Marcinelle: la memoria che unisce l’Italia e l’Europa nel segno della dignità del lavoro

Scritto il 08/08/2026
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L’8 agosto, ogni anno, l’Italia dedica una giornata alla memoria dei connazionali che hanno perso la vita lavorando oltre confine: è la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita per ricordare la tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956, nella miniera belga del “Bois du Cazier”, un incendio divampato nel sistema di aerazione trasformò i livelli sotterranei in una trappola di fumo e calore. In pochi minuti, la miniera – oggi patrimonio Unesco – divenne teatro di una delle più gravi tragedie dell’emigrazione europea: 262 morti su 275 presenti, di cui 136 italiani, molti giovani provenienti da paesi agricoli, partiti con la speranza di un futuro migliore.
Le squadre di soccorso tentarono di raggiungere i livelli più profondi, oltre mille metri sottoterra, ma le colonne di fumo resero quasi impossibile ogni intervento. Dal 2001, la Presidenza del Consiglio invita le amministrazioni pubbliche a promuovere iniziative di ricordo per onorare il sacrificio di quei lavoratori che, pur tra enormi difficoltà, contribuirono allo sviluppo sociale ed economico dei Paesi in cui emigrarono. Di recente, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Minzatu, ha annunciato l’intenzione di istituire una Giornata europea dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro e alla tutela della dignità dei lavoratori, da celebrare proprio l’8 agosto.

“Mi fa molto piacere che la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo possa diventare la giornata europea delle vittime del lavoro proprio nello stesso giorno in cui si ricorda Marcinelle. Vuol dire – dice al Sir don Claudio Visconti, sacerdote impegnato nella pastorale con gli italiani a Bruxelles – scoprire nella memoria non soltanto italiana ma europea questo tragico evento”. Di quella tragedia, “quello che mi ha colpito di più, nel racconto dei sopravvissuti che ho incontrato in questi anni andando a Marcinelle, è ciò che mi dicevano”, racconta il sacerdote: “Guarda, don Claudio, Marcinelle è stato un dramma terribile, ma se vogliamo trovarci qualcosa di positivo, è stato anche il giorno in cui è cambiato l’atteggiamento dei belgi verso di noi”.
“Prima eravamo semplici braccia, non riconosciuti come persone. In alcuni bar c’erano scritte come ’vietato l’ingresso agli italiani’.Dopo Marcinelle è come se i belgi avessero aperto gli occhi e ci avessero riconosciuti come persone”. In questo grande dramma, Marcinelle – aggiunge don Visconti – ha “segnato questo passaggio: da semplici braccia venute a lavorare a persone riconosciute nella loro dignità. Questa è una cosa bella che mi dicono, e penso che sia importante anche oggi, per tutte le migrazioni, per tutti i migranti che arrivano verso l’Europa. Sento giustamente molte richieste degli imprenditori di braccia per sostenere la manodopera, ad esempio italiana, che non trova più operai per le proprie aziende e le proprie ditte, compromettendo l’economia e il benessere del Paese. Questa cosa ci insegna che non arriveranno soltanto braccia, ma arrivano persone. E le persone, meglio vengono accolte e meglio vengono messe nelle condizioni di poter vivere bene con la loro famiglia, più sanno donare, più sanno inserirsi, più sanno lavorare per il bene del Paese che le ospita”.

Quella dell’8 agosto è una data “certamente importante: fare memoria di quello che è successo, inchinarsi davanti alle persone che sono morte e ricordarne i nomi. Ancora oggi si vede qualche lacrima scendere per qualche compagno ancora vivente e per i parenti che, dalle diverse parti d’Europa ma soprattutto dall’Italia, vengono quel giorno a Marcinelle”. Ed è importante anche “sentire i diversi discorsi che, secondo le tradizioni, le autorità faranno”.
“Ma l’augurio più forte che mi sento di fare è questo: l’Europa ha intenzione di scegliere questa giornata come giornata europea dei lavoratori”.“Spero che diventi non soltanto un’immaginetta per l’8 agosto, ma possa diventare l’occasione perché l’Europa, secondo le sue competenze, emetta decisioni, prospettive, regolamenti che gli Stati poi devono attuare, affinché queste cose non si ripetano più”. In questi ultimi mesi, in Belgio, sono “capitati almeno due episodi pesanti, in cui persone che erano andate a lavorare sono ritornate in una bara. In Italia si sente che questo succede spesso: sono ancora troppe le persone che muoiono andando a lavorare. Escono per portare a casa il pane e tornano poi in una bara. Abbiamo bisogno che tutti questi discorsi si traducano in concretezza, con regolamenti precisi, soprattutto a difesa delle categorie di lavoro più deboli, perché altri occhi non debbano piangere cari che escono per guadagnare il pane e tornano in una bara”.

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