Leone XIV: “mia madre era una bibliotecaria”

Scritto il 14/09/2026
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Dalla minaccia, fonte di paura, alla collaborazione, passando per la capacità di trasformare un possibile pericolo in un alleato prezioso, anzi indispensabile alla vita non solo dei libri, ma di ciascun essere umano e del creato. Si può riassumere così il percorso della Mostra “Aqua” della Biblioteca Apostolica Vaticana, primo capitolo del ciclo espositivo quinquennale “Catastrofe e meraviglia”, che fa dialogare le opere di tre creativi contemporanei – l’artista JR, il tipografo Bill Moran e lo chef Furio Pierangelini – con il patrimonio e gli ambienti della Biblioteca del Papa, in una riflessione su un tema – quello della crisi climatica e della sostenibilità ambientale – particolarmente caro al magistero di Leone XIV. Ed è stato proprio il Pontefice ad inaugurare la mostra, nel giorno del suo 71° compleanno, che ha festeggiato incontrando i dipendenti dell’Archivio Apostolico Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana, una comunità di circa 150 persone. “Forse non sapete che mia madre era bibliotecaria”, la confidenza rivelata a braccio.

Nuovi spazi. Se la torta di compleanno è stata l’omaggio dei presenti, il “regalo” di Leone è stato un apposito Chirografo, con cui si annunciano nuovi spazi ed edifici per la Biblioteca e l’Archivio, tutti interni al Vaticano. “Tutti voi, custodendo, studiando e mettendo a disposizione degli studiosi i libri del successore di Pietro, aiutate la Chiesa e l’umanità a stare all’altezza della profondità del desiderio”, l’omaggio del Papa: “Senza di esso, tutto si allontana dal Dio vivente, sorgente della verità e dell’amore”. “Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione”, il mandato del Pontefice.

Antico e nuovo in dialogo. Entrando dal Cortile del Belvedere, come hanno potuto fare in anteprima i giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede, si percepisce subito lo spirito della mostra: il dialogo tra antico e nuovo, tra libri e arte contemporanea, che caratterizza il lavoro quotidiano della Bav. Emblematiche, a questo proposito, sono le due installazioni monumentali dell’artista JR – “Diluvium”, allestito sulla facciata cinquecentesca, e “Undae”, ispirate alla Bibbia illustrata di Gustave Doré, di cui in una delle sale della mostra è esposto un esemplare del 1870 appartenente alla collezione della biblioteca del Papa. “Nella convinzione che, di fronte alle paure, sia più saggio fermarsi e affrontarle, ci siamo affidati a tre creativi dall’ingegno straordinario, scoprendo orizzonti inattesi proprio in ciò che abitualmente ci atterrisce”, ha spiegato don Giacomo Cardinali, viceprefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, curatore della mostra e Commissario delle Attività Espositive. “Un segno di affabilità culturale, dove generazioni di creatori e di artisti si mettono insieme per dialogare su un tema che ha risvolti importanti per le nostre società”. Così mons. Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, ha definito la mostra. “Tradizione e innovazione possono camminare insieme, così come il dialogo tra le varie scienze”, ha aggiunto don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana: “La Biblioteca Vaticana è un patrimonio dove si conserva e si raccoglie un patrimonio inestimabile, ma è anche un luogo di relazioni, dove si costruiscono ponti, e un porto sicuro da dove poter ripartire per nuove navigazioni, come dimostra il contributo degli artisti a questa mostra”.

Libri congelati. La visita inizia con le riproduzioni fotografiche dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, evento tragicamente emblematico per il patrimonio librario, ma anche esemplari superstiti grazie al sapiente lavoro del Laboratorio di Restauro della Bav con le più moderne tecniche, che impongono per prima cosa di congelare immediatamente i libri danneggiati, prima della liofilizzazione e dell’inizio dell’opera di restauro vera e propria. Nelle sale seguenti, Bill Moran con i suoi “Letterfishes” dà vita a creature marine composte da lettere, numeri e segni paragrafematici, mentre Furio Pierangelini esplora il legame tra acqua, cucina e memoria attraverso racconti gastronomici inediti. Cuore scientifico e simbolico della mostra è l’Aquatilum animalium historia del medico Ippolito Salviati (1557), capolavoro che unisce sapere scientifico, arte calcografica e cultura gastronomica, presentato in due esemplari di pregio a 470 anni dalla pubblicazione del suo trattato sui pesci, che avvenne per iniziativa e a spese della Biblioteca Vaticana. Un’esperienza immersiva è inoltre quella nella Sala Barberini, trasformata in spazio di contemplazione delle onde del mare. Corredano il percorso una selezione di manoscritti, libri a stampa, incisioni e oggetti provenienti dalle collezioni vaticane – tra cui un dente di capodoglio donato a Pio XII – che raccontano il rapporto millenario tra acqua e conoscenza: dal De re coquinaria di Apicio ai racconti di viaggio di Giovanni Battista Ramusio, fino ai bestiari marini e alle curiosità numismatiche legate al mondo acquatico.

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