Ue: crisi abitativa, nuove norme. “La casa è un diritto, non una merce”

Scritto il 09/09/2026
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“L’alloggio non è solo una merce. È un diritto e un pilastro fondamentale della dignità umana. Gli europei dovrebbero avere la possibilità di vivere, lavorare e soggiornare nei luoghi che chiamano casa”. Dan Jørgensen, commissario europeo per l’edilizia abitativa, introduce così l’Affordable Housing Act, legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili che fornisce agli Stati membri e alle città “gli strumenti per rendere disponibili abitazioni a prezzi più abbordabili, in particolare nelle zone maggiormente colpite dalla crisi abitativa”. E aggiunge: “Mentre la costruzione e la ristrutturazione di edifici rimangono essenziali, abbiamo urgente bisogno di fare un uso migliore delle case che già abbiamo”.

Preoccupazione diffusa e urgente. Sulla base di queste valutazioni la Commissione europea è intervenuta mercoledì 9 settembre proponendo una nuova normativa allo scopo di “sostenere gli Stati membri e le città nell’affrontare la questione dell’accessibilità e della disponibilità di alloggi nelle zone soggette a maggiori pressioni”. “La mancanza di alloggi è diventata una delle preoccupazioni più urgenti per gli europei”, sostiene l’Esecutivo citando un recente sondaggio di Eurobarometro. In particolare “in alcune città e destinazioni turistiche popolari, dove la pressione sugli alloggi è più forte, il crescente uso di alloggi per scopi diversi dalla residenza primaria può aggravare la disponibilità e l’accessibilità economica locali”. L’Affordable Housing Act vorrebbe rispondere a queste preoccupazioni “altamente localizzate” e “offre alle autorità pubbliche la certezza del diritto quando scelgono di agire, sulla base delle specificità locali, nell’ambito del diritto dell’Ue”. Alcuni Stati membri – spiega la Commissione – hanno già adottato misure per allentare tali pressioni, “ma hanno dovuto affrontare sfide giuridiche in merito alla compatibilità con il diritto comunitario”. La legge sugli alloggi a prezzi accessibili “apporta chiarezza e prevedibilità e risponde alla richiesta degli Stati membri e dei comuni di una maggiore certezza del diritto su come possono agire nel contesto del mercato unico dell’Unione”.

Sostegno alle autorità locali. “Un anno fa ho promesso di affrontare la questione dell’accessibilità economica degli alloggi in Europa. Oggi stiamo compiendo un passo in questa direzione. Fornendo maggiore chiarezza e sostegno alle autorità e alle comunità locali, ancorate alle realtà locali”. Lo ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, nel giorno in cui l’Esecutivo ha proposto le nuove norme. “La mancanza di alloggi a prezzi accessibili è motivo di preoccupazione per molti dei nostri cittadini europei. I lavoratori e gli studenti non possono permettersi di vivere dove operano e studiano. Ma soprattutto, si tratta di equità”. La legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili – proposta dalla Commissione e che ora passa per competenza, in procedura legislativa ordinaria, a Parlamento e Consiglio Ue – costituisce “il primo quadro comune europeo in assoluto per valutare le misure connesse all’edilizia abitativa che incidono sul mercato unico”. La decisione sull’opportunità di agire e sulle misure da adottare, si precisa, “spetta alle autorità competenti. Le scelte in materia di politica abitativa rimangono nazionali, regionali e locali”. L’atto è dunque inteso a fornire chiarezza giuridica alle autorità quando scelgono di intervenire, nelle zone soggette a stress abitativo, “salvaguardando nel contempo il mercato unico e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà”.

Affitti a breve termine, seconde case… Le nuove norme sono concepite per aiutare le autorità competenti a individuare le “zone soggette a stress abitativo” utilizzando una metodologia comune. “Qualora decidano di limitare l’uso degli alloggi, ad esempio per gli affitti a breve termine o le abitazioni vuote, le autorità devono dimostrare che ciò contribuisce a risolvere le pressioni locali in materia di alloggi e garantire che le misure siano mirate, necessarie e proporzionate”. Per quanto riguarda gli affitti a breve termine, qualsiasi misura deve essere mirata ad attività che riducono il parco immobiliare disponibile per l’uso a lungo termine, “in particolare quando la loro portata, frequenza o carattere commerciale aggravano la pressione abitativa”. Prima di introdurre restrizioni, le autorità “devono anche dimostrare che l’attività di locazione a breve termine ha avuto un effetto negativo significativo sull’accessibilità economica o sulla disponibilità degli alloggi”. Le autorità stanno inoltre adottando misure che incidono sull’acquisto o sull’uso di immobili residenziali, ad esempio per affrontare le seconde case o i posti vacanti prolungati.

