“In un momento chiave della sua storia, la Chiesa è chiamata a decifrare le ‘cose nuove’ alla luce dello Spirito e della dignità dell’essere umano”. Per la prima volta nella storia, un papa interviene alla presentazione della sua prima enciclica – Magnifica Humanitas – e ne rivela, in inglese, la genesi e le prospettive. “135 anni fa il mio venerato predecessore Leone XIII ha osservato la situazione dei lavoratori agricoli, delle loro famiglie sradicate e delle nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Ha capito che la Chiesa non poteva rimanere distante. In un punto di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum Novarum pronunciò la sua parola evangelica e sociale sulle ‘cose nuove’ in corso”. “Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di portata simile, con conseguenze forse ancora maggiori”, l’analisi di Leone XIV: “L’intelligenza artificiale già tocca molte aree della nostra vita e influisce su decisioni che plasmano la convivenza umana. Sta inoltre cambiando in modo drammatico il modo in cui si conduce la guerra.
Come il precedente Leone, sento il dovere di guardare a un’altra enorme trasformazione con occhi di fede, con lucidità di ragione, con apertura al mistero e con il grido dei poveri e della terra che risuonano nel mio cuore”.
“Magnifica Humanitas è nata dall’ascolto, proprio come fece Leone XIII”, ha rivelato il Papa. “Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare sofferenze immense; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato perseverantemente regole giuste; genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”. “Altre voci, molto inquietanti, mi hanno anche raggiunto riguardo a sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di fuori di qualsiasi controllo umano efficace”, ha reso noto inoltre il Pontefice:
“Ho sentito racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso a cure sanitarie, lavoro e sicurezza sulla base di dati contaminati da pregiudizi e ingiustizie. E ho udito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese decisioni — decisioni destinate a generare nuove forme di esclusione e sofferenza”.
“L’intelligenza artificiale deve essere disarmata”. È questa la “convinzione inquietante” espressa nella Magnifica Humanitas: “La parola è forte, lo so, ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare percorsi di progresso per l’umanità”.
“La Chiesa lavora da lungo tempo per il disarmo nucleare,
consapevole che ogni grande potenza tecnica può influenzare la vita delle persone e quindi deve essere accompagnata da un adeguato discernimento morale e controllo pubblico”, ha ricordato Leone, secondo il quale “il disarmo nucleare resta un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. “In senso analogo, ora l’intelligenza artificiale richiede di essere ‘disarmata’, liberata da logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, esclusione o morte”, ha osservato: “Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune”.
“Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”,
l’indicazione di rotta: “Non dormiamo come gli altri, ma vegliamo”, la citazione di san Paolo. “Tale vigilanza è necessaria oggi”, la tesi di Leone XIV: “La pace, non semplicemente l’assenza di guerra, è la giustizia in azione. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio”.
“Disarmare, tuttavia, non basta”, ha spiegato il Pontefice: “Dobbiamo costruire.
La parola ‘costruire’ mi ricorda i miei anni da missionario in Perù. Nel 2017, piogge torrenziali e alluvioni colpirono il nord del paese: molte famiglie videro le loro case inghiottite dal fango, e anche molte strade. Là imparai che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, restaurare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.
“L’intelligenza artificiale può essere un cantiere di storia dall’interno di un orizzonte di comunione, in cui il progresso tecnico apprende a servire la vita umana”,
la prospettiva per il presente e il futuro. La figura di riferimento è quella del profeta Neemia, al centro dell’enciclica, che “davanti alle mura distrutte di Gerusalemme raduna persone scoraggiate per portare alla rinascita”. “L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita ciascuno a fare la propria parte”, ha commentato Leone: “Mattone dopo mattone, prende forma una convivenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al nostro tempo”. “Ogni costruttore sia attento a come costruisce”, la citazione di san Paolo: “Non teme il cantiere; anzi, avverte contro il costruire senza fondamenta solide.
Non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale, ma mantenere costantemente in gioco la questione dell’umano. Non possiamo essere imprudenti con i nostri strumenti tecnici più potenti”.
“Nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale”, il monito. “Il vero sviluppo, dice papa Paolo VI, riguarda sempre ogni uomo e l’uomo nella sua totalità”, la citazione: “Totalità significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alla performance cognitiva o a semplici dati. La persona porta in sé una libertà, un’interiorità e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina può sostituire o bloccare”. “Solo con una visione così integrale l’intelligenza artificiale può essere diretta verso il bene comune”, ha affermato Leone:
“Solo insieme — coloro che progettano sistemi e coloro che ne sono coinvolti, paesi più ricchi e più poveri, istituzioni e individui, centri di potere e periferie — saremo in grado di costruire un futuro, non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.
Questa è la civiltà dell’amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II proclamava con tanta forza come un orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo. È una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia”.
“La Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, far parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale”,
l’auspicio finale: “Non possediamo risposte tecniche, né cerchiamo di sostituirci a chi ha competenze specifiche, ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il nostro tempo ha disperatamente bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente con coscienza, capace di cercare Dio, servire gli altri e prendersi cura della nostra casa comune”. Di qui l’invito a “tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci reciprocamente, affrontiamo le sfide del presente con coraggio e collaboriamo a costruire una società più umana e fraterna”.
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