Ognissanti: un cammino che ci riguarda tutti

Scritto il 31/10/2026
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La santità non è una vocazione per pochi, è la vocazione di tutti. La solennità di Tutti i Santi torna ogni anno a ricordarcelo, quasi a correggere l’idea che i santi siano persone eccezionali, lontane dalla vita ordinaria, destinate fin dall’inizio a una qualche forma di perfezione. La Chiesa, invece, ci indica una strada diversa e insieme esigente: la santità appartiene alla vocazione battesimale. Il Concilio Vaticano II lo afferma con chiarezza nella Lumen gentium: “Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità”. Non alcuni, dunque, ma tutti. La festa di Tutti i Santi celebra così una chiamata che riguarda ciascuno di noi e, nello stesso tempo, ci ricorda il destino verso cui siamo incamminati. La vita non si esaurisce nei confini dell’immediato, del successo, del possesso o della visibilità. È orientata verso una pienezza che ha il suo compimento nella comunione con Dio. I santi sono testimoni di questa vita piena. Non sono uomini e donne che hanno smesso di essere umani, ma persone che hanno lasciato trasparire, dentro la loro umanità concreta, la luce della grazia; hanno conosciuto la fatica, la fragilità, le prove, le incomprensioni e il limite. Proprio per questo le loro esistenze parlano alla nostra! I santi sono la firma di Dio nella storia dell’umanità. Attraverso di loro il Vangelo prende volto e diventa storia: la misericordia si fa gesto, il perdono interrompe la catena dell’odio, la carità diventa stile di vita, la speranza resiste anche quando tutto sembra contraddirla. Sono come stelle nel cielo, m non attirano lo sguardo su di loro, lo orientano oltre loro stesse. Come stelle, indicano una direzione; essi ci ricordano che il cielo è la meta e che il desiderio di eternità appartiene alla verità più profonda dell’uomo. Guardandoli, impariamo a desiderare ciò che non passa ma ricordiamo anche che i santi sono stati anche fiori sulla terra: diversi per forma, colore e profumo, compongono l’immenso giardino della Chiesa. La santità non uniforma, la grazia non cancella le differenze, ma le rende feconde. C’è la santità del martire e quella del contemplativo, del missionario e del genitore, di chi vive una vocazione pubblica e di chi serve Dio nel nascondimento della quotidianità.
Accanto a quelli che conosciamo per nome, che sono raffigurati nelle nostre chiese e venerati dalla liturgia, c’è una moltitudine di santi senza aureola. Sono i santi della porta accanto come amava chiamarli papa Francesco: persone che forse non finiranno nei libri di storia, che non occupano gli spazi della cronaca, ma hanno saputo amare, servire, perdonare, educare, soffrire e sperare. La loro santità spesso non fa rumore eppure sostiene il mondo. È questa la bellezza della comunione che si celebra in questa solennità: una Chiesa redenta e unita nella quale la santità riconosciuta e quella nascosta non sono realtà contrapposte; un’unica schiera, composta da volti diversi e da storie irripetibili, che cammina verso la stessa luce. È la grande schiera delle Beatitudini incarnate: poveri in spirito, miti, misericordiosi, operatori di pace, affamati e assetati di giustizia, capaci di piangere con chi piange e di custodire un cuore puro. I santi sono pagine di Vangelo incarnato: Vangelo vissuto, Vangelo possibile. Nelle loro esistenze le parole di Gesù diventano carne, scelte, relazioni, gesti quotidiani. Questa chiamata non appartiene soltanto alla memoria della Chiesa: continua a essere rivolta all’uomo e alla donna di oggi. Lo ha ricordato con forza papa Leone XIV a Tor Vergata, durante la Messa del Giubileo dei giovani, il 3 agosto 2025 invitandoli a cercare la santità: “Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo”. Quelle parole, rivolte ai giovani, valgono per ogni stagione della vita. “Ovunque siate” significa che non esiste un luogo estraneo alla chiamata alla santità: la famiglia, il lavoro, la scuola, la comunità cristiana, la sofferenza, la vecchiaia, il servizio, le responsabilità quotidiane. La santità non chiede di vivere un’altra vita, ma di vivere in modo nuovo quella che ci è stata affidata. La santità non comincia quando la nostra vita sarà perfetta; comincia nelle condizioni concrete dell’esistenza. Ogni giorno ci è offerta una possibilità di Vangelo: scegliere il bene invece dell’indifferenza, il perdono invece del rancore, il servizio invece dell’egoismo, la speranza invece della rassegnazione.
Per questo i santi non sono figure da ammirare da lontano, ma compagni di cammino. Non ci dicono che dobbiamo diventare qualcun altro: ci mostrano che è possibile lasciare spazio a Dio dentro la nostra storia. Nella solennità di Tutti i Santi dunque proviamo ancora a guardare il cielo con gratitudine per poi volgere lo sguardo alla terra con meraviglia nuova. I santi, infatti, ci fanno desiderare il cielo ma senza invitarci a fuggire dalla terra. Al contrario, ci insegnano ad amarla, custodirla e renderla più bella. Forse è proprio questa la loro consegna più preziosa: ricordarci che Dio continua a porre la sua firma nella storia e che, attraverso una vita donata a Lui, possiamo scrivere anche noi una piccola pagina del suo Vangelo.

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