“Non possiamo accontentarci di parlare a chi già ci ascolta”. Ne è convinto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che introducendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 23 settembre, ha rinnovato a Papa Leone XIV “l’affetto e la gratitudine delle nostre Chiese per la vicinanza espressa anche attraverso le visite nei territori italiani”.
“Parlare a chiunque, con uno sguardo libero capace di comprenderne le attese e accompagnarne la ricerca”,
la postura scelta dalla Chiesa italiana a 50 anni dal primo Convegno ecclesiale nazionale. “Anche il dialogo con la cultura nasce da una fede vissuta, pensata, capace di rendere ragione della propria speranza”, ha sottolineato il cardinale, che ha aperto il suo intervento con il ricordo del card. Ruini.
“Chiediamo al Signore di aiutarci a essere una Chiesa libera di annunciare, perché radicata in Lui e vicina alla vita delle persone”.
“Dare continuità e attuazione alle proposte del Documento di sintesi del Cammino sinodale, Lievito di pace e di speranza, che in parte sono già in cantiere nelle singole diocesi e in parte allo studio della Cei, compresa la riforma dello Statuto”. Questa la priorità, all’insegna della sinodalità.
Accoglienza. “Non basta sapere chi è il nostro prossimo. Occorre fermarsi, avvicinarsi, assumersi la responsabilità di quella vita”, la lezione del Papa a Lampedusa. “Ma la prossimità non può essere affidata soltanto alla generosità dei singoli. Deve trovare espressione nella cultura, nelle leggi, nelle scelte politiche ed economiche”, l’appello del cardinale: “È la responsabilità richiamata dal Papa anche per l’Europa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, lavorando insieme perché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra. La dignità delle persone chiede risposte comuni e lungimiranti, capaci di superare la paura e l’indifferenza alla sofferenza altrui”.
Libertà. La libertà, a cui il Santo Padre ha fatto riferimento a San Marino, “si misura nella responsabilità verso gli altri, nel primato della coscienza, nella capacità di donarsi. “Il bene non cresce tenendoci al riparo dalla realtà, ma riconoscendolo e promuovendolo dentro la vita, accettando la fatica dell’incontro”, l’impegno educativo rilanciato dal Papa al Meeting di Rimini. Poi il riferimento al tema della verifica pastorale, al centro del recente discorso di Leone XIV alla Chiesa di Roma e alla lezione della Magnifica humanitas, “bussola preziosa” da non lasciare cadere.
Pace politica. In questo tempo in cui è avvenuto “un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale”, è più urgente che mai
rivalutare la figura di San Francesco,
alla vigilia degli ottocento anni del transito del patrono d’Italia, insieme a santa Caterina da Siena, che la Chiesa italiana celebrerà ad Assisi il 4 ottobre prossimo. Lo scenario internazionale rischia di “sfuggire di mano a quei leader che si sentono padroni della situazione”: “Solo la fine della guerra può garantire che tutti, popoli grandi e piccoli, non siano travolti da un conflitto più grande”. “Essere ogni giorno persone di pace – la lezione del Poverello – che rispettano l’altro, accolgono i poveri, curano la formazione propria e altrui, custodiscono il bene comune e soprattutto la vita dal suo nascere sino alla fine”, superando la logica del nemico a favore di quella della fraternità.
“L’Italia è un Paese da evangelizzare”. Cinquant’anni dopo il primo Convegno ecclesiale nazionale, celebrato a Roma nel 1976 su “Evangelizzazione e promozione umana”, questa affermazione “è un’eredità e un impegno per noi”: quei vescovi, infatti, per Zuppi “avevano centrato la vocazione permanente della nostra Chiesa: comunicare il Vangelo agli italiani e alle italiane, che cambiano con il passare delle generazioni”. Dal primo appuntamento di Roma fino al Cammino sinodale, passando per i Convegni decennali nazionali,
“il nesso tra evangelizzazione e attenzione all’uomo resta il criterio per leggere questo tempo di guerre e nuove fragilità”,
la tesi di Zuppi che ha definito “non più rinviabile una riflessione sulle nostre strutture, secondo quanto emerso dal Cammino sinodale”.
Educazione. “La questione educativa non è un tema tra gli altri”, le parole all’inizio dell’anno scolastico: “i recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente”. La prima sfida non più rinviabile è quella delle disuguaglianze educative:
“Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo”.
La seconda urgenza riguarda il cambiamento tecnologico: “L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa. La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna”. La terza sfida è “custodire la capacità di pensare, in un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni”.
Fine vita e otto per mille. “Seguiamo con preoccupazione” il dibattito sul fine vita, ha rivelato il presidente della Cei, auspicando
“un confronto parlamentare ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie”.
“Non può esistere un diritto a morire”: la Chiesa “rigetta l’accanimento terapeutico e riconosce la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati: distingue però questa rinuncia dall’intenzione di procurare la morte. Tra l’accanimento e l’anticipazione della morte c’è uno spazio che le istituzioni hanno il dovere di riempire prima di aprirne altri: quello delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e negli hospice, del sostegno alle famiglie e ai caregiver”. Da ultimo, il cardinale ha ricordato la recente decisione delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, che “hanno riconosciuto la piena autonomia e indipendenza della Chiesa Cattolica nella gestione delle somme derivanti dal sistema dell’otto per mille”.
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