Emergenza casa in Spagna. Padre Modino (arcidiocesi Madrid): “No alle polarizzazioni ma soluzioni che vadano oltre il breve termine”

Scritto il 08/10/2026
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La questione abitativa “è un problema di estrema gravità nella vita pubblica della nostra società” e la Chiesa, pur non volendo in alcun modo contribuire ad accrescere la polarizzazione, chiede però “soluzioni importanti che vadano oltre il breve termine”. Il sir ha raggiunto padre Luis Miguel Modino, missionario saveriano spagnolo che per 19 anni ha vissuto in Amazzonia, in Brasile. Oggi è il direttore dell’Ufficio comunicazione dell’arcidiocesi di Madrid e a lui abbiamo chiesto come la Chiesa sta seguendo le manifestazioni che hanno portato in piazza migliaia di persone per l’emergenza abitativa. Le proteste sono iniziate quando una anziana donna, Maricarmen Abascal, nonostante l’età di 87 anni e i problemi che la costringevano sulla sedia a rotelle, è stata portata via in barella dalla casa dove aveva sempre vissuto. Non poteva più permettersi quell’abitazione dopo l’aumento vertiginoso dell’affitto, passato da 500 a 2.650 euro. Maricarmen era diventata il volto della battaglia per il diritto alla casa in Spagna. L’anziana è morta ieri, il 7 ottobre, all’ospedale Gregorio Maranon di Madrid, dove era stata ricoverata dal giorno del suo sfratto.

Padre Luis Miguel Modino, saveriano, oggi direttore Ufficio comunicazione dell’arcidiocesi di Madrid

Padre Miguel, una marea umana ha invaso la piazza di Madrid. Cosa spinge così tante persone a riunirsi? Cosa c’è dietro questo grido?

Per le persone è più facile unirsi di fronte alle avversità.

La situazione di precarietà che i giovani devono affrontare è sempre più evidente e si manifesta nel ritardo con cui raggiungono l’indipendenza, costruiscono un proprio progetto di vita o formano una famiglia.

Uno dei problemi principali della società spagnola — soprattutto tra i giovani — è la grande difficoltà di accesso all’abitazione. Per un’ampia percentuale di giovani, acquistare casa è quasi impossibile e molti sono costretti a condividere l’alloggio con degli sconosciuti. Ciò comporta problemi psicologici e ansia, una realtà in aumento tra i giovani migranti, siano essi arrivati ​​di recente o appartenenti alla seconda generazione.

Questo grido d’aiuto viene ascoltato e accolto dalle autorità politiche, o viene strumentalizzato anche in Spagna?

Nella classe politica spagnola quasi tutto viene strumentalizzato, comprese le proteste contro la mancanza di alloggi. La convocazione delle elezioni comporta un aumento della polarizzazione e un’intensificazione del conflitto sociale nei prossimi mesi.

Spesso i politici non si interessano ai problemi delle persone; vivono distaccati da quella realtà.

Cosa dice la Chiesa di Madrid? Quale appello lancia?

Alla luce della situazione attuale, l’Arcivescovo di Madrid ha sottolineato che “non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questa realtà che ci interpella”. Per quanto riguarda i giovani, la preoccupazione si concentra sulla precarietà lavorativa, sulla pressione al successo, sulla paura di sbagliare e sull’ansia e l’esaurimento psicologico che molti portano dentro di sé. Egli ha richiamato le parole di Papa Leone XIV sulla necessità di “eliminare le disuguaglianze e riconciliare le comunità polarizzate”, dimostrando così che la fede ha delle conseguenze e che i giovani rappresentano la possibilità di un mondo diverso. La questione abitativa “è un problema di estrema gravità nella vita pubblica della nostra società”, ha osservato il cardinale José Cobo. Si tratta di una situazione che “richiede grandi accordi e patti a livello economico, politico e sociale”. Infatti, “i grandi problemi che la nostra società deve affrontare, come quello della casa, non sono nuovi”, sebbene egli abbia ribadito che la Chiesa non intende contribuire ad accrescere la polarizzazione.

Ha inoltre sottolineato la necessità di cercare “soluzioni importanti che vadano oltre il breve termine”.

Mentre le piazze erano piene di manifestanti, si è svolto il “Madrid Live Meeting”, un incontro che ha riunito giovani delle parrocchie e dei movimenti dell’arcidiocesi ma anche i delegati della pastorale giovanile provenienti da diverse diocesi della Spagna.  Quale eredità ha lasciato il Papa ai giovani?

È stata posta enfasi sull’importanza uscire dalle specifiche realtà ecclesiali in cui ciascuno vive per ribadire la necessità di essere Chiesa insieme, uniti nella diversità e in cammino. Il Papa ha trasmesso ai giovani la visione di una Chiesa universale e la necessità di un impegno quotidiano, che vada oltre i singoli grandi eventi. Li ha incoraggiati a vivere la propria fede non solo all’interno di parrocchie, gruppi e movimenti, ma anche tra amici, compagni di studio o colleghi. Il Papa ha rafforzato la fede dei giovani spagnoli, mostrando loro che sono inviati a essere segni di speranza. Ha inoltre detto loro che “Cristo è la nostra Stella Polare”. Significa che è il Vangelo di Gesù ad indicare oggi e sempre la direzione da seguire, a prendere le decisioni e a comprendere ciò che il mondo e la Chiesa si aspettano da ciascuno di loro.

Significa anche – come ha detto ai giovani il cardinale Cobo – “andare in soccorso di una città piena di possibilità, ma anche di ferite”.

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