Una sala attenta, un dialogo serrato e parole capaci di restare addosso. L’incontro “L’impresa del bene. La forza generativa della vita e della cura”, organizzato dall’associazione culturale “Il Fondaco” in collaborazione col Festival Biblico, ha messo al centro un tema tanto concreto quanto urgente: come trasformare fragilità, cura e relazioni in una forza sociale capace di incidere davvero nella vita quotidiana. A confrontarsi sono stati Elisabetta Soglio, responsabile di “Buone Notizie” del “Corriere della Sera”, Guido Marangoni, ingegnere informatico, scrittore e autore di progetti dedicati all’inclusione, moderatore il giornalista Nicola Saldutti. Presente anche l’interprete LIS, a rendere ancora più coerente il senso della serata.
Dopo i saluti introduttivi dell’amministrazione comunale e della coordinatrice del Festival, il confronto è entrato subito nel vivo. Saldutti ha dato il ritmo a una conversazione che ha intrecciato economia, giornalismo, innovazione sociale e vissuto personale.
Da una parte Soglio ha raccontato la nascita di Buone Notizie, progetto editoriale nato quasi come una scommessa e diventato negli anni uno spazio stabile di racconto delle buone pratiche, delle reti solidali, delle esperienze che non si limitano alla beneficenza ma producono impatto reale.
Dall’altra Marangoni ha portato sul palco la propria esperienza di padre di una figlia con la sindrome di Down, Anna, e professionista, mostrando come anche la tecnologia possa diventare strumento di autonomia e inclusione.
Uno dei momenti più seguiti è stato proprio il racconto dell’app sviluppata da Marangoni per aiutare le persone con disabilità intellettiva nei percorsi di autonomia. Un progetto nato pensando alla figlia, trasformato poi in una proposta premiata a livello internazionale. Ma il punto, nel racconto dell’ingegnere padovano, non è stato il successo in sé. Piuttosto, l’idea che l’intelligenza artificiale possa essere “buona” quando si mette al servizio delle persone e dei loro bisogni concreti. Non una tecnologia che sostituisce, ma una tecnologia che accompagna. Non una vetrina, ma un aiuto possibile.
Il filo più forte della serata, però, è stato un altro: la necessità di tornare a incontrarsi davvero. Marangoni, alternando ironia e profondità, ha parlato di fragilità come punto di contatto tra le persone; Soglio ha indicato nella solitudine una delle grandi emergenze del nostro tempo, una condizione che attraversa giovani, anziani, famiglie, lavoratori e caregiver.
Da qui il richiamo continuo alla fiducia, alla comunità, alla responsabilità condivisa.
In platea si aveva la sensazione che il titolo dell’incontro non fosse solo una formula evocativa. “Impresa del bene” è sembrata piuttosto una definizione concreta: il tentativo quotidiano di mettere insieme competenze, ascolto e coraggio per generare legami, inclusione e futuro. E alla fine, più che un convegno, è rimasta l’impressione di aver assistito a una conversazione necessaria.
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