Considerare il rischio di “un errore di calcolo o di manovra” ma soprattutto ricordarsi che l’Unione europea è nata per “scongiurare per sempre il ritorno della guerra”. È un messaggio forte quello che i vescovi dell’Ue lanciano oggi ai leader dell’Unione di fronte a un clima sempre più teso che si è generato dopo il ritrovamento di droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle. A prendere la parola è mons. Mariano Crociata, vescovo italiano di Latina, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea. Il Sir lo ha interpellato dopo che diversi Stati europei, in primis la Germania, e l’Ue hanno espresso ieri in varie sedi profonda preoccupazione per le incursioni avvenute in territorio tedesco e che le autorità di Berlino non hanno esitato a definire di matrice russa. Gli esperti parlano di “guerra ibrida” della Russia contro i Paesi europei. Non un conflitto armato convenzionale, ma ripetuti tentativi di indebolire vari Stati in modo indiretto, senza mai rivendicare alcun attacco ma, al contrario, negando ogni responsabilità. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando in conferenza stampa ieri a Bruxelles con Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha detto che quanto è successo a Lipsia segna “una nuova escalation sul suolo dell’Unione europea direttamente attribuibile alla Russia, ma fa parte di un quadro più ampio di incidenti sempre più pericolosi: ripetute incursioni nel nostro spazio aereo, droni che paralizzano i nostri aeroporti, interferenze con le nostre infrastrutture critiche. Gli europei si trovano di fronte alla dura realtà che questa è la nuova normalità”.
(Foto Siciliani – Gennari/SIR)
Mons. Crociata, siete preoccupati?
Non si può non essere preoccupati di fronte a episodi inquietanti che caratterizzano quella che qualcuno chiama “guerra ibrida”. Nulla di quanto viene registrato come minaccioso o preoccupante sul piano della sicurezza deve essere tuttavia giudicato sbrigativamente, bensì esaminato e valutato attentamente. La preoccupazione nasce in particolare dal vedere crescere il clima di tensione tra singoli Paesi e in tutta Europa e dai rischi a cui quei fatti e quel clima ci espongono.
Il rischio più grande è quello di una reazione non adeguatamente ponderata o di un errore di calcolo o di manovra che faccia compiere atti suscettibili di scatenare nuovi conflitti.
Parlando alla stampa insieme al segretario generale della NATO, Mark Rutte, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha espresso preoccupazione: “Se l’attacco a Lipsia fosse andato a buon fine, avrebbe causato danni enormi e forse anche delle vittime… Si è trattato di un attacco condotto con materiale di tipo militare da agenti russi sul territorio dell’Unione europea”. In un momento così delicato, quali passi vi aspettate dall’Ue?
Non facciamo previsioni né interveniamo su questioni di cui si occupano gli organismi competenti delle istituzioni europee. Quello che auspichiamo va considerato a un duplice livello. Il primo livello è quello della gestione delle reazioni.
Noi riteniamo che questo è il momento in cui vigilare di più e meglio, conservando il controllo e mantenendo la calma.
Va evitato di prendere parola e di prendere decisioni sull’onda delle emozioni suscitate da fatti anche gravi per la minaccia che rappresentano per la sicurezza. Accanto a questo, però, è necessario avere la capacità di mandare un messaggio, all’interno e all’esterno, di determinazione, di chiarezza di obiettivi, soprattutto di unità e compattezza. Questa è la migliore deterrenza. Ma purtroppo proprio questo è ciò che più latita.
Dopo la Seconda guerra mondiale, la pace non è mai stata minacciata. Quale il messaggio delle Chiese europee ai leader europei e mondiali?
Pesano sulle nostre coscienze due dimenticanze. Abbiamo innanzitutto rimosso o quantomeno via via sempre più stemperato il ricordo drammatico della guerra, di ciò che essa ha rappresentato e prodotto, delle cause che l’hanno provocata, della disumanità e della distruzione che si è lasciata alle spalle. E poi abbiamo dimenticato le origini della Comunità, e ora Unione europea, sorta dalla visione e dalle decisioni di uomini mossi dall’urgenza bruciante di scongiurare per sempre il ritorno della guerra.
Queste dimenticanze portano con sé inesorabilmente uno stato di incoscienza collettiva circa il pericolo di ripetere le tragedie del passato senza immaginare lontanamente l’infelicità che esse sono destinate a procurare puntualmente e più di prima.
Contrastare queste dimenticanze è il contributo che tutti possiamo dare al ritorno della pace, lontano da noi e vicino a noi. In questo senso accogliamo l’invito del Papa a promuovere la pace innanzitutto nei nostri cuori e nelle nostre relazioni.
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