I recenti dati Eurostat relativi ai suicidi in Europa, con riferimento agli anni 2022/2023, rivelano che, tra i Paesi dell’Unione europea, la Lituania presenta il più alto tasso di suicidio con 21,3 morti per 100mila abitanti, seguita da Ungheria (17,1), Slovenia (17,0) ed Estonia (16,3). Se guardiamo ai dati percentuali, l’Italia, con un tasso di 5,6 per 100mila abitanti, si colloca tra i Paesi a più basso rischio di suicidio; il tasso in Francia è più del doppio – 13,00 – e in Germania è 11,38. Più vicino il tasso in Spagna con 7,95 e Portogallo 8,88, mentre in Grecia è ancora più basso con 4,28. Molto più alto il tasso nei Paesi scandinavi, con Norvegia a 13,86, Finlandia a 13,47 e Svezia a 12,93. I dati, però, vanno letti tenendo conto che, data l’influenza sociale storica dei suicidi nel Nord Europa, una variabile è rappresentata dai sistemi di rilevazione dei fenomeni suicidari, più radicata statisticamente. Nel 2022 nell’Unione europea si sono tolti la vita 37.430 uomini e 11.607 donne. Il 76% dei suicidi nell’Ue riguarda quindi uomini, ma la percentuale varia tra il 69% di Belgio e Paesi Bassi e l’85% di Malta e Polonia. L’Austria rappresenta perfettamente l’andamento generale europeo: 76% uomini e 24% donne.
Il fattore anagrafico. Eurostat presenta nei suoi studi una serie di dati comuni a tutti i Paesi che hanno diffuso negli anni i loro dati. I tassi di suicidio aumentano con l’età, sia per gli uomini che per le donne, ma per gli uomini si osserva una crescita esponenziale a partire dai 65 anni, in corrispondenza con l’età del pensionamento. Tra i giovani di 15-29 anni il suicidio rappresenta una delle più frequenti cause di morte. Secondo i dati nel 2022, nell’Ue sono morti per suicidio 5.017 giovani tra i 15 e i 29 anni. Per questa fascia d’età il suicidio rappresenta oltre il 16% dei decessi, mentre nella popolazione generale il valore è di 1 su 100. Il tasso più elevato di decessi per suicidio tra i giovani nell’Ue è stato registrato tra i 25 e i 29 anni. Per i giovani, il suicidio rappresenta la seconda causa di morte, dopo gli incidenti.
Prevenzione: il caso-Austria. In Europa l’Austria si presenta come una antesignana per la prevenzione del suicidio, con una lunga tradizione di studi e programmi: già nel 1910 la Società di soccorso di Vienna era attiva sulla questione e nel 1960 lo psichiatra e neurologo Erwin Ringel fu uno dei fondatori dell’Associazione internazionale per la prevenzione del suicidio. La prevenzione del suicidio fu menzionata per la prima volta in un programma governativo negli anni ’70 e alla fine degli anni ’90 fu elaborato il Piano austriaco per la prevenzione del suicidio. Nel 2012, il ministero federale della Salute istituì l’Ufficio di coordinamento per la prevenzione del suicidio e lanciò il programma nazionale di prevenzione del suicidio Supra (acronimo di Suicide Prevention Austria), Questo programma è, oggi, un’eccellenza e una pratica di riferimento a livello europeo.
Il programma Supra. Supra si sviluppa sui tre livelli di analisi preventiva, universale, selettiva e mirata, e sono inclusi gli obiettivi del sostegno alle persone a rischio; della limitazione della disponibilità di fondi per il suicidio; della sensibilizzazione sul tema e lo sviluppo del supporto mediatico alla prevenzione del suicidio con il programma “Papageno”; dell’integrazione dei programmi di prevenzione del suicidio in quelli di promozione della salute; del sostegno alla ricerca sul suicidio. Molto importante, e mutuato in molti Paesi europei, è il rapporto con i media, e il cosiddetto “effetto Papageno”: il Supra prevede “una collaborazione stretta con i giornalisti per l’applicazione di linee guida sulla cronaca dei suicidi. Evitando toni sensazionalistici e inserendo sempre contatti di supporto, i media austriaci promuovono l’‘effetto Papageno’, che ha dimostrato di ridurre i fenomeni di emulazione”. L’effetto Papageno si riferisce al personaggio di Papageno nell’opera di Wolfgang Amadeus Mozart “Il flauto magico”: Papageno supera i suoi pensieri suicidi iniziali con l’aiuto degli altri. Nel 2012, il Consiglio della stampa austriaco ha sancito il giornalismo preventivo sul suicidio nel suo codice etico.
