“Stiamo riparando e preparando la scuola e l’intero complesso parrocchiale che per oltre due anni è stato rifugio per centinaia di persone. Qui hanno vissuto, dormito, cucinato, giocato e cercato protezione. Per questo ci sono moltissime cose rotte o danneggiate e il lavoro da fare è enorme”. È il racconto che padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, affida al suo consueto videomessaggio quotidiano diffuso dalla parrocchia latina, l’unica cattolica della Striscia.
Cemento e farina. Il missionario, di origini argentine, appartenente all’istituto del Verbo Incarnato, descrive una situazione che continua a essere segnata dalla carenza di beni essenziali e dalle difficoltà della ricostruzione. Racconta un episodio di non molto tempo fa: “Durante un sopralluogo alla scuola, con il personale del Patriarcato latino incaricato dei lavori, abbiamo scoperto una realtà emblematica delle condizioni in cui si opera oggi nella Striscia. In una delle aule appena ristrutturate ho notato una forte umidità sulle pareti. Mi è stato spiegato che il cemento era stato mescolato con la farina. A Gaza il cemento non si trova oppure è vecchio, deteriorato o insufficiente. Quello che si riesce a reperire talvolta viene adulterato. Così non indurisce come dovrebbe e i muri restano umidi anche dopo essere stati tinteggiati”. Secondo il parroco, l’episodio mostra meglio di molte analisi la situazione che vive la popolazione.
“Manca praticamente tutto. Non soltanto i materiali per la ricostruzione, ma anche quelli necessari alle semplici riparazioni. Mancano mezzi per sgomberare le strade, carburante, attrezzature. Eppure, continuiamo a lavorare per restituire normalità alla comunità”.
(Foto Gaza latin Parish)
La scuola gestita dalla parrocchia rappresenta una delle principali preoccupazioni. “Non abbiamo ancora iniziato l’anno scolastico e siamo già stanchi”, ammette Romanelli. Nella Striscia, spiega, si contano circa 680mila bambini e adolescenti in età scolastica, mentre le strutture educative operative sono pochissime. “Con un enorme sforzo del Patriarcato latino di Gerusalemme e del card. Pierbattista Pizzaballa speriamo di raggiungere quest’anno mille studenti. Per la nostra piccola struttura è un impegno enorme”. Per accogliere gli alunni sono stati recuperati tutti gli spazi disponibili: un edificio esterno ospiterà i bambini della scuola dell’infanzia, mentre ogni angolo della parrocchia è stato trasformato in aula. Nonostante le difficoltà, proseguono anche le attività pastorali. “L’oratorio, i gruppi giovanili, gli incontri delle famiglie continuano. In ogni angolo del complesso c’è qualcuno che lavora, studia o partecipa a qualche iniziativa”. Nei fine settimana la comunità cerca di offrire momenti di sollievo alle famiglie, organizzando, quando possibile, attività lungo la costa.
“Il mare non è nelle condizioni che vorremmo, perché vi finiscono anche scarichi e rifiuti, ma almeno è un luogo dove trovare un po’ di refrigerio”.
Sul piano umanitario, il sacerdote riconosce che negli ultimi giorni è entrata una quantità maggiore di aiuti alimentari e di materiale scolastico. “Per fortuna è arrivato qualcosa in più da mangiare e sono stati autorizzati anche ingressi di materiale per la scuola. Ma restano molti bambini malnutriti e la situazione continua a essere gravissima”. Restano inoltre le conseguenze dei bombardamenti che, racconta, “colpiscono ancora diverse aree della Striscia e infrastrutture fondamentali, compresi impianti per la produzione di acqua potabile”.
P. Romanelli
(Foto Latin Parish Gaza)
San Porfirio. Nel videomessaggio padre Romanelli offre poi una riflessione spirituale alla figura di san Porfirio di Gaza. “Ci sono virtù che gli uomini devono alle tribolazioni”, ricorda citando il santo vescovo. “La sofferenza può diventare occasione di crescita. Le virtù si costruiscono giorno dopo giorno, attraverso la perseveranza nel bene, proprio come i vizi nascono dalla ripetizione del male. Per questo siamo chiamati a trasformare le prove in un cammino di maturazione umana e spirituale”. Infine, il nuovo appello per la fine del conflitto. “Continuiamo a pregare perché Dio conceda il miracolo della pace o almeno passi concreti verso la giustizia e la cessazione della guerra”.
“Qui ci sentiamo spesso controvento e controcorrente, ma non perdiamo la speranza. Cristo cammina sulle acque e sulle difficoltà della storia. Se Lui è con noi, non abbiamo motivo di temere”.
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