli strumenti proposti dal modello”.
(Foto Sos Villaggi dei Bambini)
Dentro questa cornice, l’approccio riparativo rappresenta lo strumento con cui la scuola viene accompagnata nella gestione delle situazioni più critiche. Dell’Anno precisa: “Il bullismo non va confuso con un conflitto tra pari: non ci sono due parti sullo stesso piano, ma una prevaricazione ripetuta che rischia di lasciare sola la vittima. Per questo il primo passo è sempre proteggere chi subisce.
L’approccio riparativo non significa minimizzare o sostituire le regole, ma aiutare la comunità scolastica a riconoscere l’impatto dei comportamenti, ad assumersi responsabilità e, quando possibile, a riparare il danno.
Una scuola sicura è una comunità fondata sull’ascolto, sul rispetto e sulla responsabilità condivisa”. Non solo: “Lavoriamo sulla partecipazione dei ragazzi nel riparare i conflitti. La modalità punitiva non porta a grandi risultati, il conflitto alla base resta. Con l’approccio riparativo quando emergono conflitti o atti di bullismo, l’incontro, come per per magia, cambia la percezione, perché per la prima volta i ragazzi si ascoltano e tutte le scuse che utilizzano per giustificare i loro comportamenti vengono meno. Mi piace utilizzare una frase della poetessa Alda Merini: ‘Anche se la finestra è la stessa non tutti quelli che vi si affacciano vedono le stesse cose. La veduta dipende dallo sguardo’. Quando si capisce la sofferenza dell’altro, non è detto che si possa ritornare amici, ma almeno nasce il rispetto e la decisione di non tormentare più l’altro”.
Inoltre, “se un ragazzo sta male a scuola, si sente isolato, è preso di mira, il rendimento ne risente. Ridurre il disagio scolastico significa, dunque, intercettare per tempo segnali di isolamento, malessere relazionale e disaffezione che, se trascurati, possono aumentare il rischio di dispersione”. Anche un altro aspetto è importante: “Molto spesso quando si parla di scuola ci si concentra sempre sul problema dei ragazzi, ma è importante coinvolgere anche i genitori con i quali organizziamo colloqui partecipati, per realizzare un’alleanza educativa. Fondamentale è anche la formazione dei docenti insieme con momenti di accompagnamento metodologico e supervisione, pensati per sostenere la lettura delle dinamiche relazionali e l’applicazione concreta degli strumenti proposti dal modello”.
Nell’Istituto comprensivo Ilaria Alpi è stata coinvolta nel percorso, da marzo 2026, una classe di prima media. Per ora, sicuramente si arriverà alla conclusione dell’anno scolastico 2026/2027, ma “l’obiettivo è arrivare fino al completamento della terza media, perché anche le ricerche internazionali ci dicono che bisogna lavorare su tre anni per ottenere dei risultati”. Durante l’anno scolastico sono previsti 6 o 7 incontri e nel lavoro sono coinvolti tutti i docenti.
Negli incontri svolti da marzo “è emersa con forza la volontà dei ragazzi e delle ragazze di parlare, aprirsi e soprattutto essere ascoltati – afferma Roberta Bellino, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Ilaria Alpi -. Il percorso ha offerto ai docenti nuovi strumenti per leggere e affrontare le dinamiche relazionali della classe e agli studenti uno spazio di confronto più aperto. Restituire centralità alla parola significa aiutarli a riconoscere le emozioni e a esprimerle nel rispetto di sé e degli altri”.
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