Papa al Sacro Cuore. Don Ortiz (parroco): “La sfida più urgente è la povertà”

Scritto il 21/02/2026
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Dalla statua del Redentore visibile da centinaia di metri sullo “skyline” prospiciente alla Stazione Termini, fino alla Sacrestia con gli arredi intatti e i preziosi quadri lasciati a futura memoria dai benefattori di tutta Europa che hanno permesso all’edificio sacro di essere completato, grazie ad una apposita lotteria organizzata da un prete intraprendente poi divenuto santo. Nella basilica del Sacro Cuore di Gesù tutto parla di don Bosco, che l’ha inaugurata il 14 maggio 1887 con una messa – l’unica da lui celebrata nella basilica che ha ultimato per mandato di Leone XIII – in cui, tra i singhiozzi ripetuti, ha finalmente compreso il senso del suo sogno di bambino di 9 anni. E proprio quella che il suo parroco, don Javier Ortiz – boliviano, al Sacro Cuore da sei anni, di cui i primi tre da viceparroco – definisce la parrocchia della misericordia e dell’accoglienza ospiterà il suo più illustre visitatore.

(Foto Calvarese/SIR)

La visita del Papa. Il 22 febbraio Leone XIV farà il suo ingresso, alle 8.15, dal cortile esterno della basilica, che per forma e dimensioni evoca quello della “casa madre” a Valdocco. Ci saranno mille persone ad attenderlo, cui si aggiungeranno i 300 posti all’interno della chiesa, per l’occasione ampliati a 500 grazie all’aggiunta delle sedie. Dopo l’incontro con i gruppi e le istituzioni della comunità parrocchiale e con alcuni volontari, il Pontefice entrerà nella basilica per la celebrazione dell’Eucaristia, che inizierà alle 9 e al termine della quale incontrerà la comunità educativa pastorale (Cep) e la comunità salesiana che anima la parrocchia, con il parroco e i tre viceparroci. Sarà presente anche il Rettor Maggiore, don Fabio Attard, che come tutti i suoi predecessori risiede nella Casa generalizia adiacente alla basilica di via Marsala. Il congedo del Papa dalla parrocchia del Sacro Cuore è previsto alle 11.30, in tempo per poter raggiungere piazza San Pietro e recitare l’Angelus, per poi iniziare nel pomeriggio gli Esercizi spirituali di Quaresima con la Curia Romana.

“Un regalo grande”: così il parroco definisce l’imminente visita papale. “Nella nostra parrocchia – ci spiega – non ci sono tanti residenti, ma sono tante le persone di passaggio, dai pellegrini che vengono da tutte le parti del mondo fino alla tanta gente che lavora negli uffici o nei negozi nei dintorni e che prima o dopo il lavoro viene qui a ristorarsi spiritualmente.

Per noi è una grande grazia che il Papa venga a visitarci e incoraggia non solo noi, ma tutte le parrocchie della quarta Prefettura”.

Una parrocchia cosmopolita. “Al Sacro Cuore c’è il mondo”, dice don Javier: “è una Roma in piccolo, una parrocchia al centro della periferia di Roma, come l’ha definita Papa Francesco nella sua visita del 2015”. La maggioranza della popolazione di questa porzione della Capitale, così vicina alla Stazione Termini, è composta di persone senza fissa dimora, che entrando in chiesa possono trovare, oltre che una possibilità di riposo e di ristoro, anche dei bagni gratuiti – quelli della vicina stazione sono a pagamento – e appositi punti di ricarica per i cellulari, che non mancano mai nella loro povera attrezzatura, ci rivela il parroco. Per loro e per le numerose persone di passaggio, di ogni lingua e nazionalità, la comunità parrocchiale – dove una delle parole chiave è la corresponsabilità tra religiosi e laici e coinvolge anche le persone del quartiere – organizza corsi di lingua italiana, dal lunedì al venerdì e con l’eccezione del mercoledì, per fare spazio alla catechesi dei bambini. Ogni giorno al Sacro Cuore si celebrano sei messe e un confessore è sempre a disposizione, quando la chiesa è aperta.

La sfida più urgente a cui rispondere è la povertà: “per chi vive sulla strada e per tutte le numerose persone che qui sono di passaggio, abbiamo un gruppo di volontari, la Banca dei Talenti, con il quale ogni venerdì prepariamo il cibo e andiamo a distribuirlo per strada. Durante il giorno, con il Centro di ascolto, siamo a disposizione per farci carico dei bisogni fondamentali di chi incontriamo e per cercare insieme a loro possibili soluzioni”.

Accanto ai giovani e alle persone sole. Esattamente di fronte allo storico Caffè Trombetta e all’entrata principale della Stazione Termini c’è il Centro giovanile dei Salesiani, dove un gruppo di dieci giovani – cinque ragazzi e cinque ragazze – può trascorrere un anno di vita a stretto contatto con i seguaci di don Bosco, percorrendo un vero e proprio itinerario vocazionale, quasi sempre portato avanti insieme agli studi universitari. Per gli studenti delle vicine università – La Sapienza e Roma Tre – sempre nel complesso di Via Marsala i religiosi mettono a disposizione due aule studio, da utilizzare tra una lezione e l’altra. Non manca l’attenzione per gli anziani e le persone sole: “Sono molte nel quartiere, lo abbiamo constatato anche bussando porta a porta per invitare i residenti all’incontro con il Papa. Stiamo ristrutturando una casa per poter stare con loro e accompagnarli spiritualmente”.

La “casa” di don Bosco. Oltre alle due “camerette” che don Bosco ha utilizzato nei suoi venti viaggi a Roma, il fiore all’occhiello più recente è la Museo Casa Don Bosco, inaugurata il 27 giugno 2025. Dal museo si può accedere direttamente alla parte della basilica che don Bosco aveva scelto di riservare esclusivamente ai giovani, dividendo in due parti la basilica stessa tramite l’altare, che fa da spartiacque all’area destinata al resto della popolazione dei fedeli. “Fino all’ultimo il mio respiro è per voi”, dice la voce recitante in una delle sale del Museo, sintetizzando uno dei cardini del testamento di don Bosco, lascito del suo “sistema preventivo”. Come don Bosco, anche don Javier ha un sogno: “avvicinare quelli che stanno ancora lontani dalla nostra realtà parrocchiale”. Allora come oggi, aspettando il successore di Pietro.

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