A rischio anziani e adolescenti. Dai dati rilevati al 2024 dal ministero federale della Salute e da Statistik Austria, risulta che la distribuzione dei suicidi varia notevolmente a seconda della fascia d’età, mostrando un andamento progressivamente crescente in base alla vecchiaia. Gli anziani e la popolazione over65 è in assoluto la fascia d’età più a rischio. Il tasso di suicidio aumenta drasticamente tra le persone anziane, in particolare nella fascia tra gli 80 e gli 85 anni. Le motivazioni principali sono spesso legate a malattie croniche, solitudine, declino psicofisico o perdita del partner e aumento della povertà economica e sociale. Tra i minori di 18 anni il dato è fortunatamente basso in termini assoluti – circa 25-30 casi all’anno –, ma la prospettiva dell’analisi sociale cambia drasticamente quando si osserva che nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni, il suicidio si colloca comunque come seconda causa di morte, subito dopo gli incidenti stradali. Il dato più drammatico è quello per il quale, già nel 2023, gli esperti della Società austriaca di psichiatria infantile e adolescenziale (Ögkjp) lanciavano l’allarme: i dati mostrano un triplice aumento dei pensieri e dei comportamenti suicidari tra i minori di 18 anni a partire dal 2018. Secondo la Ögkjp, i pensieri suicidari compaiono per la prima volta in questa fascia d’età, e gli studi dimostrano che circa un terzo degli adolescenti prende in considerazione l’idea di togliersi la vita almeno una volta, anche con i primi tentativi di metter in atto il suicidio.
Testimonianze/1 – Salisburgo. L’azione sociale austriaca per la prevenzione del suicidio vede le chiese cattolica ed evangelica presenti in maniera costante e fattiva. “Le storie tristi hanno bisogno di un luogo sicuro”: questa frase descrive un concetto che riveste un ruolo centrale sia nella prevenzione del suicidio sia nel sostegno ai familiari dopo un suicidio, sottolinea don Detlef Schwarz, cappellano di emergenza dell’arcidiocesi di Salisburgo, in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa Kathpress in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Per le persone con istinti suicidari, un ambiente protetto può abbassare la barriera che impedisce loro di parlare dei propri sentimenti, spesso carichi di vergogna, e incoraggiarle a chiedere aiuto. I familiari, a loro volta, hanno bisogno di un “luogo sicuro” dove poter elaborare le emozioni, spesso contraddittorie e angoscianti, che seguono un suicidio. “Queste famiglie vivono un evento così singolare che tendono a isolarsi. Pensano: non voglio rendere pubblica questa cosa. Nessuno mi capisce”, ha detto Schwarz. Molti provano vergogna, senso di colpa e persino rabbia per essere stati “abbandonati” o “delusi” da una persona cara. “Per aprirsi e parlare di questi pensieri, uno spazio sicuro è assolutamente essenziale”, ha spiegato il cappellano, sottolineando come sia importante fornire un supporto psicosociale immediato dopo un suicidio.
Testimonianze/2 – Vienna. Un esempio dell’azione ecclesiale austriaca sul tema del suicidio è “l’Isola della conversazione” (info https://www.gespraechsinsel.at), gestita da diversi ordini religiosi a Vienna: viene offerta consulenza a bassa soglia in situazioni di crisi. Consulenti pastorali qualificati sono a disposizione per supportare le persone, indipendentemente dalla loro origine, genere, affiliazione religiosa o visione del mondo, se si sentono insicure o oppresse, se devono affrontare decisioni importanti, se si sentono sole o non sanno più cosa fare, ha spiegato Verena Osanna, responsabile dell’Isola della conversazione, che collabora strettamente con il Centro di intervento in caso di crisi (Kiz), il servizio di consulenza telefonica e il centro di supporto al lutto della Caritas di Vienna. L’Isola della conversazione è un punto di riferimento a Vienna per ogni tipo di disagio emotivo. Vi lavorano circa 40 volontari qualificati, tra cui psicoterapeuti, consulenti di vita e sociali e membri di ordini religiosi. L’Isola della conversazione offre uno spazio per esplorare le più profonde e spesso inquiete domande sulla vita, cercando insieme sostengo e aiuto.
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