“Un luogo in cui vivere”. Teresa Ribera, vicepresidente dell’Esecutivo, puntualizza: “L’edilizia abitativa è, soprattutto, un luogo in cui vivere e sentirsi al sicuro. Case e appartamenti hanno anche un valore economico legittimo, il che spiega perché molte persone investono nel settore immobiliare. Tuttavia, ci troviamo di fronte a una terribile crisi che impedisce a molti cittadini di accedere agli alloggi. Quando il mercato non riesce a fornire qualcosa di fondamentale come una casa a prezzi accessibili, le autorità pubbliche hanno la responsabilità di agire”. La proposta di legge, pubblicizzata in grande stile dalla Commissione, non è però piaciuta a molti: varie voci della politica e della società civile parlano di misure blande che non vanno a intaccare le lobby del settore e non garantiscono reali novità per chi cerca una casa a prezzi accessibili.

SITUAZIONE IN ITALIA

Le “case dormienti”

Il problema-casa in Italia è monitorato, fra gli altri, dal Censis, secondo cui sono 8 milioni e mezzo le case inutilizzate in Italia, il 25,7% del totale delle abitazioni intestate a persone fisiche. In un’indagine piuttosto recente se ne parla come del patrimonio di “case dormienti”, cioè non utilizzate.

  • Queste abitazioni comprendono 5,8 milioni di case non primarie utilizzate per soggiorni brevi o non locate, quasi 1,4 milioni di case prive persino di allacciamento alle reti di energia e acqua e quasi 1,3 milioni di case dagli utilizzi indefiniti e non presenti nelle dichiarazioni dei redditi. Per l’82,9% degli italiani è la paura di non rientrare in possesso della propria abitazione in caso di morosità dell’inquilino a trattenere i proprietari dal locare gli immobili.
  • Sono invece 691mila le strutture ricettive registrate nella Banca dati del ministero del Turismo: oltre il 71% sono alloggi privati in affitto gestiti in forma non imprenditoriale. Molto più alta è la pressione su alcune aree delle maggiori città turistiche. A Roma per 1.000 abitanti nell’area del centro storico gli annunci per affitti brevi sono 105, la media cittadina è 12; a Milano per 1.000 residenti nel centro storico ci sono 35 annunci, con una media cittadina pari a 13; a Firenze per 1.000 abitanti il dato del centro è 139 annunci, a Venezia 100.
  • Per il 94,1% degli italiani senza supporto familiare, in particolare giovani, è molto difficile acquistare casa. Lo pensa il 91,5% dei giovani, il 94,9% degli adulti e il 94,8% degli anziani. Per il 92% degli italiani occorrono misure per agevolare l’accesso alla proprietà della prima casa, perché rassicura le persone e genera stabilità nella società.
  • Le persone che vivono in case inadeguate o fatiscenti erano il 9,5% nel 2014 e sono scese al 5,6% nel 2024. Inoltre, tra 2014 e 2024 le quote di famiglie con abitazioni con strutture danneggiate sono diminuite dal 13,2% al 9,8%, quelle con problemi di umidità dal 19,9% al 12,9% e quelle con scarsa luminosità dal 7,5% al 7,3%.
  • Legati al problema casa figurano altri elementi che segnano la società italiana e la vita di molte persone. Fra questi gli sfratti in crescita e l’impatto sui giovani: il costo elevato degli affitti e la carenza di edilizia sociale (ferma al 2,6%) costringono il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni a vivere ancora con i genitori. Ulteriori problemi di alloggio riguardano la parte di popolazione che necessita di muoversi all’interno del territorio nazionale per ragioni di lavoro, di studio o di salute.
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