Cuba: tra apagones, fame e povertà, i missionari accanto ai più fragili. “La gente ha paura e teme una possibile guerra”

Scritto il 06/06/2026
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Come si vive a Cuba in questi giorni difficili? “Luchando”, ossia cercando di sopravvivere. E’ oggi la risposta più frequente quando ad un cubano viene chiesto “come stai?”  “Quello che stiamo vivendo rappresenta forse il momento peggiore della storia moderna cubana. E negli ultimi mesi la situazione è ulteriormente peggiorata”, racconta al Sir don Andrea De Crescenzo, 39 anni, parroco di Nostra Signora dei Dolori, missionario fidei donum a Cuba da sette mesi. “Stiamo attraversando una fase difficilissima – prosegue -, segnata da grande incertezza e paura. Nessuno sa cosa potrà accadere: può non succedere nulla oppure può succedere di tutto. Il timore maggiore è una guerra tra Stati Uniti e Cuba”.   Insieme a don Claudio Arata, parroco di Nostra Signora della Carità, don Andrea è alla guida della storica missione interdiocesana di Genova-Chiavari e Savona, presente a Cuba da 21 anni nella diocesi di Santa Clara, la città famosa per aver dato i natali a Che Guevara. Oltre alle due parrocchie nei Municipi di Santo Domingo e Manacas, i due sacerdoti seguono due comunità rurali molto povere e isolate. A Cuba sono molte le missioni diocesane che hanno inviato sacerdoti fidei donum, tra cui Verona, Milano, Bergamo, e sono presenti tanti ordini religiosi, tra cui i francescani.

Cuba, missione interdiocesana Genova-Chiavari e Savona – (foto: A. De Crescenzo)

I missionari stanno condividendo i destini del popolo cubano che lotta contro innumerevoli problemi quotidiani: i lunghi apagones (blackout elettrici), la scarsità di medicinali, le difficoltà nell’approvvigionamento di cibo, beni essenziali e carburante, i prezzi alle stelle. Senza elettricità e connessione internet le banche non funzionano a pieno ritmo e non c’è liquidità.

I dipendenti pubblici, gli insegnanti, i medici non ricevono i già miseri stipendi da mesi.

“Ho visto persone attendere per giorni davanti agli istituti bancari senza riuscire a ritirare il proprio denaro – spiega -. A volte è stato consegnato loro solo un terzo dello stipendio, con la promessa di ricevere il resto dopo settimane.  Le pensioni sono irrisorie. Un pensionato può spendere l’intera pensione mensile acquistando soltanto una bottiglia d’olio, poche uova e generi alimentari”.

I cubani conoscono bene l’arte di arrangiarsi, così ogni giorno affrontano una nuova sfida. I comedores, le due mense della parrocchia di don Andrea, distribuiscono quotidianamente (anche a domicilio) almeno 200 pasti, soprattutto ad anziani soli e persone fragili.

“Le richieste di denaro e cibo sono in crescita, dovremo aumentare i pasti”,

ammette don Andrea. Il missionario porta avanti le normali attività pastorali e liturgiche con un surplus di attenzione per chi è in situazione di estrema povertà: “Dedico molto tempo agli anziani e ai malati che non possono uscire di casa e che necessitano di tutto, soprattutto di medicinali e cure fondamentali. Anche i bambini soffrono e sono perfettamente consapevoli della gravità della situazione”. Però anche far visita alle famiglie e alle comunità è diventata una impresa: “Il carburante è sempre più difficile da reperire. Il costo è quintuplicato rispetto a sette mesi fa. Bisogna continuamente ingegnarsi per trovare qualche canale che permetta di procurarselo”.

Cuba, missione interdiocesana Genova-Chiavari e Savona – (foto: A. De Crescenzo)

Il mercato nero prospera, proponendo prezzi esorbitanti. Si iniziano a vedere forti disparità sociali. Ci sono famiglie che hanno automobili e case con pannelli solari (anche la missione è attrezzata, per lungimiranza di un parroco precedente) e patiscono meno la mancanza di elettricità. Chi ha parenti all’estero riceve aiuti. Ma tante persone sono in estrema povertà.

