Alla vigilia della VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, istituita da Papa Francesco, da Gaza arriva la testimonianza di padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica cattolica della Striscia. Nella riflessione diffusa attraverso i canali social della comunità, il sacerdote racconta di che cosa parla oggi la popolazione stremata da quasi due anni di guerra. E tra la ricerca dell’acqua, la paura delle bombe e le difficoltà della vita quotidiana, emerge anche il pensiero degli anziani, rivolto soprattutto alle nuove generazioni.
“Di che cosa parla la gente a Gaza?”: è ciò che si chiede padre Romanelli. E le risposte raccontano una quotidianità fatta di privazioni. “In tutto questo tempo a Gaza si parla dell’acqua. Si parla di come procurarsi un po’ di elettricità. Si parla del caldo, di un caldo soffocante accompagnato da un’umidità altissima, perché non si trovano modi efficaci per rinfrescarsi”.
Le giornate e soprattutto le notti sono scandite dalla ricerca di un sollievo minimo. “Gran parte della popolazione non ha elettricità né batterie e può soltanto sventolarsi con un pezzo di cartone, un ventaglio improvvisato o qualunque cosa serva per superare la notte”. C’è chi dorme ammassato insieme per sfruttare un unico ventilatore: “La gente racconta, per esempio, di come abbia trascorso la notte tutti insieme, letteralmente nello stesso letto con i genitori, perfino i ragazzi adolescenti, perché c’era un unico ventilatore per tutta la famiglia. E questo nel caso di chi ha la fortuna di possederne uno”.
(Foto Caritas Jerusalem)
Il mezzo bicchiere di acqua. Acqua ed elettricità restano le urgenze principali. “Ci sono quartieri dove alcuni generatori vendono un chilowatt di elettricità a 35 shekel (oltre 10 euro), una cifra altissima. Molte persone non possono permetterselo”. La parrocchia continua a distribuire acqua e proprio attorno a questo bene ormai preziosissimo ruotano molti dei racconti raccolti dal sacerdote. “Durante un pranzo in una famiglia cristiana, il padre ha chiesto chi avesse lasciato mezzo bicchiere d’acqua sul tavolo. Una delle sue figlie ha risposto: ‘L’ho lasciato io, papà’. E lui le ha detto: ‘Quello che ti ho versato, lo devi bere’”. Un episodio semplice che riflette la situazione della Striscia: “Quel mezzo bicchiere d’acqua è prezioso, perché c’è chi non ha nemmeno quello. Anche di questo si parla”.
La paura. I discorsi della gente sono segnati anche dalla guerra. “Due sere fa, per esempio, siamo stati colti di sorpresa da un bombardamento improvviso. Stavamo cenando, sacerdoti e religiose, dopo aver celebrato la messa, la novena al Sacro Cuore e le altre preghiere che facciamo abitualmente”. Uno degli attacchi, racconta il parroco, è avvenuto “a circa seicento o settecento metri di distanza”. “L’esplosione è stata fortissima. Ce ne sono state diverse e in vari punti della città”. Di conseguenza, “la gente parla di questo: se è riuscita a dormire oppure no; se ha sentito gli aerei oppure altre macchine di cui non conosce nemmeno la natura”.
(Foto Latin Parish Gaza
Il peso del passato. Accanto alla paura c’è il peso del passato. “Si parla, anche se non molto, del passato: di ciò che si aveva, di ciò che si è perduto, delle case, della fuga, di come si è dovuti scappare”. Un dolore che spesso resta silenzioso:
“Per molti il dolore è talmente grande che non vogliono nemmeno affrontarlo, anche se quel dolore continua a essere presente”.
Tra le preoccupazioni quotidiane figurano anche la salute e i trasporti. “Si parla delle malattie e degli acciacchi. Di come la salute sia compromessa da tutta questa situazione e di quanto sia difficile trovare cure adeguate”. E ancora: “Si parla dei trasporti. È un problema enorme. Tutto è carissimo, quando si riesce a trovare”. La gente, spiega, “viaggia sui tetti delle automobili, sui cofani, sui carri trainati da muli o cavalli”.
Spazi di speranza. Eppure a Gaza c’è ancora spazio per la speranza. In questi giorni, racconta Romanelli, “tutti parlano del Tawjihi”, l’esame conclusivo della scuola secondaria palestinese. “Grazie a Dio, tutti i giovani cristiani che hanno sostenuto l’esame lo hanno superato”. Tra loro c’è Edward, giovane cattolico che collabora con la parrocchia e che ha ottenuto il 98%. Un altro motivo di gioia riguarda un giovane dipendente musulmano che, a causa della guerra, non aveva potuto sostenere l’esame negli anni precedenti e che ora lo ha superato con ottimi risultati. “È venuto a portarmi un enorme vassoio di dolci. Gli ho detto: ‘Ma dovrei essere io a offrirli!’. E lui mi ha risposto con grande rispetto: ‘No, padre’”.
Il pensiero degli anziani. Ma è soprattutto guardando agli anziani che la riflessione di padre Romanelli acquista un significato particolare alla vigilia della Giornata mondiale loro dedicata. In numerose testimonianze rese al Sir, il parroco della Sacra Famiglia descrive gli anziani come tra le persone più vulnerabili, insieme ai malati e ai disabili, spesso provati dalla mancanza di cure, dal caldo e dalle privazioni della guerra. Il parroco della Sacra Famiglia descrive gli anziani come tra le persone più vulnerabili, insieme ai malati e ai disabili, spesso provati dalla mancanza di cure, dal caldo e dalle privazioni della guerra. “Gli anziani sono i custodi della memoria e della speranza”, rappresentano uno dei punti di riferimento di una comunità che cerca di resistere tra macerie, sfollamenti e privazioni.
(Foto G. Romanelli)
“Del futuro, a parlare, sono soprattutto le persone anziane. Parlano del futuro dei figli e dei nipoti, non del proprio. Molti sono tristi e preoccupati, perché gli adulti, specialmente se malati, si rendono conto che il futuro non appare particolarmente promettente”.
Eppure, conclude il parroco della Sacra Famiglia, la fede continua a illuminare anche le situazioni più difficili: “Che Dio Onnipotente ci conceda la sapienza perché in ogni cosa regni la luce del Vangelo; perché sappiamo parlare di Cristo e testimoniarlo con le nostre parole, con il nostro silenzio e con le nostre opere; perché sappiamo essere luce della terra e sale del mondo, anche nelle realtà che sembrano più banali della vita. Agli occhi di Dio, tutto è importante”.
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