Diocesi: transizione e continuità

Scritto il 15/07/2026
da

Anche se qualche improvvida voce fasulla, approfittando dell’amplificazione agevolata dagli invasivi onnipresenti social, ha provato a disturbare la serena trafila di adempimenti, saggiamente previsti dal Diritto Canonico, nella fase di transizione che sta vivendo la nostra Chiesa locale, tutto si è svolto regolarmente con la rapida elezione all’unanimità da parte del Collegio dei Consultori, lunedì 13 luglio, del nuovo amministratore diocesano nella persona del già vicario generale mons. Simone Zocca, del resto implicitamente designato dal vescovo che ha retto la diocesi per quattro anni e che ha svolto il ruolo di amministratore diocesano in questi ultimi mesi prima del trasferimento nella sua nuova sede arcivescovile. Per alcuni mesi, dunque – pochi o tanti non è qui pronosticabile, preferendo lasciare le previsioni ad altri, che sanno sempre una pagina più del libro -, la Chiesa di Chioggia, con la sua piena e riconosciuta dignità e con l’autonomia che le spetta nel contesto di comunione con le altre Chiese e con la Chiesa universale, sarà guidata non da un vescovo, ma da un nostro presbitero, a pieno titolo inserito, per quanto temporaneamente, anche nella Conferenza Episcopale Triveneto. Consapevole – come egli stesso si esprime nel primo breve intervento ufficiale – del compito “delicato” che gli viene affidato e che si assume in questo tempo parimenti “delicato”, che ci traghetterà verso la nomina e l’ingresso del nuovo vescovo, il suo invito è alla preghiera sia per sostenere il suo lavoro sia per impetrare il dono di “un nuovo pastore secondo il cuore di Gesù”. D’altra parte – senza voler sminuire il valore della preghiera, che rimane l’atteggiamento essenziale di un credente, come essenziali sono le celebrazioni per una comunità cristiana – sappiamo tutti che in queste dinamiche ecclesiali si intrecciano con il soffio dello Spirito anche i disegni e le volontà degli uomini. Per cui lo scopo principale della preghiera, più che invocare chissà che cosa o che persona per la nostra diocesi, potrebbe essere piuttosto quello di chiedere di saperci preparare semplicemente all’avvento del nuovo pastore e disporci con animo sereno ad un’accoglienza cordiale e ad una ripresa spedita del nuovo cammino che ci attende. Non si tratta comunque di un’attesa sterile o passiva, poiché, appunto, il cammino è già sostanzialmente ripreso e potrà riprendere con piena efficacia all’avvio del nuovo anno pastorale, a prescindere da chi dovrà condurre la comunità diocesana. Un motivo in più, si potrebbe dire, per sollecitare la corresponsabilità, su cui tante volte si è insistito, di sacerdoti e fedeli, di comunità piccole e grandi, nel camminare insieme, il più possibile all’unisono nel compito dell’annuncio, della fedeltà e della missione che è affidato ad ogni cristiano, sempre attenti anche a istituire e sviluppare rapporti fraterni e costruttivi con ogni componente della società e dell’umanità, alla quale ogni Chiesa è mandata. Allo spirito di preghiera – che non è solo invocazione o celebrazione, ma atteggiamento di vita di chi sta, vive e opera alla presenza di Dio, portando a lui ogni cosa – è apparso certo strettamente legato anche il trasferimento del neoarcivescovo Giampaolo nella sede metropolitana di Gorizia: nella preghiera per lui e per la Chiesa sorella isontina ci siamo sentiti tutti uniti, quanti lo hanno accompagnato fisicamente con affetto e quanti hanno potuto seguirne il solenne rito attraverso i media o comunque lo hanno accompagnato spiritualmente. Mentre continua la vita normale delle nostre comunità ecclesiali e civili – che, tra l’altro, in questo periodo, si allargano ai numerosi ospiti estivi -, attendiamo quindi pazientemente l’iter che porterà alla nuova nomina: ricerca e indagini (già in atto), scelta, accettazione, consacrazione nel caso di un non-vescovo, preparazione, ingresso e insediamento o tecnicamente, con linguaggio sorpassato e persino improprio trattandosi di servizio e non di potere, “presa di possesso”… La diocesi clodiense, piuttosto adusa a queste trafile, aldilà di ricorrenti chiacchiere e timori di aggregazione ad altre, continua il suo cammino con i suoi conti in ordine (e, di questi tempi, non è poco), il popolo di Dio fedele, il laicato impegnato, preti e religiosi e religiose disponibili, i suoi uffici tecnici e pastorali e anche questo suo settimanale che si prepara esso pure a qualche rinnovamento per accompagnare tempi nuovi con e dentro le Comunità cristiane sinodali nel cambiamento di stile e nella continuità della testimonianza.

The post Diocesi: transizione e continuità first appeared on AgenSIR.