Suicidio assistito. Don Proserpio: “Prima delle contrapposizioni ricordare che siamo davanti a una grande sofferenza”

Scritto il 27/08/2026
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“Prima di tutto, delle polemiche e del dibattito che si sta delineando, voglio esprimere la mia vicinanza alla persona che ha compiuto questa scelta, a coloro che gli sono stati vicini, accompagnandolo in questa situazione così complicata. Prima ancora delle opinioni e anche delle contrapposizioni, mi pare importante ricordare che siamo davanti a una grande sofferenza. Lo dico anche per la mia esperienza quotidiana: non siamo davanti a teorie, ma a persone”. A sottolineare la necessità di un approccio che non dimentichi “l’umano”, a fronte della notizia del primo suicidio medicalmente assistito interamente gestito, nella sua fase attuativa, del Servizio sanitario regionale lombardo, è don Tullio Proserpio, da anni cappellano dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, figura molto nota per i suoi studi sulla relazione di cura.

La domanda è se si sia varcato un ulteriore confine con la vicenda del paziente 59enne lombardo, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva per il quale il Servizio sanitario pubblico della Lombardia ha deciso non solo l’iter terapeutico, ma anche il farmaco da somministrar, e il luogo nel quale procedere al suicidio assistito. “Non so se assistiamo a una svolta, ma certamente si tratta di un cambiamento significativo”, avverte ancora don Proserpio. “Quando incontro, tra le corsie, le persone ammalate, il problema non è mai quale legge approvare, ma come accompagnarle in condizioni di così profonda fragilità. Questo è l’aspetto fondamentale troppo spesso messo in secondo piano”.

E proprio sulla scorta della sua esperienza in un nosocomio di eccellenza famoso nel mondo e molto particolare come è l’Istituto dei Tumori, il cappellano aggiunge. “A me sembra che, nei dibattitti, si parli troppo poco di uomini e donne reali, dei loro bisogni, della qualità delle relazioni che il malato, anche terminale, riesce a vivere. Siamo tutti troppo preoccupati delle nostre convinzioni. Tuttavia, credo che il Parlamento abbia l’obbligo di offrire risposte e un quadro normativo più chiaro a una questione tanto complessa ma che, per ora, rimane regolata dalle sentenze della Corte costituzionale”. E, forse, in tale contesto, occorre anche stabilire meglio cosa sia l’accanimento terapeutico, laddove l’articolo 32 della Costituzione garantisce il diritto di accedere alla cura, ma anche del necessario rispetto per la persona umana? Chiara la risposta di Proserpio. “Ricordo che ogni persona malata può decidere di interrompere le terapie su di sé, anche questo è previsto dalla Costituzione. Ma chi stabilisce cosa sia la tanto proclamata qualità della vita? Mi permetto di osservare che sarebbe utile domandarci anzitutto quale società vogliamo costruire. Una società nella quale una persona malata si senta un peso, o quella in cui quella stessa persona continui a sentirsi riconosciuta e preziosa fino all’ultimo giorno della sua esistenza terrena? Questa è la base per un cammino da fare insieme, perché mi pare molto difficile decidere a priori cosa fare. Bisogna deciderlo insieme, tra malato, équipe curante, parenti, tenendo conto delle condizioni di ogni singola situazione”.

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