“Alcuni ci raccontano di non mangiare da uno o due giorni. Altri vengono da noi per ricaricare i cellulari, le lampade o le torce”.

La parrocchia è diventata un punto di riferimento anche per la distribuzione gratuita dei medicinali. Organizzano raccolte di farmaci che arrivano dall’Italia attraverso una rete di sacerdoti, volontari e persone. Particolarmente necessari sono i farmaci salvavita per chi ha patologie croniche. Anche perché gli ospedali sono in “assoluto degrado” – racconta il missionario -, e non hanno materiale sanitario. “A volte non possono effettuare interventi chirurgici per mancanza di corrente elettrica o di attrezzature adeguate. Spesso il paziente deve procurarsi autonomamente tutto il necessario prima di entrare in sala operatoria: garze, bende, siringhe, guanti…”.

La crisi colpisce tutto il Paese ma

la situazione è più grave nella parte orientale dell’isola,

un territorio già molto povero e ulteriormente colpito dall’uragano dello scorso ottobre. Dopo le recenti minacce di Trump e degli Stati Uniti (oltre al decennale bloqueo americano e alle inadempienze del governo) il turismo, che era la principale fonte di reddito dei cubani, è calato del 40% e alcuni grandi tour operator si stanno ritirando.

Cuba, missione interdiocesana Genova-Chiavari e Savona – (foto: A. De Crescenzo)

“I cubani sono consapevoli che questa situazione non dipende soltanto dall’embargo statunitense, che per molti anni è stato utilizzato come principale spiegazione della crisi – afferma don De Crescenzo -. In realtà molti prodotti arrivano comunque dagli Stati Uniti. Esistono negozi dove si può acquistare solo in dollari. Oggi molti ritengono che la situazione sia anche il risultato di politiche interne che si sono rivelate fallimentari”. Nonostante alcune aperture del governo negli anni recenti, la struttura di controllo sociale del sistema è ancora molto solida quindi “permane un clima di paura – riferisce -.

Molte persone temono le conseguenze di eventuali proteste o contestazioni e di essere arrestati”.

“Credo che il consenso al governo sia ormai minoritario, ma molte persone non osano esprimere apertamente il proprio dissenso. Le proteste del 2021 sono state represse con la forza e questo ha lasciato un segno profondo”.

La paura maggiore in questo periodo è la guerra.  “Molti temono un conflitto armato tra Cuba e gli Stati Uniti. Personalmente

spero che si possa invece arrivare a una soluzione basata sul dialogo e sul confronto

– dichiara -. Il problema è l’imprevedibilità. A Cuba può succedere tutto oppure nulla. Questa incertezza è ciò che genera maggiore inquietudine”. Paradossalmente, prosegue, “molti cubani, pur consapevoli delle difficoltà attuali,

si chiedono se un cambiamento radicale non possa portare a una situazione ancora peggiore.

È la paura di cadere dalla padella alla brace. Sanno che il sistema attuale è in una sorta di agonia, ma non sanno cosa potrebbe venire dopo”.

Cuba, missione interdiocesana Genova-Chiavari e Savona – (foto: A. De Crescenzo)

Il suo appello all’Italia e all’Europa è prima di tutto “informarsi per conoscere” l’attuale situazione cubana, “senza semplificazioni ideologiche e senza letture parziali della realtà da una parte o dall’altra”, per “comprendere e sensibilizzare l’opinione pubblica. Già questo sarebbe un aiuto importante”.  Poi c’è il sostegno concreto: medicinali, generi alimentari e tutto ciò che può contribuire ad alleviare le sofferenze della popolazione. Per aiutarli si può fare una donazione bancaria all’arcidiocesi di Genova che smisterà sul conto della missione: IBAN  IT44G0306909606100000112889

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